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Merkel, servono misure austerità e riforme per occupazione

La Cancelliera tedesca da Davos indica la priorità per difendere l’euro e chiede ai Ventisette una maggiore unità contro la crisi. «Non bisogna abbassare la guardia nella lotta al debito pubblico»

L’Europa ha bisogno «non solo di misure di austerità, essenziali sono anche riforme strutturali che portino alla creazione di più posti di lavoro». E perché l’euro funzioni correttamente «è necessario dare più competenze all’Europa».

Indica le priorità – posti di lavoro e crescita – e invoca per il Vecchio Continente la nascita di strutture politiche di cui, dice «c’è un chiaro deficit rispetto all’unione monetaria», il cancelliere Angela Merkel aprendo il World Economic Forum di Davos. Più Europa – «è un grande e magnifico progetto» – e più lavoro in Europa – «solo così sarà credibile» – è dunque il messaggio forte e chiaro che la cancelliera lancia alla platea di Davos e da li a tutta la comunità politica e finanziaria internazionale. Se fiscal compact, a lei tanto caro, significa «che tutti dobbiamo introdurre un limite al debito, non ci devono essere più a lungo scuse altrimenti perdiamo credibilità», bisogna al tempo stesso, per lo stesso motivo, progredire dice «anche nella direzione della competitività e nella creazione di posti di lavoro» perché «nessuno crederà all’Europa se in Europa non c’è lavoro, se la disoccupazione sarà troppo alta». Dobbiamo «fare qualcosa», dice la Merkel «abbiamo imparato che dobbiamo costruire più Europa. Stiamo parlando di sostenibilità e crescita stabile. I settori dei conti pubblici e della competitività legata al lavoro saranno cruciali».

La Germania, ricorda, ha giocato un ruolo chiave nel combattere la crisi dell’Eurozona ma d’ora in avanti non è che non vogliamo essere solidali, semplicemente «non vogliamo essere obbligati a promettere qualcosa che non possiamo mantenere», dice esprimendo cautele sulla possibilità di raddoppiare o triplicare il fondo Salva Stati, meccanismo la cui idea «è venuta proprio dalla Germania». Il fatto che «da nostra sia l’economia più forte dell’Europa non deve voler dire che può fare quello che le pare o che non vuole esporsi».

La Germania è pronta ad impegnarsi per tirare la zona euro fuori dalla crisi ma a patto, fa capire la Merkel, che ciascun paese faccia la propria parte. «Se facciamo qualcosa, vogliamo essere seguiti anche dagli altri. Vogliamo solidarietà». «Noi aiutiamo i nostri partner con l’aspettativa che loro stessi compiano tutti gli sforzi possibili per migliorare la loro situazione» dichiara la stessa Merkel in un’intervista pubblicata su sei quotidiani europei in cui sottolinea che il futuro dell’Europa è l’unità politica e rivendica un ruolo chiave per la Germania: continuerà a toccare a noi trovare l’equilibrio tra tutti, laddove è possibile anche con la Gran Bretagna. Per il futuro, la cancelliera ha in mente un assetto preciso, con la Corte di giustizia europea quale corte suprema che controlli i bilanci nazionali. «Solo allora, si potrà pensare agli eurobond che non possono essere, ribadisce, uno strumento per superare la crisi ma il punto di arrivo di un’integrazione più profonda e necessaria». La cancelliera ieri da Davos si è anche detta convinta «che possiamo tenere insieme questa Europa comune, non saremo felici se non riusciremo a condividere questo impegno» e ha espresso delusione – «sarebbe stato un segnale politico forte» – perla bocciatura al progetto di introdurre a livello internazionale una tassa sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin Tax. «Non è stato sufficiente», ha detto, quanto fatto per risolvere i problemi emersi con la crisi del 2008. Quello che abbiamo imparato, ha concluso «è che non abbiamo una risposta sufficiente. C’è ancora spazio per ripensare e migliorare» pur riconoscendo che «in Portogallo, Irlanda, Grecia e anche in Spagna e Italia è stato fatto molto più che in passato».

Il Messaggero – 26 gennaio 2012

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