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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Manovra, tassa unica sulla casa per tagliare 200mila aliquote. Ma nel testo c’è il rischio di aumento per tutti all’11,4 per mille
    Notizie ed Approfondimenti

    Manovra, tassa unica sulla casa per tagliare 200mila aliquote. Ma nel testo c’è il rischio di aumento per tutti all’11,4 per mille

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati26 Novembre 2018Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Domani entra nel vivo alla Camera l’esame della manovra, che dopo anni torna a occuparsi seriamente del fisco sul mattone. Con l’obiettivo di semplificare un groviglio di regole che si è intricato di manovra in manovra, e che dal 2014 impone ai proprietari di seconde case, negozi, capannoni e così via di pagare due tasse sullo stesso immobile. Un paradosso in cui inciampa anche chi ha due garage o due cantine, perché solo una pertinenza per categoria può rientrare sotto l’ombrello dell’esenzione riservata all’abitazione principale.
    Per provare ad archiviare il caos, si è fatta strada fra gli emendamenti “segnalati” alla legge di bilancio la «nuova Imu», che unifica in un’imposta sola le attuali Imu e Tasi. E punta a prosciugare anche l’oceano delle aliquote, oltre 200mila, che impegnano contribuenti e intermediari fiscali nel rebus fiscale. Il tutto è contenuto nei 13 articoli del nuovo “testo unico dell’Imu” messo nero su bianco in un emendamento firmato da Alberto Gusmeroli, della Lega, vicepresidente della commissione Finanze della Camera. Il testo rientra fra i 700 “segnalati” che saranno messi al voto (a differenza degli altri 1.900 che cadono pur avendo superato il vaglio di ammissibilità), è stato nelle scorse settimane al centro del confronto tecnico con l’Anci e da quanto risulta al Sole 24 Ore è tra gli interventi su cui è positivo anche l’orientamento del ministero dell’Economia.
    Il cantiere è ancora aperto, e non mancano i punti da affinare. Perché il fisco del mattone è un meccanismo delicato, e nei dettagli nasconde insidie importanti. La prima è sull’aliquota. La nuova imposta unica, secondo l’emendamento, potrebbe salire fino all’11,4 per mille, un tetto che ora può essere raggiunto solo nei Comuni (circa 1 su 7) in cui nel 2014 è stata applicata una «maggiorazione» alla Tasi poi mantenuta negli anni del congelamento per far quadrare i conti. Il rischio sarebbe dunque quello di un possibile aumento generalizzato della pressione fiscale sul mattone. Ma va detto che al momento questo passaggio sembra frutto più di un inciampo tecnico che di una volontà esplicita. Anche perché va oltre le stesse richieste dei Comuni, che nella loro proposta si fermavano all’11 per mille. Sul punto, un emendamento simile targato Pd (Fragomeli e Marattin) prevede invece di fermarsi al 10,6 per mille, a cui aggiungere l’eventuale maggiorazione dello 0,4 per mille nei Comuni che già la applicano. La discussione, insomma, è aperta, anche perché tra i correttivi necessari c’è anche l’individuazione del responsabile della riscossione. Senza, la macchina non può partire.
    Sul treno della nuova imposta unica salirebbe anche il raddoppio dal 20 al 40% della deducibilità dell’Imu dall’Ires per le imprese proprietarie dei capannoni (si veda Il Sole 24 Ore di giovedì scorso). Anche qui non manca qualche possibile effetto collaterale, perché va ricordato che a differenza dell’Imu, attuale o “unificata”, la Tasi è integralmente deducibile dall’Irap. Il risultato di questo incrocio dipenderà da caso a caso, ma il raddoppio della quota deducibile previsto dall’emendamento è nei fatti un passaggio necessario anche a evitare brutte sorprese fiscali per le imprese.
    Ma è la semplificazione il cuore di un progetto che vuole cancellare il paradosso della doppia imposta, che obbliga a due calcoli, due dichiarazioni e due modelli per pagare quello che nei fatti è lo stesso tributo sullo stesso immobile. Il legame della Tasi con il finanziamento dei “servizi indivisibili” (luce, manutenzione delle strade, sicurezza locale e così via) è rimasto infatti confinato al nome del tributo, senza alcuna ricaduta pratica.
    L’Imu “riunificata” porta con sé anche la possibilità di rilanciare un’altra promessa che finora non si è mai tradotta in pratica: quella del bollettino precompilato, previsto in Gazzetta Ufficiale fin dal 2014 ma mai arrivato nella casella postale dei contribuenti. A renderlo impossibile è anche il panorama sterminato delle aliquote locali, che nelle delibere hanno provato a inseguire tutti i singoli casi di contribuenti con differenze di trattamento che spesso hanno prodotto più effetti in termini di complicazioni che benefici reali per i diretti interessati.
    Per evitare il fenomeno, la «nuova Imu» sarebbe differenziabile solo in base a una griglia pre-determinata dalla legge stessa. Per le seconde case, per esempio, sono previste solo tre tipologie: quelle vuote, quelle affittate con contratto registrato da almeno due anni e quelle concesse in comodato gratuito a figli o genitori. Per gli altri fabbricati a guidare la possibilità di cambiare l’aliquota sarebbe la categoria catastale, prefigurando quindi un’aliquota per i negozi, una per i capannoni e così via. Rimangono le agevolazioni fisse già previste oggi, come lo sconto del 25% sulle abitazioni affittate a canone concordato e l’esenzione degli immobili merce.
    IL SOLE 24 ORE
    Marco Mobili
    Gianni Trovati

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    Cristina Fortunati
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