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Medici, veterinari e infermieri protestano ovunque. «Si svegliano tardi, sistema a rischio». Dichiarato lo stato di agitazione

Corriere di Verona. «Una giornata straordinaria», dice Adriano Benazzato, segretario regionale di Anaao Assomed, la sigla dei medici ospedalieri, parlando delle assemblee che, ieri dalle 8 alle 10 hanno paralizzato tutti gli ospedali veneti. «Mai visto una partecipazione così trasversale del mondo della sanità, tant’è che si è votato lo stato di agitazione complessiva, non è mai successo prima». I numeri parlano di 1055 partecipanti in tutti gli ospedali veneti. Parole che rimbalzano, pressoché identiche, in casa Cgil, Uil, Anaao appunto ma anche tutte le sigle della sanità, dalla veterinaria alla dirigenza medica. Unica assente la Cisl. Per acclamazione si è votato un documento durissimo contro la Regione Veneto firmato dall’«Intersindacale dirigenza medica e sanitaria e comparto».

«Denunciamo l’errata e colpevole politica del personale attuata dalle Regioni, in particolare dalla Regione Veneto, nei riguardi dei dipendenti del Sistema sanitario nazionale», esordisce il documento. E poi, un cahier de doléances in piena regola: il disinteresse della Regione nei riguardi dell’enorme problema creato dall’invecchiamento del personale sanitario, «se medici e personale sanitario si comportassero così nei riguardi dei pazienti che assistono, ignorando sintomi e segni evidenti di patologia,sarebbero denunciati per colpevole omissione», si legge. Si lamenta un consistente aumento dei carichi di lavoro, la sistematica persecuzione di tagli e risparmi sui costi, un «clima lavorativo da caserma», il «ricorso intimidatorio a procedimenti disciplinari», lo «scandaloso ricorso della Regione Veneto alla Corte Costituzionale contro l’incremento del 3,48% della massa salariale. Uno j’accuse acuminato che si conclude con: «non siamo più disposti ad accettare tali comportamenti vessatori ed il perdurare di scelte programmatorie ed organizzative regionali ed aziendali pericolose ed incoscienti nei riguardi della salute pubblica». Le nuove schede ospedaliere in dirittura d’arrivo e le carenze di personale si sono miscelate in un composto esplosivo, insomma. E i sindacati non si trattengono. «La nota sui concorsi diramata ieri? Trite manovre pre elettorali», taglia corto Francesco Menegazzi della Uil Fp di Venezia. «Una mossa curiosa, – considera sarcastico il segretario regionale della Cgil Fp, Daniele Giordano – vista la coincidenza con le assemblee di venerdì. Di fatto la Regione certifica una carenza programmatoria spaventosa se ha bandito posti per 700 medici in pochi mesi. La sostanza non cambia, è stato indetto lo stato di agitazione e significa che comunicheremo alla prefettura di Venezia che informerà il Viminale. La prospettiva non esclude uno sciopero massiccio. L’intento è obbligare la Regione a presentarsi con un piano finalmente chiaro e a far pesare il proprio ruolo, e un suo sottosegretario, Luca Coletto, al tavolo nazionale in cui si discute del rinnovo contrattuale. Il contratto dei medici è scaduto da dieci anni, quello di comparto da sei mesi». L’accusa principe, poi, nasce delle contestate schede ospedaliere. «Madre di tutti i problemi è la tragica carenza di personale – analizza Benazzato – che diventa alibi per privatizzare la sanità pubblica».

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