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Meningite, l’ipotesi del vaccino in università. Milano, i timori in Statale per la morte della seconda ragazza. «Pronto un piano per 110 studenti di Chimica»

Tra i laboratori di Chimica dell’università Statale di Milano aleggia lo spettro di una misura di emergenza: un vaccino di massa per gli studenti, dopo la morte di due ragazze nel giro di quattro mesi, entrambe per meningite fulminante. Il timore dei vertici dell’ateneo e dei medici dell’Asl è quello di un focolaio epidemico dovuto a un portatore sano della malattia in grado di contagiare tutti gli altri.

Il piano è quello di vaccinare, già dopo il ponte dell’Immacolata, almeno i 110 studenti entrati in contatto con Flavia Roncalli, 24 anni, utima delle due vittime, martedì all’ospedale Niguarda. Soprattutto per rassicurare i ragazzi, che ieri hanno intasato i centralini dell’ateneo di telefonate. Quest’estate la stessa sorte era toccata alla coetanea Alessandra Covezzi, anch’essa ricercatrice di Chimica. Solo una fatalità? Per provarlo bisogna aspettare l’esito degli esami clinici: c’è ancora da capire se il ceppo sia lo stesso, un meningococco di tipo C. La causa della tragica coincidenza può dunque essere un allievo o un lavoratore (portatore sano come peraltro il 30% della popolazione).

Sono le 4 del mattino di martedì scorso quando Flavia, origini napoletane, arriva al pronto soccorso con forti dolori all’addome. Esami preliminari interlocutori, sintomatologia generica, i medici decidono di avviare una terapia per ridurre le sofferenze. Tre ore dopo, l’arresto cardiaco. Équipe medica sotto choc, parte un’ulteriore serie di test, la meningite batterica viene esclusa. Mercoledì la diagnosi, comunicata a famiglia e ateneo: gastroenterite. Ma l’Asl chiede ulteriori accertamenti, in particolare l’esame molecolare Prc che, in serata, darà esito positivo: è sepsi da batterio della meningite. Scattano le misure di profilassi, i campioni di Flavia partono subito per Roma, con destinazione l’Istituto superiore di Sanità. Bisogna capire la natura del batterio, probabilmente di ceppo B o C. Il pensiero va subito a un’altra drammatica mattina di fine luglio, quando era morta Alessandra Covezzi. La giovane ferrarese tornava da un fine settimana ai lidi di Comacchio. Martedì l’arrivo all’ospedale Fatebenefratelli, dopo poche ore il decesso. Due morti ravvicinate che, ora, rischiano di far scattare il vaccino.

Simona Ravizza Giacomo Valtolina – Il Corriere della Sera – 2 dicembre 2016 

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