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Materiali a contatto con gli alimenti: nuove regole per rafforzare il principio di mutuo riconoscimento dei beni. La proposta della Commissione europea

La Commissione europea ha pubblicato una proposta di regolamento per rafforzare il principio di mutuo riconoscimento dei beni (compresi i materiali a contatto con gli alimenti o Moca) tra gli Stati membri. Già nel 2016 il Parlamento europeo aveva fortemente criticato il sistema di regole vigenti nel settore Moca attraverso una drastica relazione, che puntava il dito verso i governi e le autorità degli Stati dell’Unione, la Commissione e persino l’Efsa, parlando senza mezzi termini di “evidenti mancanze che mettevano a rischio non solo la circolazione dei beni e quindi l’intera economia del settore a livello comunitario, ma anche, aspetto più preoccupante, i consumatori”.

Sul principio di mutuo riconoscimento, lo stesso Parlamento era stato piuttosto duro: “Il principio non funziona. Nonostante sia previsto dagli accordi Ue, secondo il quale un prodotto riconosciuto sicuro e commercializzato in un Paese membro, può essere venduto in altri Paesi Ue senza ulteriori studi ed analisi, il principio non è applicato e i diversi Stati stanno prendendo strade differenti in materia.

Il nuovo progetto, arrivato dopo una valutazione iniziale condotta nel 2016, chiarisce la portata della norma e introduce semplificazioni per le aziende nel dimostrare che un prodotto è già legalmente commercializzato sul territorio europeo, con l’introduzione di un modello di dichiarazione volontaria (realizzabile anche online seguendo criteri specifici).

Partendo dal presupposto che il mutuo riconoscimento è essenziale per il mercato unico delle merci, la Commissione europea si propone di valutare il suo funzionamento ogni 5 anni e presentare una relazione al Parlamento e al Consiglio al fine di migliorare ulteriormente le disposizioni a tutela di tale principio. Ne analizzerà i criteri di efficacia, l’efficienza, la pertinenza, la coerenza e il valore aggiunto dell’Ue, nonché l’impatto sulla libera circolazione delle merci e sul mercato interno degli Stati; parametri di non poco conto, quindi.

Alla luce del fatto che finora è stato semplicissimo bloccare merci non certificate secondo le leggi del mercato di destinazione (seppur autorizzate secondo quelle di altri Paesi membri), sono stati introdotti chiari criteri attraverso cui le autorità competenti devono necessariamente “dettagliare e motivare le ragioni di un respingimento”. In particolare deve essere definito quale “interesse pubblico giustifica il respingimento di un bene”. Inoltre, mentre uno Stato membro sta effettuando una valutazione per respingere un prodotto, “non può sospendere, nemmeno temporaneamente, la messa a disposizione di quel bene”, fatta eccezione per situazioni di grave rischio o motivi di pubblica sicurezza che richiedono rapido intervento da parte delle autorità.

Rafforzata anche la rete Solvit, servizio fornito dall’amministrazione nazionale degli Stati membri dell’Ue e da Islanda, Liechtenstein e Norvegia, che aiuta le imprese quando i loro diritti vengono violati dalle autorità pubbliche di un altro Stato membro, mirando a trovare una soluzione entro 10 settimane. Solvit può essere utilizzato in alternativa ai procedimenti giudiziari, di fronte a una decisione nazionale che nega o limita l’accesso al mercato, sulla base del principio del mutuo riconoscimento.

Ai diversi Stati membri il Regolamento impone la designazione e il mantenimento di “punti di contatto” sul territorio nazionale, in grado di fornire alle aziende informazioni chiare sul principio di mutuo riconoscimento e sulla sua applicazione, e rispondere entro 15 giorni lavorativi a qualsiasi richiesta sul tema. Sembra tutto troppo bello per essere vero? Tornate con i piedi per terra e ricordatevi che, al momento, si tratta solo di una proposta di legge…

Il Fatto alimentare – 16 gennaio 2018

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