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Ma che ne sa Roberto Formigoni di agricoltura?

Formigoni è stato messo a capo della commissione di Palazzo Madama che dovrebbe risolvere i problemi di coltivatori e allevatori. Ma quand’era al Pirellone ha dimostrato di non capirci un bel nulla

di Michele Sasso. Comunione e vinificazione, un modello che adesso Roberto Formigoni potrebbe esportare dalla Lombardia in tutta Italia. Dalla presidenza della commissione Agricoltura del Senato, il Celeste sarà tentato di evocare un altro modello dell’eccellenza made in Lombardy, fatto di vigne e vacche. Nelle vacanze di gruppo con Piero Daccò a tavola si faceva strage di champagne e Bordeaux d’annata, mentre il governatore dal 2002 ha investito vagonate di soldi pubblici per incentivare le bollicine dell’Oltrepò. Risale ad allora la creazione dell’Ersaf, Ente regionale per l’agricoltura e foreste, con una dote di 18 milioni l’anno per progetti di educazione alimentare, osservazione della fauna, produzione biologica e soprattutto la ricca gestione in esclusiva dell’organizzazione di eventi e fiere: venti appuntamenti annuali per promuovere il provolone della Valpadana e il bitto di montagna.

In Lombardia la campagna è una cosa seria: oltre il 40 per cento del territorio è dedicato a coltivazioni e allevamenti. Ma più che alle fattorie l’Ersaf si è speso per gli immobili: nove sedi da coordinare tra il quartier generale di Milano e le propaggini di Lecco, Bergamo, Brescia e Sondrio. Nobili le finalità, discutibili i risultati. Con incidenti paradossali. Nel 2009 vogliono traslocare di corsa in una delle nuove strutture, per dimostrare di avere bruciato le tappe. Ma quando spostano gli animali da una stalla all’altra usano gabbie troppo piccole, che provocano ai poderosi bovini padani piaghe da decubito. Venti vacche addirittura muoiono, vanificando i risparmi per la consegna anticipata.

E non è che mancassero i quattrini. Solo per la riqualificazione di due centri di provincia la Regione ha sborsato 19 milioni: in quel caso il risultato è stato magro, tra opere incompiute e preventivi lievitati. Nel 2005 il Pirellone decide di investire nell’azienda vitivinicola di Riccagioia (Pavia) e in una nuova struttura lattiero-casearia a Carpaneta di Bigarello (Mantova), staccando un assegno da 15 milioni di euro. L’obiettivo è quello di sostenere i produttori di spumanti, fiore all’occhiello dell’Oltrepo pavese, con la sperimentazione di nuovi vigneti e nel Mantovano modernizzare un laboratorio di ricerca per il parmigiano reggiano. I cantieri non brillano certo per qualità. A Carpaneta i lavori dati in subappalto portano a un flop: il centro lattiero-caseario è sottoutilizzato, incompiuto, con guasti a non finire. Il trasloco è stato poi paradossale con le attrezzature spostate un anno prima del personale, rimasto così senza lavoro. Ma non è tutto. A causa di un errore tecnico, il polo di ricerca è rimasto per oltre un anno senza riscaldamento.

Infrastrutture Lombarde, la spa regionale che si occupa di appalti, ha messo nero su bianco tutti i problemi: «Il caseificio manca di almeno 200 mila euro di attrezzature e mancano 80 mila euro di arredi», si legge nei documenti ufficiali. Il centro d’eccellenza si manifesta solo nelle pagine Web mentre i costi sono lievitati senza controllo. «Sono stati spesi oltre 19 milioni di euro per una ristrutturazione che doveva durare tre anni ma oggi ha superato i cinque. In più almeno prima i laboratori funzionavano, ora vanno a scartamento ridotto», attacca la sindacalista Cgil Mavì Gardella. A conti fatti i dieci milioni di euro stanziati non bastano. Ed è inutile piangere sul latte versato: tra il 2011 e il 2012 si tira fuori un altro milione e 400 mila euro per completare ancora una volta uffici, arredamenti e attrezzature.

Anche le bollicine del Celeste fanno flop. Il deficit nei bilanci rimane sostanzioso: 240 mila euro negli ultimi due anni. A ripianare ci pensa sempre la Regione: anche quest’anno 420 mila euro per Riccagioia.Che produce poche bottiglie a un prezzo fantascientifico. L’Ersaf sembra molto più capace nel garantire poltrone che spumanti. Nonostante l’emorragia di fondi e la gestione approssimativa, Formigoni ha nominato un consiglio di amministrazione di tutto rispetto. Il presidente è Roberto Albetti, ciellino ex sindaco di Abbiategrasso, che nel 1998 entrò nella segreteria del presidente lombardo. Tra i consiglieri ci sono anche l’uomo forte del Pdl pavese Ruggero Invernizzi, mentre nel consiglio d’amministrazione di Riccagioia siede l’ex onorevole pavese Giacomo De Ghislanzoni. Il sistema formigoniano applicato all’agricoltura. E poco importa che la procura voglia processarlo per associazione a delinquere e corruzione: al Senato è già tutto finito a formaggini e vino.

L’Espresso – 22 maggio 2013

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