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Migliaia contro Green-hill. Asl: 50 cani lasciati morire un mese

Nel Bresciano la manifestazione per chiedere la chiusura dell’allevamento di beagle destinatialla vivisezione. E spuntano i verbali sulle ispezioni nella struttura: “Morti centinaia di animali”

Nuova manifestazione contro l’allevamento di cani beagle per la vivisezione Green hill a Montichiari. Nella città del Bresciano sono arrivate migliaia di persone da tutta Italia per chiedere la chiusura dell’allevamento, mentre si aspetta che la XIV commissione del Senato voti la nuova legge sull’allevamento di animali per la sperimentazione sul suolo italiano. L’intenzione dei manifestanti è di dare vita a un accampamento-presidio in via San Zeno, a pochi metri da Green hill, che dovrebbe continuare fino a domenica 15 luglio.

La società è intervenuta con una nota. “Una minoranza di ultrà vuole decidere una partita in cui in gioco non c’è solo il futuro del nostro allevamento e dei suoi dipendenti, ma anche quello della ricerca scientifica in Italia – si legge nel documento – E’ paradossale come il giudizio di un tribunale possa essere messo in discussione da una violenza intollerabile che si è manifestata con i ripetuti attacchi al nostro allevamento e con la pubblicazione di documenti falsi o manipolati”.

A far luce su quello che accade nella struttura di Montichiari – dove vengono allevati fino a 2.500 beagle destinati alla sperimentazione – sono in realtà una serie di documenti ufficiali dell’Asl di Brescia. Si tratta di verbali finora sconosciuti – Repubblica ne è entrata in possesso e li pubblica per la prima volta – nei quali si dà conto di ispezioni effettuate dai funzionari dell’azienda sanitaria. Risultato: centinaia di cani morti. Altrettanti

detenuti abusivamente. Carcasse animali mai identificate e acque contaminate. Lo spaccato più sconcertante che viene a galla riguarda proprio i decessi dei cani – spesso non registrati all’Anagrafe canina – e avvenuti in circostanze tutt’altro che chiare. Centosessanta cani morti nei cinque capannoni tra 2009 e 2010. Cinquanta in un solo mese.

Stando alle carte dell’Asl, si scopre non solo che nei libri obbligatori i beagle che smettono di vivere sono dei fantasmi; ma che negli stessi registri non vi è traccia – in più periodi – né di 450 cani detenuti – a questo punto abusivamente – né di esemplari ceduti ad aziende che collaborano con Green Hill. “Errori di distrazione”, li definiscono i responsabili del servizio veterinario. Il che, adesso, solleva dubbi anche sulle ragioni per cui le stesse verifiche non siano mai state rese pubbliche. Nei capannoni dell’allevamento sono state rilevate inoltre “carcasse non identificate” (verbale del 31 maggio 2010), “temperature ambientali non a norma” (così scrive il ministero della Salute) e “presenza di acqua contaminata” (relazione marzo 2012).

(30 giugno 2012) Repubblica

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