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Manovra, mancano 5-7 miliardi. Aumenti Iva, alt di Palazzo Chigi. L’ipotesi ritocchi di aliquote spunta nel vertice da Conte

Il Sole 24 Ore. Quasi tre ore di vertice a Palazzo Chigi non sono bastate a completare il mosaico di Nadef e manovra. Con il risultato che la Nota di aggiornamento al Def slitta a lunedì (come anticipato ieri mattina dal sole24ore.com) sforando il termine canonico (anche se non perentorio) del 27 settembre. A mancare ancora sono coperture fino a 6-7 nell’ottica di un deficit che punterebbe verso il 2,2 per cento. Ma in gioco, nel negoziato in corso con Bruxelles per prevenire ogni rischio di replicare la rottura di 12 mesi fa, rimane anche un disavanzo al 2,3%, che ridurrebbe a 4-5 miliardi le risorse da recuperare. Un lavoro complicato, che avrebbe fatto ritornare sui tavoli le ipotesi tecniche di riordino dell’Iva, concentrate in particolare sulle due aliquote agevolate del 4 e del 10%, da compensare in parte con i bonus antievasione. Ipotesi seccamente smentite da Palazzo Chigi. Il Mef dal canto suo ribadisce che il governo lavora per cancellare gli aumenti da 23 miliardi, e bolla come «infondata» qualsiasi anticipazione sulla strada per arrivarci.

Numeri e composizione della manovra hanno viaggiato insieme nel vertice di ieri che ha riunito per tutto il pomeriggio il premier Conte, il ministro dell’Economia Gualtieri con i due vice Misiani (Pd) e Castelli (M5S), e i ministri Fraccaro (M5S) e Franceschini (capo delegazione Pd). Sul tavolo è finita una serie di ipotesi dettagliate per irrobustire contenuti e coperture della legge di bilancio. Ad animare la caccia alle risorse sono soprattutto le norme antievasione, con gli incentivi alla moneta elettronica e l’estensione dei meccanismi che vincolano gli sconti fiscali all’utilizzo di sistemi tracciabili per pagare le spese agevolate. Si è lavorato, fanno sapere da Palazzo Chigi, su centinaia di tabelle «per recuperare al massimo dalla lotta all’evasione fiscale». L’obiettivo dichiarato da Conte è raccogliere «svariati miliardi», in vista di un «patto con gli italiani» per «ridurre significativamente le tasse». Tradotto, significherebbe prima di tutto appunto stoppare l’Iva. Ma archiviate le ipotesi di nuovi interventi su quota 100, la sfida si è complicata e il ritorno in scena dell’incognita aliquote lo conferma. Tra le variabili, c’è anche quella di far partire solo da giugno il taglio al cuneo.

In ogni caso la prima legge di bilancio giallorossa non può certo accontentarsi di gestire l’Iva. In pista, oltre ai 5 miliardi di taglio al cuneo fiscale, resta il salario minimo rilanciato ieri dal leader M5S Di Maio insieme al «carcere per i grandi evasori», mentre il Pd torna sulla proposta di assegno mensile fino a 240 euro per i figli a carico. Il menu comprende poi gli asili nido gratis per le famiglie a basso reddito, una misura che può limitarsi a meno di 300 milioni (tanto vale la quota complessiva pagata ogni anno da tutte le famiglie) ma ha un alto impatto simbolico. Da avviare c’è poi il fondo per gli investimenti «green», che sarebbe aggiuntivo rispetto agli 87 miliardi in conto capitale già nei saldi fino al 2034. Il gemello verde seguirebbe un meccanismo analogo, con una dotazione ultraleggera il primo anno per crescere in quelli successivi. Impossibile, insomma, fermare il conto sotto quota 30 miliardi: la “flessibilità” rispetto al deficit di partenza 2020 dell’1,6% e gli interventi già ipotizzati su spending review e riordino delle spese fiscali possono coprire solo un tratto del lungo cammino verso il traguardo. E sulle misure antievasione le cifre devono ancora trovare una forma definitiva, che dipenderà anche dalla benevolenza di Bruxelles sulla possibilità di calcolarle a copertura di spese certe.

Tutte queste incognite, insieme all’esigenza di assemblare le indicazioni in arrivo dai vari ministeri, spostano a lunedì l’approdo in consiglio dei ministri della Nadef, che arriverà il 10 ottobre in Aula alla Camera.

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