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Manovra. Tassa auto potenti, età pensione donne su dal 2020

Le norme previste per risanare conti. Imposta sui veicoli oltre i 170 cavalli. Tagli a comuni, province e regioni dopo il 2013. Vince Lega: stop a riscossione coatta quote latte

Il monito di Napolitano: “Ognuno prenda sue responsabilità”. Camusso: “Mobilitazione”

ROMA – Nuove imposte su auto potenti e speculazioni finanziarie, tagli agli enti locali, rinvio dell’aumento dell’Iva e dell’età pensionabile a 65 anni per le donne: sono le ultime indiscrezioni sulla bozza di manovra economica a cui sta lavorando il governo.

Una fetta importate di fondi per il rientro dal debito sarà recuperato con nuovi tagli agli enti locali e alle regioni: per il governo saranno 9 miliardi di euro nel biennio 2013-2014. Le riduzioni dovrebbero essere suddivise in circa 3,5 miliardi di euro nel 2013 e 5,5 miliardi nel 2014. Prevista anche una norma che salvaguarda dai tagli i comuni “virtuosi”.

Sul fronte delle nuove entrate, una nuova misura in arrivo sarebbe un’imposta del 35 per cento sulle attività di trading speculativo svolte dalla banche, da cui il governo avrebbe escluso i titoli di debito e gli oicr (organismi d’investimento collettivo di risparmio). E sempre tra le nuove tasse, il governo pensa anche a una tassa sui veicoli con potenza maggiore di 170 cavalli 1. Prevista anche l’imposta di bollo dello 0,15 per cento sulle transazioni finanziarie.

I rinvii: pensioni e Iva. Sull’aumento dell’età pensionabile delle donne arriva un sostanziale rinvio: l’ipotesi più accreditata al momento è un innalzamento fino a 65 anni che partirebbe dal 2020 e arriverebbe a regime solo 10 anni dopo. Tramontata la possibilità di un aggravio sui contributi previdenziali dei lavoratori con Co.co.co che, nelle prime simulazioni, sarebbero dovuti salire dal 26,7 al 33 per cento.

Altra norma assai contestata è l’annunciato incremento di un punto percentuale dell’Iva, ma il governo ora fa dietrofront anche su questa misura: l’aumento, previsto per le aliquote del 10 e del 20 per cento, non sarà inserito in manovra e non scatterà da subito. La norma sarà nel disegno di legge di riforma fiscale che quindi richiederà un’attuazione successiva. Nella stessa delega sono anche previste le tre aliquote Irpef del 20, 30 e 40% e la cancellazione dell’Irap dal 2014.

Il ‘pacchetto Equitalia’. Un nutrito insieme di norme saranno dedicate alle difficoltà dei contribuenti di fronte all’azione della società di riscossione: in particolare, in caso di mancato versamento non superiore all’1% del debito ed entro un massimo di 100 euro non si perde il diritto alla rateazione; inoltre, viene eliminato l’obbligo della procedura esecutiva mobiliare, mentre raddoppiano i termini per l’esecuzione immobiliare (da 120 a 240 giorni). Stop anche alla riscossione coattiva delle cosiddette quote latte.

Le altre misure. Arriva anche una stretta sulle scommesse, sportive e non sportive, che prevede sanzioni penali per le attività che non hanno la licenza in regola. Le sanzioni andranno da una multa da 20 a 50mila euro fino alla reclusione da tre a sei anni. Prevista anche la chiusura dell’attività e il sequestro del locale, in caso di condanna le attrezzature vengono confiscate. Nelle pieghe della bozza anche una mini-sanatoria sulle liti fiscali fino a 20mila euro pendenti al primo maggio 2011: potranno essere definite pagando una ‘una tantum’ di 150 euro per controversie fino a duemila euro e del 10 per cento oltre questa soglia.

Napolitano: “Chi decide oggi ha responsabilità su domani”. Di manovra parla anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Non c’è dubbio che chi prende delle decisioni oggi sulla situazione economica si prende delle responsabilità anche per domani”. Napolitano ha continuato: “Bisogna avere fiducia per creare le condizioni per uno sforzo necessario a costruire una manovra di rientro dal debito entro il 2014. Vedremo che cosa arriverà dal governo”.

Il 7 giugno scorso, ha ricordato Napolitano, “un documento molto puntuale della Commissione Europea dice che lo sforzo fatto dall’Italia rende credibile la vigilanza sui conti pubblici fino al 2012, ma occorrono misure addizionali per il 2013-2014”. Il presidente della Repubblica ha invitato a tenere conto di questa “raccomandazione”.

Camusso: “Una manovra insostenibile, ci mobiliteremo”. Il segretario della Cgil contro la bozza di manovra. “E’ di carattere recessivo” e per questo la Cgil ha intenzione di mettere in campo forme di mobilitazione. “Siamo molto preoccupati dell’impatto della manovra sul Paese, recessiva per la difficoltà di ripresa dell’attività e dell’occupazione e la bassa crescita che provocherà un continuo inseguimento del debito”. Il rischio, continua la Camusso, è lo spostamento del peso della manovra “sul fisco e sull’assistenza”. “C’è un’idea di depressione del Paese e di peggioramento delle condizioni sociali dei più deboli. Per questo impegneremo nel prossimo mese le nostre strutture in forme di mobilitazione. Una manovra così rappresenta per il Paese delle forme di insopportabilità sociale”.

I consumatori: “Sarà una stangata”. Le stime sul peso della manovra nelle tasche delle famiglie italiane variano, ma le associazioni dei consumatori sono tutte sulla stessa lunghezza d’onda: le misure graveranno sui conti per centinaia di euro. Secondo Federconsumatori e Adusbef, le nuove norme valgono 729 euro a famiglia, e peseranno soprattutto sui pensionati – che saranno penalizzati dall’automatismo della rivalutazione per 300-600 euro l’anno – sui dipendenti pubblici – che avranno una diminuzione annua di circa 1.300 euro.

Se a questo si aggiungono le misure decise in queste settimane sull’innalzamento della soglia di usura (120 euro in più l’anno) e sull’aumento delle accise sui carburanti (78 euro di aggravio) la somma degli aumenti è di 198 euro per una perdita di potere di acquisto complessiva di 927 euro annui.

Stime un po’ più basse per Adiconsum (tra cinquemila e seimila euro l’anno). “La manovra – spiega il segretario generale di Adiconsum, Pietro Giordano – impatterà pesantemente ma in maniera differenziata sulle famiglie italiane. Pagheranno gli stessi di sempre, a partire da dipendenti pubblici e pensionati”. E solo l’aumento dell’Iva, secondo il Codacons, “si tradurrebbe in una tassa annua di almeno 290 euro a famiglia”.

Repubblica.it – 29 giugno 2011

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