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Lunedì sciopero: a rischio visite, interventi, macellazioni. Si fermano 115mila medici e veterinari dipendenti Ssn

Sindacati: «Il servizio va a picco». Potrebbero saltare circa 500mila controlli specialistici e 30mila interventi chirurgici. Ma sarà un lunedì nero anche per i produttori di carne: per lo stop dei veterinari si bloccherà anche la macellazione dei capi di bestiame

Non si ferma la protesta della sanità alle prese con tagli pesanti e condizioni di lavoro sempre più difficili per il blocco del turnover e del contratto, complicate anche dalla crescita esponenziale del contenzioso. Dopo ginecologi e ortopedici, lunedì sarà la volta di tutta la sanità pubblica: a incrociare le braccia per quattro ore all’inizio di ogni turno saranno i 115 mila medici e veterinari dipendenti del Servizio sanitario e anche i 20mila dirigenti sanitari, amministrativi, tecnici e professionali del Ssn.

I SINDACATI: «SISTEMA A PICCO» – A farne le spese migliaia di visite e interventi programmati (garantite solo le emergenze), con grande rammarico dei sindacati che si dicono costretti a questa forma estrema di protesta per evitare che il sistema vada «a picco». E, secondo le loro stime, potrebbero saltare circa 500mila controlli specialistici e 30mila interventi chirurgici.

PRODUTTORI DI CARNE – Ma sarà un lunedì nero anche per i produttori di carne: per lo stop dei veterinari si bloccherà anche la macellazione dei capi di bestiame, che riguarda ogni giorno migliaia di bovini, suini e ovini. Così come non ci saranno i consueti controlli per la sicurezza alimentare nei mercati ittici e in quelli ortofrutticoli.

NON SOSTITUITO CHI VA IN PENSIONE – Quello degli operatori della sanità è «un grido di allarme perchè rischia di collassare l’intero sistema di welfare » dice a nome dell’intersindacale Costantino Troise, segretario del principale sindacato degli ospedalieri (Anaao). Per rendersi conto delle condizioni in cui versa un servizio che «costa solo 7 punti di Pil mentre la filiera della salute ne restituisce 12 – aggiunge – basta fare un giro nei Pronto soccorso, ormai reparti di degenza con posti barella, scrivania, o solo in piedi ». O nei reparti, sottodimensionati perchè il personale che va in pensione non viene sostituito. Ma anche «nelle aule dei tribunali » che ormai si riempiono di cause contro i medici che nella maggior parte dei casi si concludono con l’archiviazione. Inutile, nonostante la riconosciuta disponibilità al dialogo, il tentativo di Beatrice Lorenzin».

I MEDICI PRECARI – «Il ministro della Salute, sul fronte del contratto, ha solo potuto impegnarsi a verificare se sia possibile riprendere almeno della contrattazione regionale, attraverso lo sblocco dei fondi integrativi che le aziende dovrebbero avere già accantonato (e se i soldi dovessero non esserci, avverte sempre Troise, «si tratta di appropriazione indebita, un reato penale »). Troppo poco per fermare i sindacati che lunedì, con lo slogan «contratto subito», saranno in sit-in davanti al ministero dell’Economia perchè, come ha spiegato anche Massimo Cozza, Cgil Medici, «uno dei punti centrali della protesta è la carenza di risorse e l’assenza del contratto che non garantiscono più il diritto alle cure e il diritto a curare ». Oltre alla richiesta di stabilizzare gli «oltre diecimila medici precari » che rischiano di diventarlo «a tempo indeterminato ».

20 luglio 2013 

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