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Spending review. Ma Bondi non potrà tagliare i costi della politica. Governo tenta di reintrodurre pensioni d’oro manager

1a1a1_aEnricoBondichiObbligo generalizzato di rispettare i parametri Consip nell’acquisto di beni e servizi, sedute pubbliche per l’apertura delle buste negli appalti aggiudicati con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, possibilità di annullare d’ufficio le procedure d’acquisto che non risultano convenientii. Fuori dal raggio d’azione del commissario taglia-spesa rimangono solo Camera, Senato, Quirinale e Consulta, tutelate da un’autonomia costituzionale che nemmeno l’emergenza-spesa pubblica può intaccare. Intanto ieri ai lavori della commissione Finanza si sono presentati il ministro Giarda e i sottosegretari Polillo e De Vincenti per sondare la possibilità di reinserire nel decreto sulle commissioni bancarie la norma sulle pensioni d’oro dei manager. Poi l’esecutivo ha rinunciato

A chi si applica lo Spending review

Sono le misure previste per contenere la spesa pubblica nel decreto legge sulla spending review, pubblicato l’8 maggio sulla Gazzetta Ufficiale (Dl 52/2012). Una cura, quella su cui vigilerà il commissario straordinario Enrico Bondi, che si applica a tutte le Pubbliche amministrazioni, compresi enti locali, società totalmente pubbliche partecipate in via diretta e indiretta e anche le Autorità indipendenti (dal Garante della Privacy all’Antitrust e all’Agcom). Fuori dal raggio d’azione del commissario taglia-spesa rimangono solo Camera, Senato, Quirinale e Consulta, tutelate da un’autonomia costituzionale che nemmeno l’emergenza-spesa pubblica può intaccare. Anche le Regioni godono di un’autonomia legislativa, ma più debole, per cui il decreto sulla spending review promette di occuparsi anche dei governatori impegnati nei piani di rientro dall’extra-deficit sanitario.

L’indennità di Bondi

Il testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale non risolve la questione dell’indennità del commissario, riguardo alla quale il presidente del Consiglio Mario Monti aveva chiesto a Enrico Bondi di accettare un compenso da 150mila euro ricevendone a quanto sembra un cortese rifiuto. Sul tema, il decreto si limita a rinviare la palla a un successivo Dpcm, che dovrà decidere la durata dell’incarico di Bondi (al massimo un anno) e il suo compenso, che non potrà superare il «trattamento economico complessivo correlato all’incarico di dirigente generale nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei Ministri». A guardare le tabelle sugli stipendi dei vertici di Palazzo Chigi, il trattamento economico complessivo può superare la soglia dei 150mila euro, ma il decreto lo tratta come tetto massimo e sarà il Dpcm a fissare la cifra definitiva. Bondi potrà essere affiancato da due vicecommissari, che dovranno però lavorare a titolo gratuito.

Acquisti e appalti

Acquisti e appalti sono i due capitoli cruciali su cui si dovrà esercitare l’azione del commissario alla spending review. Gli strumenti da azionare saranno quelli della trasparenza e dell’ancoraggio a parametri nazionali, per cercare di superare l’attuale situazione in cui ogni amministrazione si rivolge a fornitori “di fiducia” con il risultato di ottenere prezzi diversi per gli stessi beni e servizi. In pratica, i parametri di qualità e prezzo fissati dalla Consip diventano obbligatori per tutti gli acquisti effettuati dalle Pubbliche amministrazioni, e e gli strumenti telematici del ministero dell’Economia (Asta elettronica, portale acquistinrete e così via) vengono aperti a tutti con procedure più semplificate. Un’iniezione di trasparenza viene riservata anche agli appalti, attraverso l’obbligo di aprire le buste sempre in seduta pubblica

Ilsole24ore.com – 10 maggio 2012

Norma sulle pensioni d’oro, tentativo del governo per rimetterla nel decreto

Ieri ai lavori della commissione si sono presentati il ministro Giarda, il sottosegretario all’Economia Polillo, e allo Sviluppo, De Vincenti e hanno sondato la possibilità. Idv e la Lega hanno protestato parlando di “scelta scandalosa”. Poi l’esecutivo rinuncia

A volte ritornano. E così il governo ha chiesto, per poi subito rinunciare, ai gruppi di maggioranza la disponibilità a reinserire nel decreto sulle commissioni bancarie la norma sulle pensioni d’oro dei manager, abrogata dal Senato qualche giorno fa con emendamenti tripartisan. Il decreto è all’esame della commissione Finanze della Camera. Ieri ai lavori della commissione si sono presentati il ministro Piero Giarda, il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo, e allo Sviluppo, Claudio De Vincenti. Prima che iniziasse la seduta, dedicata all’esame e al voto degli emendamenti presentati dai gruppi, il governo ha sondato i gruppi di maggioranza sulla praticabilità politica di un emendamento del governo che ripristinasse la norma cancellata dal Senato con il voto di Idv, Lega e Pdl. La seduta è stata quindi aggiornata alle 12,30 e sono in corso colloqui tra il ministro Giarda e i capigruppo della maggioranza in commissione Finanze.“Grazie a un emendamento presentato al Senato dall’Italia dei Valori è stato possibile abrogare questa aberrante norma a tutela delle pensioni dei supermanager. Adesso quello che è uscito dalla porta sta rientrando dalla finestra. L’IdV non consentirà che alla Camera si riproponga una norma iniqua e vergognosa in un momento così drammatico per la nostra economia – fa sapere il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro -. Le famiglie non arrivano alla fine del mese, la disoccupazione sta raggiungendo livelli da record e il governo fa un regalo di questo tipo ai supermanager, dimostrando tutta la sua cecità. Con quale faccia tosta ripropongono una norma di questo genere, dopo aver colpito le pensioni della povera gente, impoverito ancora di più le fasce deboli della popolazione e lasciato irrisolto il grave vulnus degli esodati? Ci auguriamo che alla Camera, oltre all’IdV, ci siano altre forze responsabili capaci di porre un freno a questo ennesimo schiaffo ai cittadini”. Anche il Carroccio protesta: “Proposta vergognosa del governo nel decreto sulle Commissioni bancarie. E’ chiara la volontà di reintrodurre l’emendamento abrogato dalla Lega al Senato sul trattamento pensionistico delle alte cariche dello Stato – dice il vice capogruppo alla Camera, Maurizio Fugatti – . Il governo si è presentato in commissione dicendo che il testo del decreto è blindato e quindi non subirà modifiche alla Camera, a meno che la commissione non accetti di reintrodurre quanto abrogato al Senato. E’ una scelta scandalosa, fatta dall’esecutivo per salvare le pensioni d’oro degli alti manager di Stato”.E così dopo le proteste arriva la resa con smentita. “Il Governo non ha mai manifestato l’intenzione di modificare il testo del decreto legge sulle commissioni bancarie approvato dal Senato e ora all’esame della Commissione finanze della Camera” fa sapere Giarda. Durante la sospensione dei lavori della commissione Finanze, il ministro si è incontrato con i capigruppo di Pd, Pdl e Udc in commissione, dai quali è arrivato un no deciso al ripristino della norma nel decreto sulle commissioni bancarie. Ritornare sulle pensioni degli alti funzionari pubblici “sarebbe stato inopportuno di fronte all’opinione pubblica e ci sarebbero stati anche rischi di una nuova bocciatura in Senato” fanno sapere dal governo. Di qui la decisione del governo di rinunciare.

Il Fatto quotidiano – 10 maggio 2012

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