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Monte Baldo. L’orso «assedia» mucche. Frisona lo mette in fuga

Ferrara di Monte Baldo. Il plantigrado ha «dato spettacolo» davanti a sei persone: «Una scena straordinaria». Per venti minuti ha insidiato le vitelle di Malga Valfredda difese da quaranta vacche adulte che hanno fatto «barriera»

Le mucche fanno quadrato e… cacciano l’orso, costretto a darsela a gambe, inseguito da una vacca Frisona bianca e nera, a cui forse non è parso vero allontanare dalle vitelle un tanto pericoloso potenziale predatore: un plantigrado alto un metro, largo oltre mezzo metro e pesante almeno un’ottantina di chili. Scene da film alla vigilia di Ferragosto, ai 1326 metri di quota di Malga Natura a Ferrara di Monte Baldo, dove Paolo Cugildi, presidente del gruppo micologico Orto d’Europa di Rivoli, svolge attività ambientali a scopo didattico. L’orso, presumibilmente il giovane M11 che da qualche tempo si aggira sul Baldo avvicinandosi con troppa disinvoltura a tutto e a tutti, è arrivato anche lì. Dove, come fa sapere Cugildi, lo hanno visto prima quattro turisti – due adulti e due bambini – e poi un’altra famiglia di Cavaion. A questi ultimi escursionisti il grosso mammifero ha offerto un memorabile spettacolo. M11, infatti, definito dagli esperti un capo mansueto, ha provato a seguire un suo forse innato istinto predatore cercando di avvicinarsi ad un gruppo di vitelle, ma gli è andata decisamente male, visto che è stato costretto a ritirarsi da una «batteria» di vacche. Da una in particolare. Ma questo è stato solo l’epilogo di un lungo pomeriggio vissuto a Malga Natura martedì scorso. «Ero all’interno della malga e stavo lavorando quando dei turisti, che si erano appena congedati dopo aver visitato il vivaio erpetolgico (la vasca a due passi dall’orto botanico dove Cugildi ha creato un habitat naturale e studia le vipere, ndr) sono tornati indietro trafelati», racconta Cugildi. «Stavano andando a fare una passeggiata alla pozza d’alpeggio che sta dietro la malga, quando hanno scorto l’orso», prosegue. «Sono istintivamente corsi a chiamarmi, ma, nel momento in cui arrivavo, l’animale stava già dileguandosi scavalcando la collina». Cugildi è quindi rientrato nella malga. Neanche cinque minuti dopo, i quattro erano di nuovo da lui. «L’orso era tornato», continua Cugildi. «Così sono uscito di nuovo e, stavolta, l’ho beccato mentre stava bevendo alla pozza. Mi sono avvicinato e, tenendomi ad una cinquantina di metri, ho cercato di fare una foto con l’attrezzatura fotografica rimastami dopo un furto subito l’anno scorso», racconta. «Ho una banale macchina analogica con modesto obiettivo ed è con questo che ho fatto due scatti. Ci tenevo. Desideravo infinitamente fissare un momento per me meraviglioso. Mi pareva impossibile che l’orso fosse così vicino, mi è quasi sembrato di toccarlo e ringrazio quei turisti, che purtroppo non conosco, per avermene data l’opportunità». Poi l’animale ha smesso di bere ed è partito, sparendo verso le Valbrutte. Ma il pomeriggio sarebbe stato lungo e pieno di nuove sorprese. «Erano le 16,30», prosegue Paolo Cugildi, «e sapendo che due miei amici, Gianpaolo Ferrari e la moglie Elisabetta Fattorelli, con i loro due figli Luca e Silvia di 11 e 8 anni, stavano salendo da me a piedi passando dalle Valbrutte, li ho avvertiti dell’accaduto invitandoli, per precauzione, a rinunciare a salire di lì ma a raggiungermi attraverso la normale via che sale da Valfredda passando per Malga Ime». I quattro hanno seguito il consiglio e sono arrivati a Malga Natura verso le 18,30. «Stavo infornando un coniglio», ricorda Cugildi, «quando Luca è corso in cucina gridandomi che c’era l’orso. A quel punto ho mollato tutto e sono uscito di nuovo. Lui era a poche decine di metri dalla malga e stava insidiando delle vitelle. Con nostro grande stupore, abbiamo visto le mucche radunarsi e, tra mille muggiti, fare squadra contro l’orso fino a rintuzzarne gli attacchi». Una scena indimenticabile: «C’erano una ventina di vitelle assediate e una quarantina di vacche adulte Frisone e Simmental schierate a loro difesa. Avevano costituito una sorta di barriera e, ogni volta che l’orso tentava di romperla, si dirigevano verso le piccole e, facendo squadra, lo ricacciavano indietro». Lo sketch è durato una ventina di minuti e Cugildi assicura che la scena è stata «straordinaria, indimenticabile per tutti». Anche perché l’orso, di fronte a quelle femmine agguerrite, ha più volte provato a farsi valere, quasi incredulo della sua impotenza. «Tentava caparbiamente, ma vanamente, di sorpassare la barriera e quindi, quasi stupito, tornava all’attacco», racconta Cugildi. Ogni volta però, veniva sconfitto. «L’impressione che ho avuto è che, essendo stato probabilmente abbandonato troppo giovane dalla madre, questa non gli abbia trasmesso il naturale corredo di informazioni necessarie a cacciare e lui, abbandonato a se stesso, non si sappia gestire», commenta l’osservatore. Cugildi, riconoscendo comunque l’innegabile coraggio dell’orsetto M11, aggiunge che l’avrebbe ribattezzato «Ardito». Ma l’ardimento si è spento in fretta. «Il poveretto ha deciso di abbandonare il campo e, inseguito da una singola mucca, che a quel punto ha dimostrato tanto più coraggio di lui, se n’è andato». Lasciando tutti a bocca aperta. Sbalordito anche Ferrari. «È stato un incontro memorabile», ha affermato «Si vede che siamo proprio destinati ad incontrare plantigradi. Proprio l’anno scorso i miei figli, alla medesima pozza, avevano trovato e fotografato un’ impronta d’orso, che era, però, del precedente frequentatore del Baldo».

Barbara Bertasi – L’arena – 18 agosto 2012

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