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Mense scolastiche, quattro arresti: porzioni scarse e cibi contraffatti. Indagano i Nas: la ditta nel mirino operava a San Polo, Motta e Cimadolmo

Il Corriere del Veneto. Porzioni di cibo troppo scarse, con temperature spesso non adeguate, e qualità dei prodotti utilizzati non conformi a quanto previsto dal capitolato della gara d’appalto. Addirittura cibi convenzionali spacciati per biologici o senza glutine.

Sono alcune delle violazioni che i militari del nucleo Nas di Udine contestano alla EP srl, società specializzata nella somministrazione del servizio mensa, con sede legale a Roma e operativa a Napoli, ma impegnata nel gestire le mense scolastiche anche in tre comuni del Trevigiano: Cimadolmo, San Polo di Piave e Motta di Livenza. L’indagine. avviata nell’ottobre del 2020, ha portato ieri mattina all’arresto di quattro persone, tutte ai domiciliari, mentre una quinta sarà sottoposta ad obbligo di dimora. Tra loro anche una donna di 45 anni residente a Oderzo, K.B, responsabile dell’area del Trevigiano per conto della EP.

Una decina gli indagati (tra cui dipendenti della società, un amministratore pubblico, un funzionario pubblico ed un libero professionista), mentre sono state 22 le perquisizioni eseguite dai militari del Nas, anche in aziende fornitrici della società, anche nel Veneziano. I coinvolti nella vicenda devono rispondere del reato di frode nelle pubbliche forniture nei confronti dei Comuni di Udine, Varmo, Trivignano Udinese, Tarcento, Arta Terme, Rive d’Arcano (UD), Vito d’Asio (PN) e, in provincia di Treviso, quelli di Cimadolmo, San Polo di Piave e Motta di Livenza.

Le amministrazioni trevigiane coinvolte avevano affidato alla EP, attraverso la Provincia come base appaltante, i servizi di ristorazione per gli anni scolastici 2019-20 e 2020-21. L’indagine è stata avviata dopo alcune segnalazioni da parte delle commissioni mensa costituite da rappresentanti dei genitori di istituti scolastici di Udine e di Varmo (UD): lì, oltre a quantità scarsa e qualità non eccelsa del cibo servito, avevano trovato addirittura capelli o insetti nelle pietanze servite ai bimbi.

Il servizio mensa alle scuole primarie di Cimadolmo, San Polo di Piave e Motta di Livenza (istituti che contano rispettivamente 240, 100 e 165 alunni) qualche perplessità l’aveva destata tra i genitori ma non era stata presentata nessuna vera e propria denuncia ai Nas. I sindaci sono rimasti sorpresi dall’operazione di ieri. Il centro cottura di Motta di Livenza, in via Lazio (un tempo sede della City service, assorbita dalla EP) era del resto stato più volte controllata e non erano mai emerse irregolarità dal punto di vista igienico sanitario.

«Non abbiamo avuto particolari problemi o segnalazioni ma ben vengano i controlli», spiega il sindaco di Motta di Livenza. Sbigottito anche Gianni Ministeri, primo cittadino di Cimadolmo, che spiega di non aver riscontrato «nessuna segnalazione da parte del comitato mensa alla società». Meno stupito dell’indagine dei Nas il sindaco di San Polo di Piave, Nicola Fantuzzi, che qualche reclamo lo ricorda: «Abbiamo trasmesso alla società alcune segnalazioni del comitato mensa – chiarisce – c’erano delle difficoltà nel migliorare il servizio soprattutto per quanto riguarda la quantità delle porzioni e il rispetto delle schede dei prodotti. Ci siamo resi conto che non tutto corrispondeva al capitolato di gara e a volte non è stato comunicato il cambio menù. Ora siamo in procinto di cambiare gestore: il prossimo anno terremo la questione sott’occhio».

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