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Osservatorio Salute. Medicina, aumentare le borse per gli specializzandi e allargare le iscrizioni. Ricciardi: scenario drammatico, frutto di errata programmazione

Il Sole 24 Ore. Aumentare le borse destinate agli specializzandi ma, anche, allargare le maglie delle iscrizioni ai corsi di laurea in Medicina. Questa la ricetta proposta dall’ultimo focus sull’emergenza medici in Italia, presentato ieri dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane, che opera all’interno di Vithali, spin off dell’Università Cattolica di Roma. Per rimpiazzare tutti i 56mila medici che nei prossimi 15 anni lasceranno il servizio sanitario nazionale, è la proiezione dell’Osservatorio, saranno necessarie 13.500 immatricolazioni ai corsi di laurea in Medicina – circa 5mila studenti in più da formare ogni anno – e 11mila posti di specializzazione.

Secondo le proiezioni dell’Osservatorio, basate sui dati del Miur e del ministero della Salute – dei 56mila medici che il Ssn perderà, per l’effetto del pensionamento visto che l’età media al 2017 era di 55 anni, ne saranno rimpiazzati solo il 75%, cioè 42mila. Un dato che gli esperti definiscono “drammatico” e che si avvererà – spiegano – considerando l’attuale numero di posti per i corsi di laurea in medicina e chirurgia e delle scuole di specializzazione. «Questo scenario – afferma Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio nazionale sulla Salute nelle Regioni italiane – si è determinato nel corso di anni in cui non è stata fatta una programmazione adeguata e oggi rischia di compromettere le basi portanti del servizio sanitario nazionale».

A entrare nel dettaglio tecnico è il direttore scientifico dell’Osservatorio, Alessandro Solipaca: «Secondo le nostre proiezioni, all’attuale ritmo di immatricolazione di 10mila studenti l’anno e considerando che dei nuovi medici le scuole di specializzazione ne assorbono 6mila annualmente, tra 15 anni avremo “solo” 42mila medici specializzati. Ne mancheranno quindi ben 14mila, per recuperare i camici bianchi usciti. Aumentare le borse portandole a 11mila è solo una parte della soluzione – avvisa Solipaca -: contestualmente per arrivare a quota 56mila si dovrà aumentare le immatricolazioni a 13.500».

Un tema, quello dell’aumento degli accessi a Medicina e perfino dell’eventuale addio al numero chiuso, che è al centro di una serie di disegni di legge parlamentari ma che è soprattutto sul tavolo del ministro dell’Istruzione e dell’Università. La promessa del titolare del Miur Marco Bussetti di aumentare già dal prossimo anno di un 20% gli accessi a Medicina, trova conferma da ultimo nelle proiezioni della Cattolica.

Ma non tutti sono d’accordo e le voci contrarie arrivano proprio da chi opera sul campo: «Aumentare adesso gli accessi a Medicina, a fronte dei quasi ventimila medici che rimarranno bloccati nell’imbuto “formativo”, cioè tra laurea e specializzazione, tra soli due anni, appare inopportuno oltreché inutile, visto che questi medici finiranno il loro percorso tra undici anni, quando la gobba pensionistica, che raggiungerà il suo apice nel 2025, sarà ormai superata». Così il presidente della Federazione nazionale dei medici e degli odontoiatri, Filippo Anelli, si oppone tranchant alla proposta dell’Osservatorio sulla salute nelle Regioni italiane, così come nei giorni scorsi aveva contestato le dichiarazioni del ministro.

E i problemi non finiscono qui. Lo stesso Solipaca solleva la questione tenuta deli Atenei, a fronte di un aumento degli accessi. «Le Università – afferma – vanno messe nelle condizioni di poter ricevere questo 20% in più, ci vogliono professori, posti e laboratori. Resta il fatto che – chiosa – solo con l’aumento delle borse di specializzazione il sistema non regge».

Andrea Carli

Barbara Gobbi

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