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Manovra e partiti: caccia al voto di giovani, pensionati e statali. Le forze politiche guardano alle elezioni: il Pd punta a tenere insieme over55 e ragazzi

L’assalto dei partiti alla diligenza della legge di bilancio è già partito. E in filigrana, dietro l’elenco delle richieste destinato ad aumentare di giorno in giorno, si legge già la grande contesa per tre target che pesano, in vista delle elezioni del 2018: i giovani, gli anziani e gli statali.

Il quadro di partenza è noto: come si evince dai sondaggi e dalle ultime consultazioni, il Pd ha la sua base elettorale più rilevante tra gli over 55, con soglie alte tra i pensionati. Il M5S pesca da sempre più degli altri nel bacino del voto giovanile e degli indecisi. L’elettorato di Forza Italia è più anziano, quello di Lega e Fdi di età media e medio-bassa, attratto dal richiamo identitario. Ma i due “pubblici” fanno gola a tutti. «Considerando che i tre poli sono tutti intorno alla soglia del 30% – afferma Nicola Piepoli, dell’omonimo Istituto – si può dire che ciascuno è il mercato, nel senso che contiene i diversi segmenti, anche per età». «Sicuramente il Pd ha due problemi – aggiunge però Luca Comodo di Ipsos -: da un lato deve guardare ad anziani e pensionati, un’area che non può perdere e che vive un disagio profondo. Dall’altro lato non può non avere un occhio di riguardo verso i giovani, elemento decisivo per il suo posizionamento futuro».

Si spiega così il dibattito aperto tra i dem sugli interventi in materia di previdenza, con la minoranza che insiste per il congelamento dell’aumento automatico nel 2019 dell’età pensionabile e il governo e la maggioranza Pd che frenano. E si spiega così anche il doppio intervento allo studio per i giovani: la nuova forma di decontribuzione per le imprese che assumeranno a tempo indeterminato con il contratto a tutele crescenti (si pensa a un taglio dei contributi di circa 3.200 euro per i prossimi due o tre anni) e la rete di misure di sicurezza per garantire un assegno pensionistico minimo di 650-680 euro a chi sia interamente nel sistema contributivo.

«Non è una resa sulla possibilità di dare lavoro ai giovani», ha assicurato il ministro Luca Lotti, fedelissimo del segretario dem Matteo Renzi. All’ex premier piacerebbe un intervento più ampio e strutturale in sostegno dell’occupazione giovanile, ma sulla manovra l’intenzione è quella di restare defilato e non intralciare Paolo Gentiloni.

Chi ribadisce che non si accontenterà di sgravi e assegni minimi sono i bersaniani di Mdp. «Continuiamo a chiedere discontinuità a Gentiloni nella scrittura della legge – dice il senatore Federico Fornaro – con un piano straordinario di investimenti nella manutenzione del territorio e dei beni pubblici». Pena il mancato sostegno alla manovra , che in Senato metterebbe in pericolo il governo, e il divorzio ufficiale dalla maggioranza, di cui la rottura in Sicilia è il presagio.

Anche le opposizioni fanno muro, soprattutto sugli assegni minimi. Renato Brunetta, il capogruppo di Fi alla Camera che lavora a una piattaforma economica comune del centrodestra, boccia «la nuova ondata di incentivi temporanei» e «irresponsabili pensioni di garanzia che gravano sul bilancio pubblico e distruggono il sistema previdenziale e del lavoro». Concorda dalla Lega Armando Siri, consigliere economico di Matteo Salvini: «Basta prebende ed elemosine». Sulle pensioni Siri anticipa l’ipotesi di una flat tax previdenziale per rilanciare i consumi, che preveda 5mila euro l’anno di contributi a carico del solo datore di lavoro e un importo fisso di mille euro per 14 mensilità, con la differenza in busta paga. Per i pensionati più poveri vale la promessa di Silvio Berlusconi: assegni minimi di mille euro non tassabili per 13 mensilità.

I Cinque Stelle brandiranno invece l’arma trasversale del reddito di cittadinanza, contro «quelli dei bonus che non creano lavoro», invocando investimenti pubblici forti nei settori produttivi. Sulle pensioni insisteranno su una staffetta generazionale che riduca l’orario dei lavoratori vicini all’uscita a fronte dell’assunzione dei giovani.

Sui mesi pre-elettorali incombe infine la tegola del nuovo contratto per oltre 3,2 milioni di dipendenti pubblici, che rischia di trasformarsi in un altro ring politico. Perché la coperta della manovra è corta. E il ministro dell’Econo mia Pier Carlo Padoan avverte: «Il lavoro sulla legge di bilancio è sempre complesso: si tratta di mantenere un equilibrio e di migliorare sia la finanza pubblica che la crescita».

Repubblica – 1 settembre 2017

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