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Manovra Renzi: sanità, braccio di ferro tra Salute ed Economia. Categorie in allarme. Ipotesi tagli da 2,37 miliardi nel biennio

PalazzoChigi--258x258di Roberto Turno. I medici e i manager, i farmacisti e le industrie, i laboratori e le cliniche private, la Cgil e i governatori: perfino le prime voci di dissenso che salgono nella maggioranza. Non piace a nessuno la nuova manovra annunciata sulla sanità. Neppure a Beatrice Lorenzin, che un fitto tam-tam ministeriale definisce «delusa» nelle sue aspettative dalla bozza dell’Economia. Preoccupata, ma non ancora rassegnata e pronta a trattare fino all’ultimo con Renzi e Padoan. Perché se i tagli alla spesa sanitaria pubblica arriveranno e saranno già quest’anno più salati del previsto, potrebbero avere altri dolorosi effetti collaterali, a partire dal crollo come un castello di carte della grande utopia di regioni e ministro secondo cui «i risparmi li teniamo tutti nel Ssn». Trascinandosi appresso un semi flop, o quanto meno una brusca frenata, di quel «Patto per la salute» presentato per mesi e mesi come il toccasana di tutti mali del Ssn.

Tutto questo sta accadendo ormai a poche ore dal varo del “decreto Irpef” che incorpora tagli miliardari anche per la sanità: come anticipato ieri, 868 milioni quest’anno e altri 1,5 miliardi dal 2015. In tutto 2,37 miliardi in due anni, ma solo un antipasto di altre manovre future. La ministra della Salute, ma non solo, sta naturalmente presidiando le ultime decisioni che saranno prese a palazzo Chigi. La trattativa non potrà dirsi finita fino all’ultimo, prima del Consiglio dei ministri di oggi, anche se ormai cresce la sensazione che le scelte sui tagli alla sanità siano pressoché in dirittura d’arrivo. Resta da vedere se la notte porterà consiglio, spostando non solo qualche virgola. Un’impresa che le stesse regioni considerano improba. Ma che non le sottrae dal tentativo di fare muro accanto alla Lorenzin.

Il testo fin qui elaborato, peraltro, si è già prestato a più considerazioni e a dubbi interpretativi e applicativi. Come ad esempio l’applicazione della clausola secondo cui con la riduzione del Fondo sanitario nazionale, proprio per evitare tagli lineari, le regioni potranno decidere insieme (e sancire poi un’Intesa col Governo in tempi strettissimi) criteri in qualche modo “premiali” per le realtà più “performanti” considerando ad esempio i tempi di pagamento ai fornitori o l’incidenza degli acquisti centralizzati in sede locale. Parametri non facili da impiegare e calcolare. Tanto che la stessa Ragioneria ha avanzato dubbi. Per non dire delle barricate che di sicuro alzeranno le regioni più in ritardo, commissariate o sotto piano di rientro, già in piena asfissia finanziaria, che sopporterebbero a fatica ulteriori riduzioni di trasferimenti.

Insomma, per il Governo si annunciano tante battaglie lungo il fronte caldo dei tagli alla sanità. Lo ripetono a chiare lettere i medici del primo sindacato degli ospedalieri, l’Anaao: «Tagli lineari e amputazione degli stipendi di tutti i professionisti della sanità», saranno un combinato disposto micidiale, la «cronaca di una morte annunciata». Così come i farmacisti mettono in guardia dai «tagli sui farmaci a danno dei cittadini».

Mentre ironizza dal partito del ministro, l’Ncd, il capogruppo sulla sanità alla Camera, Raffaele Calabrò: «C’eravamo tanto illusi di aver messo alle spalle la logica della sanità usata come un bancomat». Un segnale di cosa potrà accadere in Parlamento?

Il Sole 24 Ore – 18 aprile 2014 

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