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Malpensa, ritorno al passato nello scalo travolto dai test si respira la paura di volare. C’è il problema dei cambi: chi fa tappa in altre città continentali rischia di sfuggire ai controlli

La Stampa. Il Covid torna prepotente a far parlare di sé: all’aeroporto di Malpensa si sta cercando di creare una cintura di sicurezza per i viaggiatori che arrivano dalla Cina, siano questi cittadini cinesi o turisti. L’ondata epidemiologica nel Paese orientale preoccupa di nuovo le nostre autorità. L’ordinanza di ieri del ministro della Salute, Orazio Schillaci, rende prassi obbligatoria quello che la Regione Lombardia aveva iniziato a fare dal 26 dicembre in modo facoltativo su due voli diretti atterrati nello scalo in provincia di Varese, ovvero effettuare un tampone a chi entra nel nostro Paese partendo dalla Terra del Dragone. I risultati di questo primo monitoraggio lasciano poco spazio all’interpretazione: dei 212 passeggeri che viaggiavano sui due velivoli provenienti dalla Cina e arrivati all’aeroporto lombardo 97 sono risultati positivi. Quasi 1 su 2. Dati che secondo l’assessore al Welfare Guido Bertolaso «devono far riflettere» e che hanno spinto Roma a un giro di vite.
L’attività di screening effettuata con tampone molecolare era stata avviata dal giorno di Santo Stefano in seguito all’aumento dei casi Covid registrati nel Paese asiatico ed era stata decisa dopo diverse consultazioni con il Ministero della Salute. Dal canto suo Bertolaso rivendica il fatto che la Lombardia sia stata «la prima a livello mondiale» a intraprendere questa precauzione: «La nostra iniziativa non è stata sbagliata o azzardata, come si vede dai numeri significativi riscontrati, che testimoniano come in Cina in questo momento ci sia un’ondata epidemica in corso». È proprio lui in serata a giudicare positivamente la decisione presa dal ministro Schillaci: «È un’iniziativa che va nella direzione della tutela della salute dei cittadini».
Il primo volo monitorato a Malpensa proveniva dall’aeroporto di Nanchino, nella provincia dello Jiangsu (a 300 chilometri da Shanghai). Atterrato alle 6.20 del 26 dicembre aveva a bordo 92 passeggeri e 35 sono risultati positivi al Covid (ovvero il 38%). Il secondo aereo proveniva invece da Wenzhou, nella provincia orientale dello Zhejiang, ed è atterrato alle 18.55 con 120 passeggeri di cui 62 positivi, cioè più della metà (52%).
Si trattava prevalentemente di cittadini cinesi, alcuni residenti in Italia. Il 75% di loro aveva altre mete dopo l’arrivo in Lombardia, il 16% invece era diretto nella città metropolitana di Milano. Tutte le persone risultate positive sono state isolate ed è stato attivato il tracciamento dei loro contatti stretti. L’età dei passeggeri per il 78% è compresa nella fascia tra i 16 e i 65 anni e tutti risultano asintomatici o con qualche lieve sintomo. Sono attesi per oggi i dati del sequenziamento dei loro tamponi, presi in carico dall’Asst Sette Laghi. È un passaggio importante per capire se i contagi siano causati da un ceppo diverso rispetto a quello che circola in Italia: «Se si dovesse trattare soltanto della variante Omicron ne prenderemo atto, siamo praticamente tutti vaccinati e non credo si dovrà adottare nulla di particolarmente stringente» spiega Bertolaso, se invece, «dovessero esserci varianti diverse, magari addirittura non conosciute, è chiaro che si dovrà provvedere in modo completamente diverso e sarà il governo che ci dovrà dare le indicazioni». Secondo l’assessore l’attività messa in campo permette di avere «una fotografia imparziale di quello che sta succedendo in Cina visto che le autorità cinesi purtroppo non ci dicono niente» e si sente di sconsigliare in questo momento un viaggio nel Paese orientale: «Oggi eviterei di andarci, suggerisco di rimanere in Italia, sotto la protezione della nostra sanità pubblica, che rimane una delle migliori del mondo». Per adesso comunque la situazione epidemiologica in Lombardia è sotto controllo: «Abbiamo un’incidenza di contagi inferiore rispetto a quella nazionale e lo stesso vale per i letti occupati dai pazienti Covid in area medica e in terapia intensiva. Questo è sicuramente anche il risultato della vaccinazione massiva che è stata fatta sul territorio regionale». —

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