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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Mini-Imu, scadenza al 24 gennaio. Il ministero dell’Economia conferma il termine e dà lo stop ai rinvii decisi dai Comuni
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    Mini-Imu, scadenza al 24 gennaio. Il ministero dell’Economia conferma il termine e dà lo stop ai rinvii decisi dai Comuni

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche11 Gennaio 2014Nessun commento4 Minuti di lettura
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    La mini-Imu, cioè il residuo dell’imposta sul mattone del 2013 per l’abitazione principale, va pagata entro il 24 gennaio, perché lo prevede la legge statale. A ribadirlo è il ministero dell’Economia, che ieri ha diffuso un riassunto del fitto calendario fiscale in programma quest’anno per versare la Iuc nelle sue diverse componenti oltre alle “ricadute” delle imposte immobiliari del 2013.

    Sono proprio queste ultime ad aprire la fila degli adempimenti, con un doppio obbligo da soddisfare entro il 24 gennaio. Fra 12 giorni scade prima di tutto la la mini-Imu, che riguarda i circa 10 milioni di proprietari di abitazione nei 2.400 Comuni in cui l’aliquota si è alzata rispetto al 4 per mille previsto dai parametri standard del decreto «Salva-Italia» del 2011: entro la stessa data va versata la maggiorazione Tares, l’una tantum statale da 30 centesimi al metro quadro che riguarda sia i proprietari sia gli inquilini, e che andava pagata entro il 16 dicembre (con il saldo Imu 2013 sugli immobili diversi dall’abitazione principale) ma in molti Comuni non è stata ancora raccolta.

    Le amministrazioni locali, infatti, non sono state animate da un particolare entusiasmo nella riscossione di una tassa che va integralmente allo Stato e spesso hanno ritardato l’avvio della macchina anche perché il ministero dell’Economia prima ha concesso e poi ritirato la possibilità di rimandare la richiesta ai primi mesi del 2014. La legge di stabilità ci ha messo una pezza, riaprendo i termini per la maggiorazione e consentendo di pagarla entro il 24 gennaio senza sanzioni: resta da vedere se questa volta tutti i Comuni “ritardatari” riusciranno a spedire in tempo i bollettini ai contribuenti.

    Ma a far salire per l’ennesima volta la temperatura del dibattito sul Fisco del mattone è la mini- Imu, che è «mini» negli importi medi in gioco ma è piuttosto ampia nella platea interessata. Tra 2012 e 2013, l’aliquota dell’Imu sull’abitazione principale è salita in 2.400 Comuni oltre il parametro del 4 per mille. E, dal momento che il Governo non ha trovato i fondi per abolire tutta l’imposta, chi abita in una casa di proprietà in questi enti è chiamato a versare il 40% della differenza fra l’imposta annuale prodotta dall’aliquota effettiva e quella determinata invece dai parametri standard.

    Ai sindaci interessati il meccanismo non è mai piaciuto, e negli ultimi giorni in parecchi Comuni (in Emilia Romagna soprattutto) si è fatta strada l’ipotesi di rinviare il versamento, per esempio al 16 giugno, quando è previsto l’acconto dell’Imu 2014 (non sull’abitazione principale non di lusso, però). L’Economia, ricordando via comunicato le date scritte nella legge di stabilità, chiude implicitamente la porta a queste manovre, dal momento che la scadenza è fissata dalla legge e non è previsto un intervento autonomo dei Comuni per modificarla. Se poi il mancato introito fosse accompagnato da un’anticipazione di liquidità per coprire la sofferenza di cassa, gli amministratori rischierebbero di vedersi contestare il danno erariale, dal momento che l’anticipazione produce interessi che vanno pagati.

    La mini-Imu, insomma, va pagata, a meno che il suo importo (cioè il 40% della differenza fra Imu reale e Imu standard) non superi i 12 euro: in quel caso, interviene il limite fissato dall’articolo 25 della legge 289/2002, che evita al contribuente l’obbligo di presentarsi alla cassa per microversamenti (nel calcolo dell’importo minimo non contano eventuali altre pendenze del 2013).

    Sull’imposta unica comunale (Iuc), che sarà la protagonista vera del Fisco locale nel 2014, la nota ministeriale conferma poi il fatto che le date fisse del 16 giugno e del 16 dicembre riguarderanno solo l’Imu, mentre le altre due componenti rappresentate dalla Tasi (tributo sui servizi indivisibili) e dalla Tari (rifiuti) saranno cadenzate secondo le scelte autonome dei singoli Comuni, dando vita a una girandola di date (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Di norma, i sindaci dovrebbero prevedere due rate, anche in date diverse per Tasi e Tari, ma sarà sempre possibile pagare tutto in unica soluzione al 16 di giugno. Sempre che per quella data sia tutto chiaro.

    Il Sole 24 Ore – 11 gennaio 2013 

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