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Milleproroghe, spariscono gli obblighi di trasparenza sui compensi pubblici per i dirigenti. Il Governo si adegua alla sentenza della Consulta

Il decreto Milleproroghe che ha di fatto eliminato l’obbligo per i dirigenti della pubblica amministrazione di rendere noti redditi e situazione patrimoniale come era stato invece previsto dalla riforma Madia. Una decisione che arriva da lontano, dal ricorso al Tar Lazio presentato nel 2017 dal sindacato dei dirigenti e sfociato nel febbraio 2019 in una sentenza con cui la Corte costituzionale chiamata in causa aveva stabilito che il diritto dei cittadini a conoscere compensi e patrimoni dei manager statali sarebbe passato in secondo piano rispetto al diritto alla privacy.

Come racconta Il Fatto Quotidiano, il governo si è alla fine adeguato al pronunciamento, congelando le sanzioni da 500 a 10 mila euro per chi non si mette in regola e preparando un nuovo regolamento che ufficializzerà poi la marcia indietro. Dati patrimoniali e dichiarazione dei redditi, per dirne una, andranno comunicati “esclusivamente all’amministrazione di appartenenza”. L’articolo 1 del decreto sancisce che, “nelle more dell’adozione dei provvedimenti di adeguamento alla sentenza della Corte costituzionale” ai titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione e dirigenziali non si applicano le sanzioni previste per chi non rispetta l’obbligo di pubblicare cv, compensi, importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici e dichiarazioni patrimoniali.

Successivamente, entro il 31 dicembre 2020, il ministero della Pubblica Amministrazione adotterà insieme a quelli di Giustizia, Interno, Economia, Esteri e Difesa un regolamento interministeriale in cui sarà specificato quali dati le pubbliche amministrazioni devono pubblicare “con riferimento ai titolari amministrativi di vertice e di incarichi dirigenziali”. I criteri da rispettare saranno “graduazione in relazione al rilievo esterno dell’incarico svolto” e al “livello di potere gestionale e decisionale”.

Si dovranno inoltre individuare dirigenti del Viminale, della Farnesina, delle forze di polizia, delle forze armate e dell’amministrazione penitenziaria che per legge non saranno interessati dall’obbligo di trasparenza “in ragione del pregiudizio alla sicurezza nazionale interna ed esterna e all’ordine e sicurezza pubblica”.

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