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«Veneto come Trento e Bolzano». Lettera di Zaia ai parlamentari Il governatore invita a «fare lobby» mettendo mano alla riforma in discussione alla Camera

Il governatore Luca Zaia ha inviato mercoledì a tutti i parlamentari veneti (sono 74) una lettera in cui chiede loro «con forza» di votare e sostenere un emendamento alla riforma costituzionale del Senato e del Titolo V in discussione in questi giorni alla Camera «che comporti l’inserimento del Veneto nell’elenco delle Regioni a statuto speciale», modificando l’articolo 116 della Costituzione.

«Sta passando un treno che non ha precedenti – ha detto Zaia – dobbiamo saltarci su. Impariamo dal Sud, per un volta: facciamo lobby, uniamoci da destra a sinistra e portiamo a casa questo storico risultato per la nostra regione. Dobbiamo passare dalle parole ai fatti». Il governatore approda alla richiesta (epocale per qualcuno, utopica per molti altri) dopo una disamina feroce della riforma che ha già completato il primo dei due passaggi in Senato e da lunedì tornerà in discussione alla Camera: «Si introducono i costi standard e questo va benissimo, ci farà risparmiare 30 miliardi – ha spiegato -. E però un volta dato il contentino, il resto è un testo che mette i brividi, scritto da vampiri che, in sordina, vogliono distruggere il Veneto. Intanto si prevede che i costi standard non siano applicati alle Regioni a statuto speciale, il che significa che la Sicilia, top scorer degli sprechi, resta fuori. Si svuotano le competenze delle Regioni ordinarie, attuando un vero e proprio neo centralismo. Infine si stabilisce il “principio di supremazia statale” anche in materie delicate come la sanità. E lasciamo perdere il tanto sbandierato Senato delle Regioni, dove il Trentino Alto Adige avrà sei rappresentanti e noi ne avremo sette. Ma vi pare normale?». Zaia ha anticipato l’obiezione (sempre quella, ormai da mesi) del Pd: «Non accetto lezioni sull’articolo 116, un meccanismo farraginoso che dopo la riforma voluta da Renzi diventerà del tutto inservibile. In parlamento giace ancora la proposta firmata da Galan e poi, se il Pd tiene tanto all’autonomia, perché non ha preso qualche iniziativa in tal senso? Noi abbiamo fatto tutto quel che potevamo, dal referendum per l’indipendenza in poi, e questa lettera ne è l’ennesima prova. Loro che hanno fatto?».

L’emendamento avrebbe qualche chance di passare? Ci credono in pochi, nonostante il costituzionalista del Bo Luca Antonini assicuri che «la richiesta di una forte autonomia trova più di una giustificazione nel contesto storico, economico e geografico in cui viviamo» e che «solo dando la specialità al Veneto e alle altre Regioni virtuose si può garantire la tenuta complessiva del sistema Italia». L’iniziativa di Zaia, questo sì, potrebbe diventare un caso politico senza precedenti, se mai i parlamentari veneti la appoggiassero in massa, pur consapevoli della sconfitta annunciata. Ma anche in questo caso l’orizzonte non è roseo. Scontata la firma della Lega Nord, dal Pd Simonetta Rubinato stiletta: «Quella di Zaia è una conversione tardiva. Da anni esiste l’articolo 116 e lui non ha mai mosso un dito. Ora, senza averci mai coinvolti prima, Zaia preferisce ancora una volta la propaganda. Imparasse dai trentini e friulani, che i comunicati li fanno solo dopo aver ottenuto ciò che gli interessa!». Sulla stessa linea Alessandra Moretti, Laura Puppato, Roger De Menech. E mentre Mattia Fantinati del Movimento Cinque Stelle propone di lasciare ai veneti la scelta, attraverso un referendum («I cittadini sono stanchi di governi incapaci di garantire servizi all’altezza delle tasse che pagano ma sono stanchi di politici indaffarati a fare solo i propri interessi»), Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, si mostra cauto: «Zaia fa bene a porre la questione in questo momento, perché il cantiere è aperto. Forza Italia presentò già degli emendamenti a favore dell’autonomia, oltre che per l’accorpamento delle Regioni, in occasione della legge di Stabilità e lo rifarà ora. Attenzione però: noi sosteniamo l’autonomia responsabile nel quadro di un complessivo ridisegno dell’istituzione regionale. La semplice estensione dei privilegi anacronistici di Trento e Bolzano, che anzi vorremmo eliminare, non ci interessa per nulla».

Marco Bonet – Il Corriere del Veneto – 10 gennaio 2015

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