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Lupi, il pressing dei sindaci della Lessinia: «Si incrociano con i cani, adesso serve un censimento». Ieri l’incontro in prefettura a Verona

I dati ufficiali, che però sono di due anni fa, parlano di 11. Per loro sono almeno il triplo. Se non di più. Loro sono i sindaci della Lessinia. E i dati sono quelli che si riferiscono ai lupi. Quelli che alla comparsa tra le malghe di Giulietta e Slavc facevano tanto «natura» e che adesso, dopo anni di accoppiamenti, per allevatori, agricoltori e residenti sono diventati una sorta di flagello. Colpa delle loro «predazioni», ma anche di quella nomea ereditata dai fratelli Grimm, di animali pericolosi. Metti poi il dubbio che ai due «veronesi» e alla loro figliolanza si sia aggiunto un branco altoatesino, come ipotizzato quest’estate dai forestali del Trentino, e l’apprensione in Lessinia è sempre più palpabile.

Proprio per questo l’assessore regionale all’agricoltura, caccia e pesca Giuseppe Pan ha scritto alle prefetture di Verona e Vicenza chiedendo di incontrare i primi cittadini. La competenza sui lupi è di Venezia. Ma il piano messo in porto dalla Regione, sui monti veronesi ha fatto storcere più di qualche naso. Così ieri attorno a un tavolo si sono seduti il prefetto vicario Angelo Sidoti e i sindaci di Bosco Chiesanuova, Cerro, Erbezzo, Velo, San Mauro di Saline, Selva di Progno, Sant’Anna d’Alfaedo e Roverè.

Se l’estate è passata a suon di vacche e asini sbranati, quello che fa paura adesso è l’inverno. «Con il freddo e la neve, si avvicinano sempre di più alle case e ai centri abitati», ha spiegato Silvana Fasoli, referente per l’associazione Salvaguardia Rurale Veneta. Lei Giulietta e Slavc li conosce molto bene. È stato in un suo appezzamento che i due innamorati hanno fatto la loro prima predazione. Era il 2012. «Adesso fanno fatica sia a trovare cibo che acqua, quindi scenderanno ancora più a valle». Profezia condivisa da tutti i sindaci della Lessinia, che ieri hanno voluto condividerla con la prefettura a cui è stata consegnata una «memoria» con tutti i casi di razzia.

Quello che i primi cittadini hanno ribadito è la mancanza di un monitoraggio reale. «La verità – spiega il sindaco di Erbezzo Lucio Campedelli – è che non si bene neanche quanti siano, questi lupi. I dati della Regione che parlano di 11, sono vecchi. Giulietta e Slavc si sono accoppiati almeno altre due volte. E lo stesso potrebbero aver fatto, con altre razze, i lupi nati da loro». Le «altre razze» di cui parla Campedelli potrebbero essere dei cani. Ci sarebbe dunque in Lessinia un branco «espurio». «Alcuni studi hanno dimostrato che degli esemplari hanno un Dna con il 25 per cento di cane».

In sostanza dei «canidi». E qui, verrebbe da dire, casca l’asino. In tutti i sensi. Perché se i lupi balcanici come Giulietta e Slavc sono protetti, lo stesso non vale per chi ha «sangue misto». E dunque potrebbero essere abbattuti. Da qui la richiesta dei sindaci di un monitoraggio e di un censimento «reali». «Va fatto uno studio serio su quanti sono, come sono composti i branchi e sul loro reale impatto sia sul territorio che sulle persone che ci vivono. A noi non bastano le reti elettriche, il rischio è che arrivino nei paesi». Cosa che, al momento, non è avvenuta. Il prefetto vicario ha spiegato ai sindaci quali sono i termini del piano regionale. Adesso si dovrà aspettare di vedere come i lupi si comporteranno con il freddo. Attesa che sta mettendo a dura prova chi alleva animali in Lessinia.

Il Corriere del Veneto – 15 novembre 2017

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