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Mamme no Pfas al ministero. Galletti: «Fermi gli 80 milioni del Piano acquedotti perchè mancano le carte». La Regione: «Ma se abbiamo mandato tutto»

Andrea Alba. Corto circuito fra governo e Regione sul progetto dei nuovi acquedotti per portare acqua libera da Pfas nell’Ovest Vicentino. A Roma i comitati dei genitori di Lonigo mercoledì hanno incontrato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. «Abbiamo appurato che dalla Regione sono state inviate solo idee progettuali prive di piano finanziario. Le abbiamo visionate», è la critica alla giunta Zaia delle Mamme No Pfas. Replica duro l’assessore veneto all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin: «E’ un’affermazione di gravità inaudita. O non è corretta, oppure qualcuno sta nascondendo delle carte».

La delegazione dei «genitori attivi» della zona rossa — l’area fra Lonigo e le province di Padova e Verona dove la falda è più contaminata dai composti perfluoro-alchilici — è riuscita anche grazie alle parlamentari del Pd Laura Puppato e Alessia Rotta a ottenere un faccia a faccia con Galletti. Ad attenderli, assieme al ministro, c’erano il direttore generale della sezione Salvaguardia Territorio, Gaia Checcucci e il dirigente della Divisione ministeriale Risorse idriche, Francesco Gigliani. «Abbiamo discusso — spiegano dal comitato — della priorità di abbassare i limiti degli sversamenti dalle aziende, del collettore Arica nel Fratta Gorzone, della bonifica Miteni, della salute compromessa della popolazione». Tra gli argomenti anche la «contaminazione delle matrici alimentari, del comparto zootecnico e agricolo a rischio, dell’abbassamento dei limiti di legge sulla concentrazione di Pfas nelle acque sotterranee». Ma soprattutto a Galletti i comitati hanno chiesto lumi sugli 80 milioni di euro promessi dal governio al Veneto per le nuove condotte. «Ci hanno fatto vedere delle tavole con le linee di approvvigionamento teoriche arrivate dalla Regione a settembre — rivela l’avvocato Edoardo Bortolotto di «Medicina Democratica», presente allì’incontro —. Secondo Galletti per ora non c’è altro e su questo il ministero può dare solo un giudizio di massima. Perché parta il finanziamento di 80 milioni serve un progetto più dettagliato, in cui ci siano anche il piano finanziario e la quota di compartecipazione regionale. Urgono chiarimenti, perché il progetto non è ancora stato perfezionato?». Sul tema interviene la Puppato: «I fondi per il ripristino sono stati stanziati, ma Palazzo Balbi si sta muovendo davvero troppo lentamente».

La risposta da Venezia non si fa attendere. «Ritengo gravissimo — dichiara Bottacin — che ancora una volta vengano fatte circolare notizie oggettivamente prive di fondamento. La Regione ha inviato la documentazione completa corredata da una corposa relazione tecnica, contenente anche gli elaborati grafici, che descrive gli interventi, per la precisione 19, individuando per ognuno descrizione, lunghezza, diametro, portata, costi, tempi, priorità. Il ministero ha in mano da tempo il piano definitivo degli interventi, con l’indicazione dei cronoprogrammi di attuazione e la determinazione dei relativi costi. Anzi, ha ricevuto anche elaborati grafici e relazione tecnica. Faccio presente — aggiunge l’assessore — che il ministero non ha mai formalmente chiesto i “progetti”, che comunque abbiamo mandato di nostra iniziativa». Bottacin precisa anche di aver chiesto invano la gestione commissariale e che i fondi sono ancora bloccati al ministero delle Finanze. «Ci diano quindi i soldi subito o ci diano l’autonomia. A quel punto potremmo sostituirci al governo avendo gli strumenti per farlo», conclude l’esponente leghista della giunta Zaia

Il Corriere del Veneto – 27 ottobre 2017

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