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Manovra, rispuntano i tagli alle pensioni più alte: ipotesi di decurtazione dai 90 mila euro . Accordo con le Regioni: due miliardi per la Sanità

Mario Sensini. Slittano ancora i tempi di esame della Legge di Bilancio. Il governo avrebbe dovuto depositare ieri alla Camera, entro le 19, un pacchetto di emendamenti, e non quelli decisivi che potrebbero riconfigurare la manovra in funzione di un accordo con la Ue. La messa a punto delle proposte di modifica, però, ha richiesto più tempo del previsto e fino a sera inoltrata non erano ancora giunte a Montecitorio.

Tra le proposte di correzione della manovra messe a punto dall’esecutivo, una ventina, potrebbe esserci anche il taglio delle pensioni d’oro, con il trasferimento nella Legge di Bilancio della proposta di legge della maggioranza.

Maxi assegniLa decurtazione scatterebbe dai 90 mila euro annui di pensione in su, con aliquote variabili da un minimo del 10% ad un massimo del 20% per chi riceve oltre 500 mila euro l’anno. Non ci sarebbe il taglio dell’indicizzazione all’inflazione, e la decurtazione non riguarderebbe le pensioni costruite interamente col sistema contributivo. L’accordo tecnico c’è, ma quello politico tra la Lega e il M5S non è ancora del tutto definito.

Nel pacchetto degli emendamenti governativi ci sarebbero anche le nuove misure per la famiglia, dagli asili nido, ai congedi parentali, alla conferma del bonus per i diciottenni. Dovrebbe esserci anche l’annunciato taglio dei premi Inail pagati dalle imprese per assicurarsi contro gli infortuni sul lavoro e la riduzione dell’Imu sui capannoni industriali. Atteso anche il recepimento del nuovo accordo siglato ieri con le Regioni sulla Sanità, che se non modifica l’importo del Fondo nel 2019, aggiunge 2 miliardi alla spesa per gli investimenti nell’edilizia sanitaria ed aumenta i fondi, fino a 150 milioni nel 2019, per la riduzione delle liste di attesa. Non sono questi, in ogni caso, gli emendamenti del governo che dovrebbero modificare i saldi della manovra per recepire un eventuale compromesso con Bruxelles, che il premier Giuseppe Conte sente più vicino.

Reddito e Quota 100Per ridurre il disavanzo del 2019, oggi programmato al 2,4% del prodotto interno lordo e duramente criticato dalla Ue, si lavora soprattutto sulla ridefinizione di Quota 100 e del Reddito di cittadinanza, i provvedimenti più onerosi. Una volta messi a punto nella loro versione definitiva sia Quota 100 sia Reddito dovrebbero confluire nella Legge di Bilancio sotto forma di emendamento, invece di essere agganciati alla manovra con due provvedimenti di legge distinti.

Se tuttavia nella Lega c’è maggior disponibilità a valutare possibili risparmi sulla previdenza, da parte del Movimento 5 Stelle c’è ancora ritrosia ad un eventuale ritocco del Reddito. «Ogni giorno emergono nuove ipotesi, ma il Reddito di cittadinanza come è partito arriverà» ribadiva ieri il leader del M5S Luigi Di Maio, smentendo le indiscrezioni secondo le quali l’integrazione dei redditi e delle pensioni si sarebbe fermata a 500 euro mensili, invece dei promessi 780 euro. Accanto al sostegno per chi cerca attivamente un lavoro, ha aggiunto il vice presidente del Consiglio, ci saranno anche sgravi per le imprese che li assume. Si pensa, in particolare, ad uno sgravio contributivo pari all’integrazione al reddito concessa al lavoratore prima dell’assunzione per un periodo di tre mesi per gli uomini e di sei per le donne.

I timoriSul fronte delle imprese, del resto, c’è molta agitazione e il governo cerca un avvicinamento. Lo stesso Di Maio ieri ha avuto un incontro riservato con un gruppo di imprenditori veneti. Sempre ieri il presidente della Confindustria Francesco Boccia è tornato a chiedere al governo di fare marcia indietro. «La manovra va riequilibrata, il governo mostri buonsenso e pragmatismo, oltre ai fini elettoralistici del contratto si ponga il fine della crescita. Con l’economia in rallentamento — ha detto Boccia — il rischio di una recessione c’è».

La Commissione Bilancio della Camera deciderà stamane il calendario dei lavori, che ormai si è fatto strettissimo. L’esame della manovra, di fatto, deve ancora cominciare: fino ad ora in Commissione è stato approvato un solo emendamento, che destina 85 milioni di euro di risparmi della Camera alle zone terremotate del Centro Italia, e ne sono stati accantonati, per l’esame successivo, ben 500. Poi ci sono quelli dell’esecutivo, con i relativi sub emendamenti che i deputati potranno presentare. Non si esclude, dunque, una serie di sessioni no-stop della Commissione. L’impegno era dare mandato al relatore per presentare la manovra in Aula mercoledì, con due giorni di ritardo sulla tabella di marcia iniziale. Che a questo punto potrebbe ulteriormente allungarsi.

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