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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Mira. Sull’area dove sorgerà il nuovo canile mistero amianto
    Notizie ed Approfondimenti

    Mira. Sull’area dove sorgerà il nuovo canile mistero amianto

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche18 Aprile 2012Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Il mistero delle tonnellate di amianto trovate all’interno dell’area di via Maestri del Lavoro in cui sorgerà il nuovo canile comunale. Amianto che è stato bonificato a spese del Comune per oltre 54 mila euro nel 2011.

    A sollevare la questione, trasmettendo tutti gli atti in Procura, sono Pierantonio Bertocco, noto animalista della Riviera del Brenta, e Maurizio Keber imprenditore di successo. Bertocco e Keber, carte alla mano, spiegano tutti i loro dubbi sul ritrovamento nell’area del canile di ben 220,22 tonnellate di amianto. «Il 5 luglio del 2010», spiegano Keber e Bertocco, «il Comune di Mira ha dato il verbale di consegna dell’area comunale all’Enpa l’ente per la Protezione degli animali che di fatto è incaricato a realizzare il nuovo canile che ora è in fase di completamento. Nel verbale stilato dal Comune si scriveva che “ogni condizione ostativa è stata superata avendo il Comune provveduto alla rimozione di tutto il materiale impropriamente depositato”». «L’Arpav durante questa operazione», fa sapere Bertocco, «non ha mai certificato la presenza di amianto». La sorpresa arriva quasi un anno dopo. «Abbiamo monitorato costantemente con rilievi fotografici anche aerei», spiegano Keber e Bertocco, «lo stato di avanzamento dei lavori del canile. Di fatto fra l’11 e il 30 maggio 2011, l’area del canile che era sgombra da piante e qualsiasi altro rifiuto si è riempita di 213 “big-bag” contenenti eternit e la pericolosa sostanza per un totale complessivo di 220,22 tonnellate a cui si sono aggiunti un numero consistente di bancali carichi di lastre di eternit». Keber e Bertocco vanno nello specifico e si pongono anche dei dubbi che l’amianto sia stato trovato nel terreno, ma portato nottetempo da chissà chi, magari per farlo smaltire «gratuitamente con costi a carico della collettività». «Per smaltire tutto questo amianto», spiegano Keber e Bertocco, «ci vuole innanzitutto un piano di lavoro presentato allo Spsal e un eventuale piano di conferimento del materiale da portare in discarica . Nessuno di questi piani è stato attuato. Il Comune di Mira è stato costretto a pagare 54.500 euro di smaltimento che non gli competeva. Ci chiediamo poi chi aveva in quel periodo le chiavi del sito». Una prima risposta arriva da Roberto Martano che per l’Enpa gestisce la realizzazione del canile. «Abbiamo ricevuto dal comune l’area», dice Martano, «prevalentemente pulita. Nella zona posteriore e laterale a ridosso dell’idrovia, ma mano che procedevano le operazioni di disboscamento della boscaglia, sono emersi dal terreno lastre di eternit sotterrate in maniera abusiva. Da qui abbiamo chiesto al Comune di Mira la pulizia totale dell’area a suo carico. L’ente locale poi ha incaricato un’azienda al recupero e bonifica totale dell’area». Insomma fa capire l’ Enpa con Martano, se irregolarità ci fosse stata, sarebbe stata quella del comune di Mira con il dirigente incaricato, che ha certificato la completa pulizia del sito, mentre lo era solo in parte. L’assessore all’ambiente Maurizio Barberini difende l’operato del comune. «Se qualcuno ha notato delle irregolarità in materie così importanti e delicate», dice Barberini, «ha il dovere di fare denuncia alla Procura della Repubblica. Dall’autorità giudiziaria attendiamo chiarezza per dissipare qualsiasi dubbio».

     La Nuova Venezia – 18 aprile 2012

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