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Monti ottiene via libera a manovra, guarda a riforma lavoro

Mario Monti ha ottenuto il via libera definitivo del Parlamento alla manovra per centrare il pareggio di bilancio nel 2013 e guarda adesso alla riforma del mercato del lavoro

Le norme su contratti e ammortizzatori sociali saranno modificate dedicando maggior spazio al dialogo con i sindacati di quanto non sia stato fatto in occasione del pacchetto di austerity contro il quale Cgil-Cisl-Uil – per la prima volta uniti dopo circa sei anni – hanno già indetto uno sciopero generale di 3 ore per i dipendenti privati e pubblici.

“Il Senato ha definitivamente approvato il decreto e ne sono lieto”, ha detto il presidente del Consiglio lasciando palazzo Madama.

“La fase due è già cominciata”, ha aggiunto riferendosi alle misure per lo sviluppo.

Il Senato ha dato la fiducia al governo sulla manovra con 257 voti a favore e 41 voti contrari. I risultati segnano un calo rispetto ai 281 sì e 25 no che il 17 novembre hanno consentito la nascita del nuovo esecutivo.

L’erosione di voti, tuttavia, non sembra preoccupare l’ex commissario europeo che nell’aula di palazzo Madama ha sottolineato come “l’appoggio che il governo riceve dai partiti è molto più grande di quello che i partiti stessi lasciano intendere”.

Da sedare c’è invece lo stato di mobilitazione dei sindacati che, dopo anni di divaricazione sotto il governo Pdl-Lega, hanno ritrovato unità di azione contro l’inasprimento dei requisiti per accedere alla pensione.

“Nella fase che si apre ora, voglio dire che sul tema chiave del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali sarà necessario e possibile procedere con uno stile dei rapporti con le parti sociali diverso da quello che abbiamo dovuto avere in questa prima fase perchè il tema del mercato del lavoro richiede un maggiore dialogo con le parti sociali… e un’agenda strutturale di incontri tematici con le parti sociali”, ha detto Monti al Senato.

Cgil-Cisl e Uil, tra i cui iscritti è grande la percentuale di pensionati, minacciano le barricate contro i progetti del ministro del Lavoro Elsa Fornero per rendere il mercato del lavoro più accessibile ai giovani e meno protettivo nei confronti dei più anziani.

Sorta di bandiera per i tre segretari generali e parte del centro-sinistra è l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che, per le aziende con oltre 15 dipendenti, prevede la possibilità di reintegrare il lavoratore licenziato senza giusta causa.

Dicendo di non considerarlo un tabu’, la Fornero ha sollevato un polverone di critiche che ieri sera ha cercato di disperdere con questa dichiarazione a Porta a Porta: “C’è tanto da fare sul mercato del lavoro prima di arrivare lì (all’articolo 18), che era soltanto un inciso che arriva per ultimo”.

Mettere mano alle rigidità del mercato del lavoro italiano, che protegge chi è già dentro il sistema e scoraggia i nuovi ingressi, significa per molti economisti ridare spinta a una delle economie più fiacche d’Europa.

ITALIA A TESTA ALTA IN EUROPA DOPO MANOVRA

Monti ha più volte sottolineato come senza crescita il debito pubblico italiano non sia sostenibile e che per riconquistare la fiducia dei mercati occorre sì il rigore ma anche una prospettiva di sviluppo di lungo periodo.

Nello scorso decennio l’economia italiana è cresciuta solo dello 0,4% annuo. Nel terzo trimestre del 2011, il Pil si è contratto dello 0,2%. In base alle previsioni del Centro studi di Confindustria l’Italia è già entrata in recessione e il prossimo anno conoscerà una contrazione di quasi il 2% dell’attività produttiva.

Dal punto di vista del nuovo premier le misure correttive avranno sì un effetto recessivo ma sono state prese nell’ottica di evitare il fallimento del Paese e di riportare a tassi più sostenibili gli interessi sui titoli sovrani.

L’Italia ha fatto i suoi compiti e a regime avrà un avanzo primario strutturale pari a circa il 5% del Pil che non ha “pari in Europa”, ha detto oggi Monti al Senato.

Il pacchetto di austerity “consente all’Italia di affrontare a testa alta la crisi europea e portare il suo contributo alla stabilità ed elementi di riflessione sulla sua politica economica”, ha aggiunto il premier che da tempo sollecita una maggiore attenzione alla crescita a livello europeo.

Sull’evoluzione della crisi nella zona euro Monti, che è anche ministro dell’Economia, ha osservato che le azioni condotte dalla Banca centrale europea “favoriscono l’erogazione ordinata del credito all’economia in tutta Europa” ma ha anche sollecitato l’acquisto di titoli di Stato.

“E’ essenziale che gli italiani sottoscrivano Bot e Btp che hanno rendimenti elevatissimi”, ha detto Monti.

Ieri la Bce ha assegnato a oltre 523 banche europee circa 500 miliardi di euro nel primo pronti/termine a 3 anni.

L’operazione dovrebbe allentare le prospettive di un credit crunch e al tempo stesso sostenere l’acquisto di titoli di Stato.

Le banche italiane, però, sono in polemica con i nuovi criteri dell’European banking authority (Eba) che ha chiesto agli istituti di credito italiani un rafforzamento patrimoniale da totali 15,4 miliardi di euro dopo aver fatto loro svalutare i titoli di Stato in portafoglio.

Il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini ha detto ieri che l’esercizio Eba è un deterrente per le banche a sottoscrivere i titoli di Stato e quindi la misura della Bce non potrà essere utilizzata al sostegno dei titoli di Stato.

22 dicembre 2011 – Reuters

Manovra, ultime battute al Senato. Dopo Monti, il voto finale

«Non c’è crescita senza disciplina finanziaria». Il capo del governo: «L’appoggio dei partiti politici è superiore a quello che viene dichiarato». L’Idv conferma il no

La manovra economica del governo Monti è in dirittura di arrivo. Al Senato è iniziata la discussione sul provvedimento su cui il governo ha chiesto la fiducia. Una volta approvato, il cosiddetto decreto «salva-Italia» passerà alla firma del capo dello Stato per poi diventare legge con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Il testo sarà votato da Pd e Pdl, ma non dalla Lega – che mercoledì si è resa protagonista di una rumorosa protesta nell’Aula di Palazzo Madama che ha costretto il presidente Renato Schifani a sospendere la seduta – e dall’Italia dei valori. Non votando la fiducia i dodici senatori dipietristi tolgono dunque di fatto il sostegno all’esecutivo a quello che ancora oggi Elio Lanutti ha definito «il governo dei banchieri». L’Idv aveva invece votato la fiducia il 17 novembre. Il pallottoliere dice dunque che i no alla fine dovrebbero essere 37. Il Pdl voterà a favore seppure con qualche mal di pancia: intervenendo alla cena natalizia dei senatori pidiellini lo stesso Silvio Berlusconi ha lanciato un avvertimento all’esecutivo spiegando che se continuerà la politica di inasprimento fiscale l’appoggio del centrodestra finirebbe con il venire meno, con conseguente ritorno alle urne.

«SERVE DISCIPLINA FINANZIARIA»?- «Non c’è crescita senza disciplina finanziaria» ha sottolineato il premier Monti intervenendo prima del voto. Il premier ha spiegato che il debito pubblico accumulato dall’Italia in decenni è bilanciato dalla presenza di un forte patrimonio pubblico e privato. «Ma i mercati ragionano spesso in termini di sostenibilità del debito». Monti ha spiegato che «l’aumento delle tasse purtroppo necessario» è stato studiato «più sul fonte dei patrimoni» al fine di farli «partecipare allo sforzo di sostenere l’economia italiana» e questo, ha sottolineato, «rende infondato e ripetitivo lo slogan: “Pagano sempre i soliti”». Monti ha poi parlato di interventi in un’ottica di lungo periodo, di «decisioni a carattere strategico» e ha ribadito l’impegno ad intervenire a breve anche sulle liberalizzazioni, inizialmente inserite nel decreto ma poi stralciate. «Abbiamo fatto tutto quello che è stato possibile fare nel volgere di sole due settimane» ha puntualizzato il presidente del Consiglio.

LA «FASE 2» – Per quanto riguarda la nuova fase di azione del governo, Monti ha evidenziato la necessità di intervenire sul mercato del lavoro, «che richiede per sua natura un maggiore dialogo con le parti sociali e per questo avremo un’agenda strutturata di incontri tematici con le parti sociali». Ci sarà poi «un approfondimento sui temi della spesa pubblica, a partire dalle amministrazioni centrali dello Stato. Sarà lavoro di mesi e non di giorni ma anche un’opera che porterà risultati duraturi». Così come «il lavoro sullo sviluppo e sulla crescita che presenteremo a breve e che saranno l’asse portante della nostra azione». Anche perché, ha spiegato Monti, «godiamo dai partiti che ci sostengono un appoggio più grande rispetto a quanto gli stessi partiti dichiarano pubblicamente». Il capo dell’esecutivo ha ringraziato le forze politiche che lo sostengono sottolineando di essere ben consapevole di quanto questo possa costare loro in termini di popolarità presso l’elettorato e di rinuncia al perseguimento dei propri obiettivi politici «nell’interesse dell’Italia».

IL TIMING – Dopo il premier interverranno i leader dei diversi gruppi per le dichiarazioni finali. Una volta approvato, il decreto «Salva Italia» sarà convertito in legge e passerà al Quirinale per la firma del Presidente della Repubblica che ne autorizzerà l’entrata in vigore con la promulgazione e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

IL NUMERO LEGALE – Il Senato nella prima ricognizione effettuata questa mattina non era in numero legale quindi, dopo la verifica, la vicepresidente di turno, Rosy Mauro, ha sospeso la seduta fino alle 9.25, per dare il tempo a un numero sufficiente di senatori di arrivare. E così è stato.

Corriere.it – 22 dicembre 2011

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