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Moderna e la sfida al virus mutato: “Sperimentiamo una terza dose”. L’azienda americana: “La situazione evolve, bisogna adattarsi”

Efficace contro le principali varianti del virus. Con un impatto maggiore del vaccino su quella inglese, rispetto a quella sudafricana. Questo il risultato dello studio commissionato da Moderna e svolto in collaborazione con il Vaccine Research Center presso il NIAID, il più importante istituto di ricerca americano sulle malattie infettive. «La vaccinazione ha prodotto titoli neutralizzanti contro tutte le varianti emergenti testate», si legge nel comunicato dell’azienda, e fin qui tutto bene. Poche righe più sotto, però, si aggiunge che, nel caso della variante B. 1. 351 (quella identificata per la prima volta in Sud Africa), è stata riscontrata «una riduzione di sei volte dei titoli neutralizzanti rispetto alle altre. Nonostante ciò, si resta al di sopra dei livelli che ci si aspetta siano protettivi». In sostanza, funziona lo stesso, ma con meno potenza. È la dimostrazione che l’allarme lanciato da diversi esperti è fondato: «Più si allungano i tempi della vaccinazione più aumentano le possibilità di avere nuove varianti», ha avvisato il professor Massimo Galli ieri sul nostro giornale. Costringendoci ad adeguare i vaccini, perdendo altro tempo. Moderna ha già lanciato un programma clinico basato su una dose aggiuntiva di richiamo, con l’obiettivo di aumentare la risposta immunitaria. Ovviamente questa terza dose va sviluppata, come fosse una nuova versione del vaccino, e serviranno test specifici per verificare che induca davvero la produzione di anticorpi efficaci contro i ceppi emergenti. «Mentre cerchiamo di sconfiggere il Covid, crediamo che sia fondamentale essere proattivi mentre il virus si evolve», ha detto il capo di Moderna, Stéphane Bancel. L’unico modo per interrompere questa evoluzione e, quindi, per impedire il manifestarsi di nuove varianti resistenti, è accelerare la campagna di vaccinazione. Cosa che risulta difficile, se non ci sono dosi a sufficienza. Restando a Moderna, oggi arriveranno le 66mila dosi previste per questa settimana, che portano a poco più di 100mila il totale di quelle consegnate. Per rispettare il piano di fornitura concordato per il primo trimestre 2021, l’azienda americana dovrà inviare 600mila dosi nel mese di febbraio e altrettante a marzo. Ad aprile, invece, potrebbero arrivare i primi vaccini della Janssen Italia, azienda del gruppo Johnson&Johnson: «Se i dati saranno positivi a fine marzo-inizio aprile contiamo di avere la disponibilità dei nostri vaccini per l’Europa», ha detto il presidente Massimo Scaccabarozzi. Un vaccino ritenuto strategico, perché ne basta una sola dose: dovremmo riceverne 14 milioni nel secondo trimestre 2021

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