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Medici ‘a gettone’. Bigon e Pressi: “Meccanismo dannoso per l’utenza. Servono regole stringenti ma soprattutto assunzioni stabili. La Regione agisca per mettere fine a questo sistema”

“Il meccanismo dei medici ‘a gettone’, professionisti sanitari ingaggiati da cooperative che prestano servizio presso le strutture ospedaliere del Sistema Sanitario Nazionale, con contratti a chiamata, presenta limiti e storture dal potenziale dannosissimo per l’utenza. La Giunta regionale ha il dovere di arrestare questa deriva”.

La presa di posizione è della consigliera regionale del PD Veneto e vice presidente della Commissione Sociosanitaria, Anna Maria Bigon.

L’esponente dem, annunciando la presentazione di un’interrogazione, evidenzia come “il considerevole utilizzo di queste forme di prestazione lavorativa presso le strutture sanitarie pubbliche è da imputare, in particolare, a tre ragioni. In primis il turnover rimasto di fatto bloccato per 14 anni, dal 2005 al 2019. Quindi una programmazione non in linea con le reali necessità di personale, per cui tra il 2015 e il 2020 i 24.752 specializzati entrati in servizio, non hanno sufficientemente sopperito ai pensionamenti che sono stati 37.800. non da ultimo, l’aumento esponenziale, verificatosi durante il periodo di pandemia, delle dimissioni volontarie dei medici del SSN e dei pre-pensionamenti”.

Per Laura Pressi (USB – RSU ULSS 9) “l’arruolamento dei medici ‘a gettone’ “avviene senza alcun controllo. Vengono spesso fatti entrare negli ospedali senza neppure un colloquio conoscitivo. E non di rado accade che si tratti di medici in età avanzata costretti a lavorare anche 36 ore ininterrottamente e frastornati dagli spostamenti. Con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di rischio per la tutela dei pazienti. Un problema che riguarda, ma non solo, luoghi delicatissimi come i Pronto Soccorso”.

“Si tratta di un sistema che ancora una volta favorisce il privato e danneggia il pubblico, che con questo sistema si ritrova non solo senza garanzie di qualità e sicurezza ma è per giunta costretto a pagare cifre esorbitanti, visto che ogni turno è ben remunerato: si va dai 65 ai 90 euro circa l’ora. Serve una riforma strutturale del SSN che abbia come obiettivo primario l’assunzione, nel più breve tempo possibile, di un congruo numero di medici da inserire in pianta stabile nelle strutture sanitarie pubbliche. E servono regole più stringenti per le cooperative cui viene affidato il reclutamento di medici, in particolare per quanto riguarda i controlli dei relativi curricula e i turni di lavoro. La Regione ha il dovere di agire in questo senso”.

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