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Medici, protesta per le maxi-polizze. La Corte dei Conti potrà obbligare l’Ulss a rivalersi sul responsabile Servono assicurazioni personali con premi fino a 12 mila euro

Non bastasse il turno europeo, ecco una nuova, pesante tegola sulla testa dei medici ospedalieri. Dal primo gennaio cambia il sistema assicurativo. L’Ulss pagherà direttamente i sinistri di malasanità fino a 500 mila euro. La Regione coprirà i danni oltre questa cifra. Ma l’azienda sarà tenuta a segnalare ogni liquidazione assicurativa alla Corte dei conti che, in caso di evidente colpa grave da parte del medico, potrebbe obbligare l’Ulss a applicare il diritto di rivalsa nei confronti del responsabile.

E questo, davanti all’ipotesi di danni e sentenze che in alcuni casi comportano l’esborso di parecchi milioni di euro, costringerà i camici bianchi a stipulare polizze personali che per alcuni reparti più a rischio, ostetricia e ginecologia, ortopedia, chirurgie vane, si preannunciano salatissime con premi fino a 10-12 mila euro ma anche di più. Anzi la prospettiva per primari e aiuti è di dover ricorrere non solo ad una, ma addirittura a due polizze per avere una doppia copertura, la prima per le responsabilità civili e la seconda perla tutela legale quando i contenziosi dovessero assumere un risvolto penale. Ovviamente, le spese lieviteranno, e per stipendi che non sono certo stellari, il prelievo forzoso per non dover trovarsi schiacciati sotto il profilo economico dai rischi del mestiere accende le proteste e fa minacciare una drastica riduzione di interventi e prestazioni.

Non è un momento felice per il San Bortolo. L’atmosfera è pesante. Il malessere può incidere sui servizi. E a rimetterci alla fine potrebbero esserci i malati. Già alcuni primari hanno contattato il direttore generale Ermanno Angonese, che si è impegnato a studiare una soluzione per aiutarli ad uscire da questo labirinto, ma la realtà per il momento promette solo un pesante salasso per le tasche dei medici. I quali lamentano di arrivare alla nuova fase senza un tavolo informativo, ma il nuovo corso era in itinere da tempo, anzi l’Ulss 6 arriva fra le ultime all’adeguamento per il fatto che fino al 31 dicembre, secondo il vecchio modello, aveva in atto un contratto con una compagnia romena. Ora, però, non esistono alternative. Dall’inizio del 2016 anche Vicenza entrerà in un sistema unitario regionale. Il Veneto, reduce dall’infelice esperienza con City Insurance (conclusasi con un’indagine in Procura e un’altra della Corte dei Conti) ha adottato un sistema misto, che prevede la strada dell’autoassicurazione per i sinistri fino a 500 mila euro di risarcimento, e l’intervento della Regione per il rischio catastrofale a partire dal mezzo milione in su. L’Ulss sarà, dunque, chiamata a far da sé, con un fondo rischi aziendale, per tutte le “malpractices” a minor tenore economico. Per il resto sarà la Regione a coprire il danno tramite un broker che verrà individuato tramite una gara centralizzata dal Cras, il Coordinamento degli acquisti in sanità. Prime a partire sono state, in via sperimentale, Padova e Verona. Adesso, come ha stabilito la delibera della giunta regionale 1322 del 9 ottobre, diventa operativo l’intero piano di riorganizzazione. Ogni azienda dovrebbe essere coperta fino a,3 milioni per sinistro. Per il resto la materia è fluida. Il meccanismo assicurativo del “fai-da-te’ consentirà alla Regione di dimezzare da 80 a 40 milioni i premi pagati dalle Ulss a compagnie quasi sempre straniere che avevano trovato un grosso business (quest’anno anche Vicenza ha pagato alla Lig Insurance di-Bucarest 6 -milioni a fronte di risarcimenti largamente inferiori).

Ma il cambio di sistema inguaia i medici, che non potranno non tutelarsi dinanzi, come detto, al pericolo che la Corte dei conti ordini all’azienda di far scattare la rivalsa, cioè di farsi rimborsare in solido la somma versata per il risarcimento da chi ha effettuato un intervento chirurgico o una prestazione clinica, una volta che la colpa sia stata accertata.

Cause in aumento

IL SISTEMA

Finora al San Bortolo, pagando 600euro l’anno, prelevati dallo stipendio, il medico poteva chiedere la copertura integrativa alla compagnia sotto contratto con l’Ulss. Ora dovrà sobbarcarsi una spesa di migliaia di euro, fra l’altro non detraibile dalle tasse. E questo, mentre in Italia aumentano le cause legali promosse contro i camici bianchi (anche se poi più del 90% terminano con un assoluzione o un’archiviazione) e i medici lamentano di dover lavorare in un clima da caccia alle streghe. Il primario di neurochirurgia Lorenzo Volpin è arrabbiato: «Dobbiamo dare un servizio in condizioni difficili senza essere protetti dall’ente pubblico per il quale si lavora. Ci sentiamo abbandonati. Se non si salvaguarda la professionalità, la qualità scade». Sulla stessa linea il primario di chirurgia vascolare Domenico Milite: «Un’altra mazzata. Ci costringono alla medicina difensiva». Un chirurgo che vuole restare nell’anonimato minaccia: «Opereremo solo le urgenze».

Franco Pepe Il Giornale di Vicenza – 3 dicembre 2015

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