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Medici e infermieri, assunzioni sbloccate. Accordo Governo-Regioni. Per i nuovi ingressi nel Ssn si farà riferimento ai livelli di spesa 2018. Sindacato perplessi

Gli ospedalieri : «Per recuperare il gap di 10mila medici, che vale un miliardo, con le risorse previste servirebbero almeno 20 anni»
La notizia è di quelle che fanno rumore nel mondo della sanità: Mef, ministero della Salute e Regioni hanno trovato la “quadra” che dovrebbe ridare ossigeno alle assunzioni nel servizio sanitario nazionale pubblico. L’intesa raggiunta ieri in Conferenza Stato-Regioni manda in soffitta il vincolo fissato in epoca di spending review: budget per le assunzioni fermo ai livelli 2004 meno l’1,4%. Un tetto che negli anni ha inchiodato il personale al palo, mettendo a repentaglio i Livelli essenziali di assistenza. Con l’accordo di ieri, che porta la soglia di spesa al 2018, aggancia gli incrementi (+5%) all’aumento del Fondo sanitario nazionale e prevede meccanismi premiali, si cambia. Almeno in teoria.
A plaudire per un successo che è anche politico è innanzitutto la ministra della Salute Giulia Grillo: «Ho portato avanti il mio impegno per superare l’anacronistico blocco delle assunzioni nella Sanità imposto dal 2009 a tutto il Ssn», ha dichiarato ieri su Facebook. Mentre per il sottosegretario alla Salute Luca Coletto «il via libera alle assunzioni è una boccata d’ossigeno».
La norma troverà spazio in forma di emendamento nel primo provvedimento parlamentare utile. Il nuovo meccanismo prevede che a decorrere dal 2019 la spesa per il personale degli enti Ssn di tutte le Regioni «non possa superare il valore della spesa sostenuta nell’anno 2018». Se superiore, non potrà superare in ogni caso il valore previsto dalla Finanziaria per il 2010 (il livello 2004, appunto). L’incremento è agganciato all’aumento del Fondo sanitario nazionale: 5% in più ogni anno e l’importo include le risorse per il trattamento accessorio del personale. Dal 2021 però il +5% sarà subordinato «all’adozione di una metodologia per la determinazione del fabbisogno di personale degli enti Ssn». Non solo: sulla base di accordi con Salute e Mef, le Regioni potranno alzare ancora i limiti di spesa per il personale esattamente della cifra che saranno state in grado di risparmiare con la «riduzione strutturale» degli esborsi per i servizi sanitari esternalizzati. Quindi i risparmi ottenuti riportando la gestione “in house” amplieranno la mano libera delle amministrazioni.
Questo, a grandi linee: i dettagli sono ancora da studiare e da analizzare. Per questo il principale sindacato degli ospedalieri (Anaao Assomed) e la Federazione dei medici (Fnomceo) frenano gli entusiasmi: pesano il rischio di non recuperare il vuoto di professionisti che si è creato in questi anni di blocco e la “scala mobile” che lega gli aumenti di spesa alla quota di riparto del Fsn, rischiando di premiare i più ricchi. «Questo provvedimento è per noi un Giano bifronte – avvisa il segretario dell’Anaao Assomed Carlo Palermo, che proprio ieri sul Sole24Ore denunciava una carenza di 16.700 specialisti – guardando alle ultime stime della Ragioneria generale dello Stato, mancano 10mila medici e 50-60mila infermieri. Solo recuperare i medici comporterebbe una spesa di un miliardo, al cui confronto i 50 milioni in più per le assunzioni previsti dalla nuova norma per il 2019, agganciati come 5% all’incremento di un miliardo del Fondo sanitario nazionale, sono soltanto briciole».
Il Sole 24 Ore
Barbara Gobbi

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