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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Mais transgenico, rivista scientifica ritira la pubblicazione a Sèralini. E il biologo accusa Monsanto
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    Mais transgenico, rivista scientifica ritira la pubblicazione a Sèralini. E il biologo accusa Monsanto

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche2 Dicembre 2013Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Gilles-Eric Séralini, biologo dell’università di Caen, accusa il colosso dei fertilizzanti Monsanto; lo ritiene responsabile del ritiro, annunciato dalla rivista Food and Chemical Toxicology, del suo studio sugli Ogm, pubblicato nel novembre 2012

    Gilles-Eric Séralini, biologo dell’università di Caen, nel Nord della Francia, non demorde: continua a puntare il dito contro il colosso dei fertilizzanti Monsanto,  che ritiene responsabile con le sue pressioni del ritiro, appena annunciato dalla rivista Food and Chemical Toxicology, del suo studio sugli Ogm, pubblicato nel novembre 2012.

    Quello studio, che aveva scatenato un vero putiferio, in Francia e non solo, riguardava gli effetti su un lasso di tempo di due anni di un mais transgenico (NK603) e dell’erbicida associato, il Roundup, fabbricato dalla Monsanto. Lo studio di Séralini suggeriva che il consumo di NK603 e/o del diserbante al quale il mais è reso tollerante, provocasse l’emergere di tumori su animali sottoposti ai test, oltre a problemi epatici e renali. Il ritiro dello studio da parte della rivista, pubblicata da Elsevier, gruppo mondiale di pubblicazioni tecniche e di ricerca, corrisponde a sottrarlo alla letteratura scientifica: nella pratica, non potrà più essere preso in considerazione neanche dalla Commissione europea al momento di valutare nuovi prodotti a base di Ogm sia per l’alimentazione che per la coltura, per i quali si chiede l’autorizzazione all’interno dell’Unione europea.

    E’ stato lo stesso Séralini, in una conferenza stampa, nei giorni scorsi, a Bruxelles, a dare l’annuncio. Lo scorso 19 novembre Wallace Hayes, caporedattore di Food and Chemical Toxicology, gli ha comunicato il prossimo ritiro del suo studio, “che non mostra elementi di frode – si legge nel documento – o deformazioni intenzionali delle cifre”, ma “esistono legittimi motivi di preoccupazione riguardo al numero di animali interessato da ogni test e al ceppo dei topi utilizzato”. Sono, in effetti, le critiche più ricorrenti avanzate nei confronti dello studio, in particolare il numero di topi compreso in ogni gruppo, appena dieci. Nella lettera Hayes specifica che “il ritiro è dovuto al carattere non conclusivo dello studio”. Va detto che, proprio per sopperire ai limiti dello studio di Séralini, un organismo pubblico francese, l’Agenzia nazionale di sicurezza sanitaria e dell’alimentazione, dell’ambiente e del lavoro (Anses), sta predisponendo ricerche simili, per le quali sono stati già stanziati anche finanziamenti europei.

    Séralini, comunque, resta battagliero. Ha criticato la decisione della rivista, sottolineando che la contestazione del protocollo sperimentale non rientra tra le ragioni previste da Food  and Chemical Toxicology per il ritiro di uno studio (queste, invece, comprendono, ad esempio, il plagio o problemi di etica). Il ricercatore francese è andato oltre: secondo lui il ritiro è dovuto alle pressioni delle multinazionali della biotecnolgia. E ha ricordato che agli inizi del 2013 nel comitato editoriale della rivista è arrivato l’esperto di tossicologia Richard Goodman, professore all’università del Nebraska ed ex dipendente della Monsanto. Nonostante le critiche ricevute da tanti rappresentanti del mondo scientifico, Séralini è ancora oggi sostenuto da numerose associazioni ambientalistiche francesi, come Générations futures, e da Ong europee, come Corporate Europe Observatory, oltre che dal movimento dei Verdi (Eelv), i cui rappresentanti fanno parte ora del Governo, alleati dei socialisti. Anche Corinne Lepage, eurodeputato francese ed ex ministro dell’Ambiente (in un Esecutivo di centro-destra), continua a sostenere il ricercatore. “Le pressioni esercitate per il ritiro dello studio – ha dichiarato la Lepage – mostrano a che punto l’industria delle biotecnologie può controllare la produzione scientifica. E’ incredibile il potere delle lobbies. E questo è preoccupante per la nostra società”.

    Il Fatto quotidiano – 2 dicembre 2013 

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