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Marche, quattro nuovi casi di listeriosi. Nel Maceratese donna in rianimazione. In corso accertamenti per verificare se sono collegati a quelli registrati nel maggio scorso

Quattro nuovi casi di listeriosi umana sono stati segnalati nelle Marche: accertamenti sono in corso per verificare se sono collegati allo stesso ceppo individuato per un gruppo di casi registrati nella regione dallo scorso maggio, due dei quali con esito mortale, gruppo nel frattempo da 13 a 17 casi.

Le nuove segnalazioni, due in provincia di Macerata, due in quella di Ancona, riguardano persone di età variabile da 52 a oltre 80 anni, tutte sofferenti di patologie precedenti o immunodepresse. Una donna del Maceratese, con un quadro clinico critico pregresso, è stata ricoverata in Rianimazione.

Negli altri casi i sintomi sono più lievi. «Stiamo attendendo i risultati degli esami di laboratorio per capire se sono legati al cluster con il ceppo isolato – spiega il dottor Giuliano Tagliavento, dell’Agenzia regionale sanitaria delle Marche -, ogni anno ci sono casi sporadici di questa malattia». Il medesimo ceppo è stato individuato in un alimento a base di carne, una ‘coppa di testa’, la cui produzione e commercializzazione è stata bloccata il 2 febbraio scorso. Al momento però non è stato stabilito un eventuale collegamento, in particolare con i due decessi.

Le indagini riguardano anche le possibili fonti di infezione: le Listeria è un batterio molto diffuso nell’ambiente, ubiquitario e ‘opportunista’, tollerato entro limiti fissati dalle norme europee anche negli alimenti; in condizioni normali è sufficiente un antibiotico per sconfiggere l’infezione, mentre può rappresentare un rischio per persone debilitate o immunodepresse.

Le Autorità competenti locali, regionali e ministeriali, con il supporto dell’Istituto Superiore di Sanità, Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche, Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (in qualità di Laboratorio Nazionale di Referenza per Listeria monocytogenes), stanno lavorando insieme per individuare le fonti di contaminazione degli alimenti che hanno determinato un incremento dei casi di listeriosi umana nelle Marche a partire dal maggio 2015. Fino al 25 febbraio 2016 – rende noto la Regione Marche – i casi umani identificati come appartenenti al medesimo gruppo (cluster) d’infezione sono in totale 17 (inizialmente erano 13, di cui due chiusi con altrettanti decessi), compresi cinque emersi nel 2016. Da gennaio sono stati inoltre registrati 2 casi sporadici non riconducibili al medesimo ceppo di Listeria monocytogenes e 4 casi per i quali gli accertamenti molecolari sono ancora in corso.

Non si segnalano ulteriori decessi e i nuovi casi riguardano quasi esclusivamente persone affette da patologie o condizioni debilitanti o che erano in terapia con farmaci che riducono la risposta immunitaria. L’incremento dei casi è da imputare prevalentemente ad un unico ceppo di Listeria monoicytogenes identificato con metodiche molecolari come «pulsotipo cluster». Il 2 febbraio 2016, le indagini epidemiologiche e le attività di campionamento di alimenti condotte dai Servizi dei Dipartimenti di prevenzione Asur hanno consentito di identificare lo stesso ceppo in un campione di alimento a base di carne suina (coppa di testa) prodotto da un piccolo stabilimento della provincia di Ancona: il Salumificio Monsano srl (CE IT 1523L).

Anche se questo dato suggerisce un legame tra la contaminazione della coppa di testa e almeno un caso umano di listeriosi, non è possibile al momento ipotizzare un nesso diretto di causalità tra i due rilievi. Anche perchè la data di produzione del lotto risultato contaminato è successiva alla data di insorgenza dei sintomi nel paziente. In ogni caso, il 4 febbraio 2016 il Servizio di Igiene degli Alimenti di Origine Animale dell’Asur ha eseguito i provvedimenti di sospensione dell’attività di produzione e commercializzazione del Salumificio Monsano srl, che a sua volta ha provveduto a ritirare e richiamare tutti i prodotti alimentari (salumi) presenti nella rete di vendita.

Il 24 febbraio 2016 il Laboratorio Nazionale di Referenza per Listeria monocytogenes ha concluso la prima parte delle analisi sui campioni prelevati il 3 febbraio 2016 presso il salumificio marchigiano, confermando la presenza del ceppo di Listeria monocytogenes, caratterizzato da un medesimo profilo genetico (tramite metodica PGFE e sequenziamento totale del genoma batterico) di quello responsabile di alcuni casi umani.

Sono inoltre stato individuati attraverso le indagini epidemiologiche, altri stabilimenti di produzione collegati allo stabilimento di Monsano salumificio marchigiano, nei quali sono stati effettuati campionamenti ambientali e dei prodotti alimentari, le cui analisi sono tuttora in corso. E proseguono le indagini su tutti gli altri operatori alimentari potenzialmente collegati alla ditta di Monsano.

Ad oggi – fa sapere la Regione Marche -, a causa dei lunghi tempi di incubazione della forma sistemica di malattia (70-90 giorni) e della complessità nella completa identificazione dell’origine delle contaminazioni ambientali ed alimentari, è possibile che, nonostante le misure già disposte, si verifichino altri casi.

Il Corriere Adriatico – 29 febbraio 2016 

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