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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Mobilità obbligatoria nella Pa, ecco le prossime mosse del Governo. Martedì convocato l’Osservatorio nazionale per l’attuazione della legge Delrio
    Notizie ed Approfondimenti

    Mobilità obbligatoria nella Pa, ecco le prossime mosse del Governo. Martedì convocato l’Osservatorio nazionale per l’attuazione della legge Delrio

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche22 Gennaio 2015Nessun commento4 Minuti di lettura
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    di Davide Colombo. Dopo l’annuncio via tweet del ministro Marianna Madia dello “slocco” di un migliaio di posti presso gli uffici giudiziari da ricoprire con la mobilità volontaria, il Governo prepara le prossime mosse per la gestione degli esuberi delle province e delle città metropolitane. Martedì prossimo è stato infatti convocato l’Osservatorio nazionale per l’attuazione della legge Delrio, il tavolo cui partecipano Regioni, Anci e Upi oltreché i ministeri della Pa, degli Affari Regionali, dell’Economia e dell’Interno. All’incontro sono stati convocati anche i sindacati. Oggetto del confronto l’attuazione del cronoprogramma previsto in legge di Stabilità con il taglio delle dotazioni organiche di province e città metropolitane rispettivamente del 50 e del 30%.

    Il Governo prevede un percorso molto graduale per gestire la mobilità obbligatoria che riguarda poco meno di 20mila dipendenti sui circa 44mila che attualmente hanno un contratto a tempo indeterminato in questi enti in fase di riordino. Una procedura soft e senza impatti sulle buste paga prima dell’aprile del 2017, quando i dipendenti in mobilità che ancora non fossero stati trasferiti ad altri enti o amministrazioni potrebbero essere «collocati in disponibilità», come prevede l’articolo 33 del dlgs 165/2001, e subire un taglio del 20% sull’indennità base. Mentre per arrivare all’ipotesi estrema, quella del licenziamento perché proprio non è stato trovato un ricollocamento adeguato, bisognerà arrivare all’aprile del 2019. Ma l’Esecutivo esclude che anche un solo dipendente possa essere licenziato. I numeri reali in gioco sarebbero in realtà molto minori di 20mila: escludendo gli 8mila dei Centri per l’impiego, si arriva a 12mila e di questi circa 3.500 hanno un’età media attorno ai sessant’anni. Risultato: 8.500 dipendenti (esclusi i dirigenti) da ricollocare.

    La mossa della Giustizia

    Con la pubblicazione del bando per un migliaio di posti vacanti, il ministero guidato da Andrea Orlando ha aperto le danze: non potranno fare domanda di trasferimento negli uffici giudiziari solo i dipendenti delle province ma Funzione pubblica si aspetta da lì il flusso maggiore. Anche perchè l’80% dei posti coperti con il precedente bando del luglio 2013 è stato coperto proprio da loro. Per finanziare l’operazione è stato firmato (è di imminente pubblicazione anche questo) il Dpcm Madia-Padoan che attiva il fondo da 30 milioni di euro per le previste compensazioni che accompagneranno la mobilità: sia a livello retributivo sia per quanto riguarda la capacità di spesa delle amministrazioni coinvolte la dote dovrà garantire la sosteniblità finanziara dell’operazione (ai sensi del dl 90/2014).

    Il vertice di martedì

    L’Osservatorio nazionale dovrà definire i tagli degli organici e individuare i contingenti del personale degli enti in riordino. Poi il cronoprogramma prevede una scadenza entro aprile: Regioni e Dipartimento Funzione pubblica individueranno i posti disponibili per assumere il personale in soprannumero delle ex province. Ma attenzione: quei posti saranno disponibili solo in parte, restano infatti i vincoli del blocco del turn over e la precedenza ai vincitori di concorso. La procedura speciale prevista dalla legge Delrio si conclude a fine 2016. A quel punto si aprirà il confronto con i sindacati per l’eventuale utilizzo dei contratti a tempo parziale degli addetti ancora in mobilità (dirigenti e più anziani esclusi) e dal febbraio 2017, fatte le ulteriori verifiche, si entra nella procedura ordinaria prevista dal Testo unico del pubblico impiego per gli eventuali soprannumeri residui. I quali ultimi, solo da aprile di quell’anno, potranno davvero rischiare il taglio del 20% della busta paga base ed entrare nella prospettiva del licenziamento per mancato ricollocamento che scatterebbe 24 mesi dopo.

    Centri per l’impiego e uffici giudiziari

    Fin qui il piano per la mega-mobilità nelle province, un percorso che, come detto, non riguarderà i circa 8mila dipendenti dei Centri per l’impiego, compresi i 1.200 contrattisti a termine per i quali in Stabilità è prevista una dote di 60 milioni (via Fondo sociale europeo) da usare per i rinnovi che dovranno assicurare le Regioni per non far mancare personale coinvolto nella gestione del Garanzia giovani. Restano fuori dal processo i contrattisti a termine delle province impegnati su altri fronti per i quali è scattata la proroga dei termini disposta con il decreto di fine anno. Numeri alla mano, con la copertura del migliaio di posti previsti dal bando Giustizia il fabbisogno di personale per gli uffici giudiziari scenderebbe a circa 7mila posizioni, poco meno degli esuberi effettivi che si potrebbero determinare con l’attuazione della legge Delrio sulle province. Ovviamente lo scambio non sarà così semplice e immediato (non tutti i dipendenti sono fungibili) ma a colpo d’ochhio l’equivalenza dimostra che la grande operazione di mobilità in corso avrebbe tutti i margini per essere condotta in porto senza sacrifici.

    Il Sole 24 Ore – 22 gennaio 2015 

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