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Manovra 2016. L’ufficio parlamentare di bilancio: «Tra il 2015 e il 2019 in arrivo 8 miliardi di tagli al Ssn, rischio Lea, contratti e farmaci. No ai mega ospedali con le Università»

Tra conti cifre alla mano e previsioni, il «Rapporto» dell’Upb sulla manovra 2016 dal “lato sanitario” non riserva notizie positive. Anzi. A cominciare dai possibili tagli inattesi. Che potrebbero ammontare a circa lo 0,5% del pil, 8 mld, o anche più. «Considerando le stime sull’evoluzione della spesa sanitaria a legislazione vigente del 2015, che prevedono un calo in rapporto al Pil da 6,8 a 6,5 punti tra il 2015 e il 2019, nel quadro programmatico la riduzione complessiva a fine periodo potrebbe risultare di circa mezzo punto di Pil», afferma l’Upb.

Ma non basta, si osserva, facendo rilevare come nel Fondo 800 mln sono riservati ai Lea. Col risultato che «Il ridimensionamento delle risorse rispetto a quanto concordato con il Patto per la salute potrebbe risultare non coerente con l’impegno di adottare i nuovi Lea e i nuovi nomenclatori. Per non dire dell’introduzione di «importanti e costosi farmaci innovativi, dell’avvio della contrattazione per tutto il personale dipendente (e forse quello convenzionato)».

E ancora: il piano vaccini e l’introduzione di nuovi parametri da rispettare sulla quantità/qualità delle prestazioni. Chance positive potrebbero esserci grazie ai risparmi della spending review e al nuovo pay back per la farmaceutica.

Mega ospedali? Un rischio

Il Ddl di stabilità dispone anche che, sia per migliorare le sinergie, sia per produrre dei risparmi, nelle Regioni e Province autonome senza piano di rientro che nell’ultimo biennio hanno riorganizzato, o cominciato a riorganizzarsi con accorpamenti di aziende sanitarie, si possano costituire aziende sanitarie uniche che incorporino aziende ospedaliero-universitarie nelle Asl, tramite protocolli di intesa con le Università. Un’operazione che non convince l’Upb: «Operazioni di unificazione di questo tipo potrebbero non necessariamente rispondere a criteri di efficienza di gestione dei Ssr, a causa, tra l’altro, delle dimensioni molto grandi che possono implicare maggiori difficoltà di governance delle strutture, e della peculiarità della regolazione e della complessità degli enti universitari».

di R.Tu. – Il Sole 24 Ore – 28 novembre 2015 

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