Breaking news

Sei in:

Missioni all’estero e salva Roma, i decreti in bilico La Camera dovrà convertire otto provvedimenti. I nodi del Milleproroghe

La Camera, quasi fuori tempo massimo, sblocca il decreto Milleproroghe grazie a una fitta rete tessuta dal Partito democratico che ha accettato di alleggerire il testo, riuscendo così a convincere la Lega, il Movimento 5 Stelle e Sel a rinunciare all’ostruzionismo. Il disegno di legge di conversione del decreto «proroga termini» — con l’aggiunta della proroga, dal 30 giugno al 31 dicembre, del blocco degli sfratti per fine locazione proposta da Sel — ora ritorna al Senato e dovrà essere approvato definitivamente entro il 28 febbraio.

Eppure, l’ingorgo degli otto decreti lasciati in eredità dal governo Letta non si è ancora risolto. Se infatti il Milleproroghe ha doppiato la difficile boa piazzata alla Camera dall’opposizione, al Senato annaspano in coda molti provvedimenti d’urgenza: il decreto svuotacarceri (scade il 21 febbraio), il decreto Destinazione Italia (scade il 21 febbraio), il decreto sulle missioni internazionali (scade il 17 marzo), il decreto sugli stipendi degli insegnanti (scade il 24 marzo) e il cosiddetto decreto «salvaRoma» che se non verrà convertito entro il 28 febbraio rischia di mandare a gambe all’aria il sindaco Marino e l’intera giunta capitolina. Se poi a tutto questo si aggiunge il decreto sul finanziamento pubblico dei partiti (in scadenza alla Camera il 26 febbraio) si capisce qual è l’entità di un ingorgo senza precedenti.

Il motivo tecnico di tanta confusione in Parlamento risiede nel fatto che in mezzo al guado della crisi di governo, l’esecutivo uscente ancora in carica per gli affari correnti non può porre la questione di fiducia sui singoli provvedimenti. Per questo le opposizioni si sono fatte più aggressive per portare a casa un buon risultato politico. Il Milleproroghe, approvato ieri sera dalla Camera con 216 sì e 116 no, è infatti arrivato vicino al traguardo solo grazie all’opera di sfoltimento delle norme concordato con i grillini, Lega e Sel. E a dire il vero anche i partiti di governo e Forza Italia (che è all’opposizione) ne hanno approfittato per fare qualche ritocco in corso d’opera che non è pura cosmesi.

Che ci fosse un varco per trattare lo ha capito il combattivo segretario d’Aula del Pd, il triestino Ettore Rosato, renziano, che dopo molti incontri andati a vuoto con i leghisti, grillini ed emissari di Sel ha iniziato ad appuntare su un foglietto gli emendamenti concordati che avrebbero disinnescato l’ostruzionismo delle opposizioni. E alla fine il metodo del dialogo e della trattiva ha funzionato.

Ecco, comunque le norme tagliate dalla Camera che hanno permesso lo sblocco del decreto: a 34 anni dal terremoto dell’Irpinia, non ci sarà più il commissario ad acta per la ricostruzione, il cui lavoro si ritiene concluso il 31 dicembre del 2013 (emendamento della Lega) mentre il testo giunto dal Senato lo prorogava fino a tutto il 2014. Stessa sorte per la gestione commissariale dei rifiuti di Palermo (emendamento della Lega). Salta poi la proroga — per il 2014 e il 2015 — per il ricorso alle fonti rinnovabili nella realizzazione degli edifici e delle ristrutturazioni (emendamenti Sel e M5S).

Il Carroccio, inoltre, si è visto accogliere un emendamento che cancella i 35 milioni destinati alla «social card», riservata anche agli extracomunitari, stornati dal fondo per gli esodati. Su questo taglio ha espresso tutto il suo rammarico Paola Binetti dell’Udc-Popolari per l’Italia: «Siamo difronte a una guerra tra poveri: da un lato gli esodati, dall’altro i titolari della social card che ora non ricevono più il sussidio. E parliamo di pochi euro al giorno, poco più di un caffé al giorno…».

Il relatore del provvedimento, Alfredo D’Attorre (Pd), si è visto accogliere un emendamento che modifica l’articolo sull’equiparazione tra commercialisti e revisori dei conti: si prevede che il governo emani un decreto interministeriale (Giustizia ed Economia) che precisi i requisiti richiesti ai commercialisti per poter svolgere la revisione dei conti.

C’è infine — ma non per ordine di importanza — l’ennesimo rinvio per il Sistri, Sistema di tracciabilità dei rifiuti che diventerà operativo il primo gennaio del 2015 e non più il 3 marzo prossimo (emendamento presentato da Forza Italia che ripristina il testo originario del decreto). Slitta così l’obbligo della tracciabilità dei rifiuti per i produttori iniziali di rifiuti pericolosi, per i Comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani della Campania.

Rinviato il Milleproroghe al Senato che ora ha dieci giorni per approvarlo definitivamente, domani alle 11 arriva in aula alla Camera il dl sulla graduale abolizione del finanziamento pubblico dei partiti che è stato una bandiera per Letta. Ma la partita più dura si gioca al Senato dove è in atto uno scontro duro nella maggioranza tra Linda Lanzillotta (Sc) e l’intero Pd sul decreto «salva Roma»:? «Con la richiesta esplicita di ritiro del decreto la senatrice ha finalmente gettato la maschera». Ma per la vice presidente del Senato, «non ci sono le condizioni per un esame serio di problemi proposti dal dl “salva Roma”».

Dino Martirano – Corriere della Sera – 18 febbraio 2014 

Leave a Reply
 

Your email address will not be published. Required fields are marked (*)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top