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Lusenti e la disobbedienza: perché l’Emilia non paga il ticket

L’assessore alla Sanità Lusenti e la disobbedienza alla “iniqua” manovra del governo: “Per due settimane resterà tutto come prima”

“La manovra del governo pesa sulla sanità emiliana per 1,2 milioni di euro a settimana. Ma noi abbiamo deciso di accollarci questo costo per poter studiare misure alternative nei prossimi quindici giorni”. L’assessore regionale alla Sanità Carlo Lusenti si sta battendo contro l’aumento “iniquo e ingiusto” di 10 euro per i ticket sanitari contenuto nell’ultima Finanziaria. E va al contrattacco mettendo nel congelatore la manovra per almeno due settimane. Il tempo necessario per trovare delle soluzioni: “Come un ticket dai due ai quattro euro sulle ricette farmaceutiche e una differenziazione dei rincari a seconda del costo degli esami”.

Dopo il rifiuto di applicare gli aumenti, cosa cambia da lunedì?

“Nulla, per due settimane resterà tutto come prima. È già partita la circolare ai direttori delle Ausl firmata da me e dal presidente Errani. Dobbiamo prima capire come far fronte a una situazione che mette in grave difficoltà il nostro servizio sanitario”.

E il ticket di 25 euro per i codici bianchi (i meno gravi) del Pronto soccorso. Verrà applicato?

“No, perché nella nostra Regione il ticket sui codici bianchi, anche per evitare l’uso improprio delle prestazioni del Pronto soccorso, è già in vigore dal 2004”.

In fondo i ticket ci sono già…

“È previsto per molte prestazioni mediche, ma non può superare i 36 euro. È la cosiddetta compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria. Ora il governo vuole portare questo tetto a 46 euro”.

A quanto ammontano i tagli alla sanità?

“Al netto dei precedenti tagli, questa manovra costerà alla nostra Regione 1,2 milioni a settimana. Fanno 61 milioni ogni anno”.

Dove troverete questi soldi?

“Cercando soluzioni che vadano contro la logica degli aumenti lineari. Fino a luglio copriremo il buco con fondi regionali, congelando gli aumenti”.

E poi?

“Faremo scelte condivise insieme alle altre Regioni, anche la Toscana è dalla nostra parte”.

Quali soluzioni state immaginando?

“Vogliamo evitare il meccanismo per cui gli aumenti sono uguali sia se la prestazione sanitaria è rilevante, sia se è poco significativa. Serve un’applicazione meno grossolana”.

Per esempio?

“Tutte le Regioni del Nord hanno già introdotto un ticket, che va dai due ai quattro euro, sulle ricette, sulle prescrizioni farmaceutiche. Cosa ben diversa dalla prestazione medica. Noi non l’abbiamo mai fatto, ma ora è una delle ipotesi in campo”.

Altre ipotesi?

“Ragionare sulla differenziazione degli aumenti. Tenendo come media i 10 euro potremmo, ad esempio, non toccare il costo di una semplice analisi del sangue ma portare a 20 euro i rincari su una tac non urgente”.

Sempre di aumenti si tratta…

“Sono solo ipotesi, l’introduzione del “superticket” nel 2007 fu un errore, tanto che dopo sei mesi fecero marcia indietro. Senza abolire la norma, ma garantendo la copertura con fondi statali”.

Quelli che il governo ora ha tagliato?

“Esatto, un vero regalo ai privati”.

Perché?

“Con l’aumento alcuni esami costano quanto un laboratorio privato. Questo sposta verso i privati una gran quantità di pazienti, gli ospedali incassano di meno e i cittadini subiscono lo stesso gli aumenti”.

repubblica.it – 17 luglio 2011 

 

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