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Medici e infermieri, pochi vaccinati. «Oscillano tra il 10 e il 20 per cento». Per gli operatori sanitari raccomandati 18 sieri. Partita la ricognizione nelle Usl

E’ vero all’ultimo momento dalla legge Lorenzin, che lo scorso luglio ha introdotto 10 vaccini obbligatori per i minori fino a 16 anni, è stato stralciato il medesimo diktat rivolto a personale scolastico e sanitario. Però da novembre la Regione sta ugualmente monitorando la copertura di medici, infermieri e operatori sociosanitari. Ha inviato alle Usl un modulo ministeriale che chiede agli interessati quali di queste vaccinazioni abbia effettuato: antipolio, antidifterica, antitetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti Haemophilus influenzae B, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-varicella e anti-parotite (le 10 imposte ai ragazzini); antinfluenzale, anti-meningococcica di tipo B e C; anti-pneumococco; anti-epatite A; anti-papilloma virus; anti herpes zoster; anti-tubercolosi. Si può: barrare le caselle relative alle vaccinazioni assunte, lasciarle libere o segnare l’opzione «Non ricordo».

«E’ una ricognizione conoscitiva — spiega Antonio Compostella, direttore generale dell’Usl 5 Polesana — stiamo raccogliendo i moduli da inviare alla Regione. E intanto tentiamo di sensibilizzare i camici bianchi, riottosi in materia. Io stesso, per dare il buon esempio, mi sono vaccinato contro l’influenza. Non c’è alcun obbligo a mettersi in regola con l’elenco diffuso dal ministero della Salute, ma sussiste una forte raccomandazione». In una delle riunioni settimanali tra direttori generali e referenti di Palazzo Balbi si è parlato dell’iniziativa della Regione Emilia Romagna, che allontana dai reparti più «delicati» (Oncologia, Ematologia, Pronto Soccorso, Rianimazione, Terapia intensiva, Pediatria, Ostetricia, Neonatologia, Trapianti e Malattie infettive) i medici non in regola col certificato vaccinale. «E’ un’idea condivisa dalla Società italiana d’Igiene, alla quale appartengo — rivela Antonio Ferro, referente per il Veneto e responsabile del sito regionale VaccinarSì — non è giusto mettere a repentaglio la vita di pazienti già fragili. Le coperture sono molto basse: inferiori al 10% per i medici e sul 15%-20% per tutti gli operatori sanitari. Con il caso virtuoso di Legnago, che arriva al 40%».

Al momento la più «volenterosa» è l’Usl 6 berica che, dopo aver raccolto le dichiarazioni dei propri dipendenti tra novembre e dicembre, ha offerto agli inadempienti o parzialmente inadempienti al lavoro nei reparti a rischio la possibilità di farsi vaccinare dai colleghi del Dipartimento di Prevenzione. «Stiamo già procedendo con i medici», conferma la dottoressa Paola Costa, a capo del servizio. E se qualche dirigente ipotizza «problemi contrattuali», i sindacati per una volta non hanno nulla da ridire. «Benché la richiesta di dichiarare il proprio stato vaccinale sia arrivata all’improvviso e senza alcuna spiegazione, penso che sia giusto tutelare la nostra salute e quella dei pazienti — dice Adriano Benazzato, dipendente dell’Usl 6 Euganea e segretario regionale dell’Anaao (ospedalieri) —. Io il modulo l’ho già compilato, purtroppo però a cinquant’anni di distanza non ricordo tutte le vaccinazioni fatte e non sono riuscito ad averne il rendiconto dall’azienda sanitaria di riferimento, perchè la documentazione cartacea è andata persa o distrutta. Ecco, questo potrebbe essere il punto debole dell’iniziativa, però la possibile soluzione è assumere adesso i sieri che ci mancano».

Facile a dirsi, ma a farsi? «E’ sempre stato un problema convincere i medici a vaccinarsi — avverte Carlo Bramezza, direttore generale dell’Usl 4 Veneto orientale — prendi l’influenza: nessuno si immunizza e il risultato è che quest’anno mi sono ritrovato con 15 camici bianchi in meno, perchè a letto malati. Rinnovo comunque la mia disponibilità: il personale che desidera mettersi in regola con il calendario raccomandato, lo può fare qui, in azienda». «Io lavoro in Chirurgia e mi sono vaccinato — nota Giovanni Leoni, medico dell’Usl 3 Serenissima, segretario regionale della Cimo (ospedalieri) e presidente dell’Ordine dei Medici di Venezia — non possiamo diventare potenziali agenti infettivi per i pazienti. E nemmeno essere carenti sulle evidenze scientifiche. Non c’è molto da discutere, noi medici dobbiamo dare il buon esempio». Insomma, finita la tornata degli scolari, i Servizi di Prevenzione dovranno regolarizzare il personale sanitario.

Il Corriere del Veneto – 13 febbraio 2018

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