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Veneto, Tre euro per leggere referti, balzello resiste critiche

A 5 mesi dall’accordo con i medici, manca la delibera. L’ira dei pazienti: «Le Usl lo fanno pagare». La Regione dimentica di toglierlo: «Una svista»

La polemica era scoppiata cinque mesi fa. Esattamente il primo ottobre, data di entrata in vigore del nuovo nomenclatore regionale, che ha introdotto un ticket di 3 euro per la lettura dei referti di visite ed esami da parte dello specialista che li ha prescritti. Apriti cielo, la pioggia di proteste scaraventata sulla Regione da pazienti e partiti d’opposizione già inferociti per i ticket su specialistica (10 euro) e codici bianchi al Pronto soccorso (25) aveva convinto l’assessore alla Sanità, Luca Coletto, a riunire i sindacati dei camici bianchi il 19 ottobre a Palazzo Balbi. Ne era scaturito un accordo articolato in due punti: la Regione avrebbe inviato una circolare alle Usl per esortarle a inserire nella prima visita, come «appendice gratuita», la lettura dei referti e intanto sarebbe nato un tavolo di lavoro composto da dottori e tecnici della segreteria di settore per individuare le fattispecie in cui tale prestazione sarebbe invece stata inquadrata come visita di controllo (allora 13 euro, oggi 14,45), perchè più lunga e complessa. A completamento del percorso, Coletto avrebbe dovuto presentare una delibera per azzerare dal nomenclatore il balzello dei 3 euro. Sembrava cosa fatta, invece, passato il polverone mediatico, è rimasto tutto com’era.

Nessuna delibera ha cancellato «l’odiosa imposta», come la definisce il Tribunale del malato, e nessuna circolare ha mai vietato alle Usl di riscuoterla. Tanto è vero che da una prima ricognizione effettuata proprio dalla Regione risulta che in molte aziende sanitarie i medici si fanno pagare i 3 euro per leggere i risultati degli accertamenti al malato, quando non fanno addirittura passare questo completamento diagnostico per visita di controllo. Il che comporta per l’utente una spesa maggiorata a 14,45 euro, da aggiungere ai 18 della prima visita. Di fronte agli episodi più clamorosi, i tecnici di Palazzo Balbi hanno tirato le orecchie alle Usl teatro di quest’ultima «furbata», imponendo loro di restituire i soldi al malcapitato. Ma nel frattempo è il caos. «Ogni collega si regola come crede, il comportamento cambia da Usl a Usl ma anche all’interno di una stessa azienda — conferma Salvatore Calabrese, segretario regionale dell’Anaao Assomed, sindacato degli ospedalieri—ecco perchè sarebbe stato importante stabilire una procedura unica. Invece, dopo la riunione a Venezia, in novembre abbiamo ricevuto una prima bozza dell’accordo, mai però portata alla versione definitiva. La Regione ci aveva chiesto un parere, noi avevamo approvato il verbale, ma poi non ne abbiamo più saputo nulla».

La famosa circolare non è arrivata nemmeno alle 24 aziende sanitarie, nè al privato convenzionato. «E’ caduto tutto nel dimenticatoio — rivelano Vittorio Morello, presidente dell’Aiop (l’associazione delle cliniche private) e Mario Piccinini, a capo dell’Aris (ospedali religiosi parificati) — ma noi quei 3 euro non li facciamo comunque pagare». Chi li riscuote è però «nel giusto », perchè il nomenclatore non è stato cambiato. «Lunedì chiederò lumi a Coletto—annuncia Giuseppe Cicciù, segretario regionale del Tribunale del malato—non è pensabile che appena si abbassa la guardia si vedano trasgredire gli accordi presi. Anche perchè parliamo della pelle della gente, già tartassata da una serie di balzelli odiosi. Non c’era bisogno di aggiungerne un altro». Dal canto suo Coletto non si nasconde. «E’ vero, non ho controllato che le decisioni prese nel vertice di ottobre venissero trasformate in realtà —ammette—mea culpa. Purtroppo le tante battaglie condotte a Roma per il riparto, l’Irpef, nuove imposte sui ricoveri, mi hanno sviato, ma non era intenzionale. Non c’è alcuna malizia in questo svarione, dovuto ai troppi impegni, non certo al desiderio di fare i furbi. Conto di portare in giunta la delibera che cancella il ticket di 3 euro entro la fine del mese e intanto la segreteria della Sanità appurerà dove questo balzello viene applicato».

Corriere del Veneto – 13 marzo 2012

 

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