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Mille contagi in una giornata e la Marca sfiora i 700 decessi. Il 45% dei pazienti in terapia intensiva non sopravvive

Corriere del Veneto. Oltre mille contagi in un solo bollettino, 1.077 persone positive al Covid nel giro di 24 ore. Ventisei morti, ventisei vittime del virus in una sola giornata che portano il conto dei lutti a sfiorare quota settecento nella Marca. È il sabato più drammatico da febbraio, da quando il termine coronavirus è entrato nel linguaggio collettivo: i numeri sono anche recuperi degli ultimi giorni ma è il risultato finale che fa la differenza. Nel pomeriggio in cui il centro di Treviso si riempie a dismisura, a meno di due settimane dal Natale dei pranzi e dei ritrovi familiari, c’è di che allarmarsi. «Sì, sono numeri che fanno riflettere, ma dobbiamo leggerli consapevoli anche di altri elementi – spiega il dg dell’Usl 2 Francesco Benazzi -. Abbiamo fatto il nostro record di tamponi giornalieri, 6.800 solo ai drive-in. E l’alto numero di casi positivi dipende molto dal tracciamento, perché facciamo i tamponi anche ai familiari dei malati, trovando altri positivi, quando basterebbe mettere tutti in quarantena. Il virus non ci molla, lo dico a tutti, serve grande attenzione. Ho visto le immagini del centro pieno, non va bene. Noi pensiamo a curare le persone ma è fondamentale prevenire, non mettersi in condizioni di rischio. Il nostro indice di contagio è di 0,93, sotto l’uno è un buon risultato, ma non bisogna abbassare la guardia in vista delle Feste, soprattutto quando ci saranno i pranzi di famiglia».

Le strutture sanitarie sono sempre sotto pressione. Sono 371 i ricoveri in area non critica negli ospedali della Marca, 38 quelli negli ospedali di comunità, 42 le persone in terapia intensiva. «Purtroppo i posti in terapia intensiva si svuotano per il 45% come conseguenza dei decessi – ricorda Benazzi -, solo il 55% guarisce ma con difficoltà, i ricoveri durano mediamente quasi un mese».I decessi registrati nella Marca sono già 698, dei quali 26 nella giornata di ieri: dieci vittime erano ricoverate in ospedale (avevano fra 84 e 92 anni), le altre sono riferite a strutture esterne e le morti sono avvenute nel corso della settimana. Treviso è la quarta provincia del Veneto per decessi, la seconda per contagi progressivi e la quarta per contagi attuali, che nella giornata di ieri erano più di 15 mila (su 36.213 casi complessivi da febbraio). «Solo il 15% circa presenta sintomi dell’infezione, ma questo non significa abbassare l’attenzione – chiude Benazzi -. Faremo un incontro con i sindaci per capire se serve che facciamo altri screening di massa come a Cavaso e Castelcucco, siamo disponibili».eneto

Oltre mille contagi in un solo bollettino, 1.077 persone positive al Covid nel giro di 24 ore. Ventisei morti, ventisei vittime del virus in una sola giornata che portano il conto dei lutti a sfiorare quota settecento nella Marca. È il sabato più drammatico da febbraio, da quando il termine coronavirus è entrato nel linguaggio collettivo: i numeri sono anche recuperi degli ultimi giorni ma è il risultato finale che fa la differenza. Nel pomeriggio in cui il centro di Treviso si riempie a dismisura, a meno di due settimane dal Natale dei pranzi e dei ritrovi familiari, c’è di che allarmarsi. «Sì, sono numeri che fanno riflettere, ma dobbiamo leggerli consapevoli anche di altri elementi – spiega il dg dell’Usl 2 Francesco Benazzi -. Abbiamo fatto il nostro record di tamponi giornalieri, 6.800 solo ai drive-in. E l’alto numero di casi positivi dipende molto dal tracciamento, perché facciamo i tamponi anche ai familiari dei malati, trovando altri positivi, quando basterebbe mettere tutti in quarantena. Il virus non ci molla, lo dico a tutti, serve grande attenzione. Ho visto le immagini del centro pieno, non va bene. Noi pensiamo a curare le persone ma è fondamentale prevenire, non mettersi in condizioni di rischio. Il nostro indice di contagio è di 0,93, sotto l’uno è un buon risultato, ma non bisogna abbassare la guardia in vista delle Feste, soprattutto quando ci saranno i pranzi di famiglia».

Le strutture sanitarie sono sempre sotto pressione. Sono 371 i ricoveri in area non critica negli ospedali della Marca, 38 quelli negli ospedali di comunità, 42 le persone in terapia intensiva. «Purtroppo i posti in terapia intensiva si svuotano per il 45% come conseguenza dei decessi – ricorda Benazzi -, solo il 55% guarisce ma con difficoltà, i ricoveri durano mediamente quasi un mese».I decessi registrati nella Marca sono già 698, dei quali 26 nella giornata di ieri: dieci vittime erano ricoverate in ospedale (avevano fra 84 e 92 anni), le altre sono riferite a strutture esterne e le morti sono avvenute nel corso della settimana. Treviso è la quarta provincia del Veneto per decessi, la seconda per contagi progressivi e la quarta per contagi attuali, che nella giornata di ieri erano più di 15 mila (su 36.213 casi complessivi da febbraio). «Solo il 15% circa presenta sintomi dell’infezione, ma questo non significa abbassare l’attenzione – chiude Benazzi -. Faremo un incontro con i sindaci per capire se serve che facciamo altri screening di massa come a Cavaso e Castelcucco, siamo disponibili».

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