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Ministeri. Dai restauri ai rimborsi: la mappa degli sprechi

II documento. Entro luglio la relazione completa sullo stato di attuazione della riforma dell’amministrazione. Nel mirino la lievitazione dei contenziosi con i privati. Il caso delle voci fuori bilancio

Sono andati a spulciare le carte di tutti i ministeri, uno per uno, per individuare e quantificare i principali fattori che producono l’esplosione della spesa pubblica dell’amministrazione centrale. Hanno cercato gli sprechi, quantificato i debiti pregressi, verificato i punti deboli, avviato programmi di miglioramento. Sono i Nuclei di valutazione e analisi della spesa, gruppi di lavoro che fanno capo alla Ragioneria dello Stato, insediatisi presso ciascun dicastero alla fine del primo semestre 2011, come richiesto dalla riforma della legge di Contabilità. Entro luglio 2011 hanno predisposto i primi programmi per ridurre i costi e razionalizzarli e adesso stanno preparandosi a produrre il primo «Rapporto triennale sulla spesa delle amministrazioni centrali», che dovrà essere pronto entro il 20 luglio 2012.

Intanto però, come si legge in un capitolo del Def (Documento economico e finanziario), quello relativo allo «Stato di attuazione della riforma della contabilità e della finanza pubblica», a gennaio scorso i nuclei hanno esposto un primo quadro del lavoro svolto, tramite una relazione inviata al Mef (ministero dell’Economia) e ai ministeri coinvolti. Ne emerge la sintesi delle principali attività in corso nell’ambito dei nuclei: un lavoro complicato e faticoso, come si legge in un passaggio della relazione, dove si ammette che il compito assunto «non è scevro di difficoltà e richiede tempi non necessariamente brevissimi». Si tratta di «porre le basi per l’avvio di un processo continuativo volto all’individuazione delle aree di inefficienza della spesa e di inefficacia delle politiche». Si suggerisce a proposito che le amministrazioni vengano «maggiormente responsabilizzate nell’attuazione delle misure di loro competenza, eventualmente anche attraverso un opportuno sistema di incentivi». Il nucleo che ha operato sul ministero del Lavoro ha affrontato il meccanismo del Fondo per l’occupazione, la cui dotazione ammonta a 1,6 miliardi. Una delle problematiche del Fondo è il disallineamento tra il momento in cui le somme vengono impegnate, la rendicontazione da parte degli enti previdenziali e l’effettiva erogazione. Il ministero accantona le risorse, l’Inps le rendiconta solo in tempi successivi, così si formano residui passivi. Sul punto si segnala lo «sforzo» del ministero nel 2011 che ha consentito di cancellarne una parte con ripercussioni economiche «particolarmente rilevanti». Un lungo capitolo è dedicato agli Esteri, presso il cui ministero il nucleo di analisi si è riunito cinque volte nel corso del 2011. Due i problemi rilevati circa i debiti pregressi: le spese per il rimborso dei viaggi di congedo (personale del ministero e insegnanti all’estero) e le spese per il pagamento della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti. Per comprimere l’ammontare delle prime, si confessa, «occorrerebbe una modifica normativa». Nel caso della tariffa rifiuti si verifica un caso davvero singolare: «Poiché le politiche di contenimento dei consumi hanno ridotto gli stanziamenti di competenza per il pagamento di canoni e utenze — si legge nella relazione — non è stato possibile adempiere alle obbligazioni con l’Ama (azienda rifiuti capitolina) e tantomeno cercare di negoziarne una riduzione degli oneri».

Il nucleo poi rileva come «la ristrutturazione della rete diplomatico-consolare si è resa necessaria per far fronte alle continue restrizioni di bilancio ma anche per adeguare la rete alle nuove esigenze rendendola più rispondente a criteri di economicità». Tra le criticità, il gran numero di accordi internazionali, le cui procedure di stipula comportano «spesso pesanti oneri indotti, il cui impatto potrebbe essere limitato con l’adozione di un’adeguata standardizzazione di tali procedure». In alcuni casi gli accordi sfuggono al controllo del ministero e al suo avallo mancando la necessaria «concertazione preventiva». Un caso a sé è quello rilevato nel ministero della Pubblica Istruzione dove, a fronte dell’accumulo di residui attivi anche precedenti al 2006 per circa 1,4 miliardi di euro, si ritrovano impegni presi, e dunque residui passivi, per circa un miliardo di euro per l’acquisto di servizi di pulizia, il pagamento di contributi assistenziali e previdenziali e gli oneri fiscali. Al ministero della Difesa l’attenzione del Nucleo di valutazione si è soffermata sul problema dei debiti fuori bilancio formatisi negli esercizi finanziari 2009-2010. E’ stata avviata un’attività di studio specifica delle informazioni fornite dall’amministrazione sulle principali cause di formazione di queste voci di spesa.

Quanto ai Beni culturali, la relazione si sofferma sui debiti pregressi, in particolare quelli «molto ingenti» accumulatisi nei confronti di privati, «che dovranno trovare copertura finanziaria al più presto per evitare una lievitazione dei costi dovuti ai contenziosi». Il caso è quello degli interventi di restauro conservativo su beni culturali il cui proprietario sia un privato, e che devono essere autorizzati dal ministero con pronuncia del Soprintendente sulla possibile concessione di contributi statali e agevolazioni tributarie. Ora però il capitolo di spesa destinato a tale scopo presenta da molti anni «stanziamenti insufficienti rispetto alle richieste autorizzate». Di qui la creazione di debiti verso i privati e il fiorire del contenzioso. Più a rilento il lavoro svolto dal nucleo di valutazione che si è insediato il 14 luglio presso il Mef per «le specifiche peculiarità relative all’attività svolta dovuta alla quantità di risorse dedicate al capitolo del «debito pubblico», corrispondente al 56% delle risorse stanziate. Al punto che il nucleo ha deciso di prendersi più tempo e ha rimandato a un successivo momento la relativa analisi. Al ministero dello Sviluppo economico (Mse) gli approfondimenti sono partiti velocemente con un programma triennale «già condiviso e approvato». Nella relazione però si rileva che «in generale nonostante, la discreta partecipazione agli incontri del nucleo da parte dei rappresentanti del Mse, non è stato possibile rispettare sempre le scadenze previste dal programma di lavoro». Al momento l’amministrazio-ne sta procedendo a una ricognizione per ciascun centro di responsabilità delle spese per consumi intermedi, a partire dal 2008. «Tuttavia – si fa notare – a oggi tali dati non sono ancora disponibili per l’analisi da parte del gruppo». C’è infine un capitolo sul lavoro che ha permesso di produrre una prima stima delle risorse finanziarie nazionali trasferite alle imprese private nell’ultimo quadriennio, come incentivi. Numeri che guideranno il riordino promesso dal Mse.

Corriere della Sera – 23 aprile 2012

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