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L’uscita anticipata ha creato «meno occupati». E sta frenando la ripresa. Lo studio degli economisti di Bankitalia: l’aumento dei pensionamenti indotti dalla riforma ha portato a una riduzione del tasso di impiego

Il Corriere della Sera. In questa ripresa più forte del previsto si sta consumando un paradosso che incrocia direttamente il lavoro del governo, ora che è impegnato a progettare l’uscita da Quota 100. Settori come le costruzioni, la manifattura, l’agricoltura o i servizi d’accoglienza denunciano sempre più spesso la difficoltà di reperire personale, eppure il numero di italiani che hanno un lavoro è tornato a scendere. Le imprese non trovano persone da assumere, eppure negli ultimi anni gli occupati non erano mai stati così pochi.

Non se ne sentiva il bisogno dato che l’Italia, dopo la Grecia, ha storicamente il tasso di occupazione più basso dell’Unione europea. Invece, dopo anni di faticosi progressi su questo fronte, gli ultimi trimestri hanno fatto segnare una nuova caduta: dopo aver raggiunto il 59% alla vigilia della pandemia, la quota di occupati in proporzione alla popolazione adulta (15-64 anni) è scesa di circa un punto nel 2020. Va detto che non esistono dati ufficiali aggiornati al 2021, perché l’Istat ha in corso una revisione delle statistiche sulla base dei criteri europei. Ma se in parte è normale che una recessione profonda come quella impressa dalla pandemia abbia falcidiato l’occupazione nel 2020, non tutto è spiegabile con la crisi Covid. Uno studio presentato di recente da quattro economisti della Banca d’Italia indica anche un’altra causa, più strutturale: Quota 100.

In altri termini, la possibilità per il triennio 2019-2021 di anticipare la pensione avendo almeno 62 anni e 38 anni di contributi non pesa solo sui conti pubblici e sul debito da far sostenere ai più giovani in futuro. Sta anche dimostrando un impatto negativo sulla ripresa oggi, perché riduce l’offerta di lavoro in uno dei Paesi europei dove essa è più limitata e inadatta a sostenere le imprese che ripartono.

In agosto Francesco D’Amuri, Marta De Philippis, Elisa Guglielminetti e Salvatore Lo Bello della Banca d’Italia hanno reso noto un loro paper che guarda esattamente a questo fenomeno: la partecipazione al mercato del lavoro in vari Paesi occidentali durante il Covid, con una partecipazione alla situazione «strutturale» o «naturale» (cioè al netto delle oscillazioni passeggere del ciclo economico). I quattro economisti giungono alla conclusione che il tasso di occupazione «naturale» è sceso, «in gran parte a causa di un aumento nei flussi di pensionamento indotta da una riduzione temporanea nei requisiti di accesso alla pensione». Lo studio riesce a distinguere l’effetto di Quota 100 da quello della recessione Covid perché l’impatto del calo di occupazione è arrivato prima della pandemia: «Già nel 2019 — scrivono i quattro economisti della Banca d’Italia — quando la cosiddetta Quota 100’ è entrata in vigore». Tra l’altro l’analisi mostra che la riduzione nel numero di occupati nelle classi di lavoratori più anziani non ha fatto segnare un’ulteriore accelerazione in piena pandemia e si è avvertita di più «nei settori meno esposti al rischio di contagio e dove i lavoratori — caratterizzati da carriere più stabili — hanno beneficiato di più di Quota 100».

Va detto che l’impatto di Quota 100 sul calo strutturale dell’occupazione viene definito «leggero» dagli autori dello studio. È vero anche che quest’ultimo non rappresenta la linea ufficiale della Banca d’Italia, anche se proprio venerdì il governatore Ignazio Visco ha ricordato che è sbagliato «finanziare la spesa corrente in deficit». Le implicazioni della scoperta di D’Amuri, De Philippis, Guglielminetti e Lo Bello restano comunque serie. Già prima della pandemia Eurostat mostrava che l’Italia ha di fronte a sé un crollo di quasi sei milioni di persone in età di lavoro entro il 2040. È l’effetto della demografia che intanto, con il crollo delle nascite durante Covid, è diventata ancora più avversa. Ridurre oggi la popolazione disposta a lavorare, pagando caro per questo con ancora più debito, appare economicamente suicida: l’opposto di quanto serve alla ripresa e alle prospettive di crescita del Paese. Eppure la posta in gioco con Quota 100, ora che il governo discute di come uscirne, non è altro che questa.

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