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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Martina: «Il diritto al cibo va inserito nella Costituzione. L’Italia sia prima in Europa» Il ministro dell’Agricoltura: non è l’Expo delle multinazionali
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    Martina: «Il diritto al cibo va inserito nella Costituzione. L’Italia sia prima in Europa» Il ministro dell’Agricoltura: non è l’Expo delle multinazionali

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche7 Febbraio 2015Nessun commento4 Minuti di lettura
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    «Portiamo nelle Costituzioni, a partire dalla nostra, il diritto al cibo». Il ministro alle Politiche agricole e delegato all’Expo, Maurizio Martina, lancerà la richiesta durante la giornata di lavori che si svolge oggi all’Hangar Bicocca, prova generale dell’esposizione e momento di riflessione sui contenuti della futura Carta di Milano.

    In quarantadue tavoli di lavoro si incroceranno cinquecento esperti, ci sarà un messaggio di papa Francesco, dell’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva e anche, annunciato giusto ieri, del neo presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La chiusura è affidata al premier Matteo Renzi che approda a Milano con una dozzina di ministri per ribadire il proprio sostegno all’Expo.

    Ministro, questa idea della Costituzione?

    «La nostra esposizione è dedicata al tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Dobbiamo dare un contributo autentico per far sì che il cibo venga assunto come diritto fondamentale. Ad oggi sono 23 i Paesi che hanno in Costituzione questa voce, dal Brasile all’India al Messico: nessun Paese europeo tra questi. Poi un altro centinaio, tra cui noi, lo assumono indirettamente perché hanno firmato accordi internazionali. Ma sarebbe importante assumere questo impegno e portarlo nella prima parte della nostra Costituzione, perché sia la Repubblica a promuovere politiche per una adeguata alimentazione per tutti. È una sfida per il Paese: ci misureremo su quanto sapremo chiamare alle loro responsabilità le nazioni. E questo tema incrocia le sensibilità di molte delle personalità che ascolteremo domani, dal Papa in poi, e incrocia il lavoro che faremo con i tavoli».

    L’obiettivo di questa giornata di consultazioni?

    «Vogliamo svelare l’anima di Expo, far comprendere la potenza dei suoi contenuti, raccontare idee che possono essere condivise e possono diventare buone pratiche per il mondo. Avremo 20 milioni di visitatori che potranno ascoltare, vedere e imparare. Abbiamo tentato l’avventura dei 42 tavoli tematici, di momenti veri di approfondimento: può essere riconosciuto come metodo nuovo importante».

    Una sorta di Leopolda, come direbbe Renzi?

    «L’impostazione aperta è quella: mettere in circuito idee ed energie, finalizzando il lavoro alla stesura della Carta di Milano, eredità immateriale che immaginiamo possa essere ponte ideale tra quello che accadrà nei sei mesi di Expo e quello che accadrà soprattutto dopo».

    Il direttore della Fao, José Graziano da Silva, vuole usare Expo per lanciare gli Obiettivi del Millennio post 2015.

    «E siamo in totale sintonia. Il filo conduttore di tutto il nostro impegno e il nostro sforzo si inseriscono nell’agenda internazionale: vogliamo vivere il passaggio di Expo come fondamentale verso la discussione sui prossimi obiettivi del Millennio e siamo felici che tanti abbiano accettato di confrontarsi con noi».

    Dopo questi tavoli cosa ci sarà?

    «Questo è un punto di partenza. Nei prossimi mesi e soprattutto durante l’esposizione questi tavoli e questi titoli andranno sviluppati e saranno lo scheletro fondamentale del significato di questo evento».

    A Palazzo Marino, sede del Comune, oggi ci sarà un convegno di chi considera questa come l’Expo «delle multinazionali». Come risponde al dissenso?

    «Con noi all’Hangar ci saranno associazioni che stanno animando il Padiglione di Cascina Triulza, dove avranno sede e voce la società civile e le associazioni non governative. Ci sarà la presidente dell’organizzazione mondiale dei sindacati agricoli; ci saranno esperienze che arrivano dalla terra e legate a impegni sociali e civili molto importanti. Io invito a non vivere Expo in modo ideologico: abbiamo bisogno di tutti se vogliamo affrontare questo tema, abbiamo bisogno delle imprese consapevoli e responsabili, dei cittadini, delle istituzioni, delle associazioni…».

    Ministro Martina, qui parliamo dell’eredità immateriale di Expo. E l’eredità materiale? Cosa sarà di questo milione di metri quadrati di terra?

    «Anche l’eredità materiale è una bella sfida e l’ipotesi formulata dall’Università di Milano che vorrebbe trasferire lì i suoi dipartimenti di Agraria, Scienze e così via è una grande occasione. Mi piace molto, davvero, e sono sicuro sia questa la strada da percorrere per il dopo Expo: lasciare a Milano e all’Italia un grande polo formativo e di innovazione».

    Il governo è pronto a fare la sua parte?

    «Se si muovono anche realtà importanti come la Statale, sicuramente Milano può ambire a costruire un progetto di grande portata, utile a tutto il nostro Paese. E se ci sarà un buon gioco di squadra il Governo non si tirerà indietro, farà la propria parte».

    Il Corriere della Sera – 7 febbraio 2015

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