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Monti insiste: la sanità pubblica va ripensata e rinnovata

Il forcing del premier. «Gestire bene il divenire del processo demografico» Monti: la sanità pubblica va ripensata e rinnovata. Napolitano «La crisi impone una grande sfida di solidarietà: per superare particolarismi ed egoismi serve un patto tra le generazioni»

Sembrava archiviata la polemica sulla sostenibilità della sanità pubblica che Mario Monti aveva “acceso” e su cui erano arrivate le bordate della sinistra, a cominciare dalla Cgil, che l’ha accusato di voler privatizzare il sistema nazionale. Ma ieri – ancora – il premier ha insistito e rilanciato con le stesse motivazioni con cui qualche giorno fa aveva fatto il suo intervento. «La nostra sanità pubblica è chiamata a ripensarsi in vista di una rimodulazione e adattamenti di cui dobbiamo avere consapevolezza. Dobbiamo imparare a gestire il divenire del processo demografico in modo più efficiente». La scorsa volta aveva anche lasciato vedere in che modo potrebbe evolvere il sistema sanitario, aprendo ai fondi privati integrativi. Ieri questo cenno non c’è stato ma i “numeri” del suo ragionamento sono dalla sua parte visto che l’Italia ha un problema di progressivo invecchiamento, bassa natalità ed enorme debito pubblico. Esattamente con la stessa logica – e gli stessi numeri – si è arrivati a fare una serie di riforme previdenziali, l’ultima lo scorso anno proprio con Monti. Ieri l’occasione era quella giusta per parlare di salute: il premier infatti interveniva alla giornata europea conclusiva per l’invecchiamento attivo e lo spunto l’ha trovato subito. «Si invecchia stando in salute più a lungo rispetto al passato. La nostra sanità pubblica ha dato un contributo determinante al conseguimento di questo grande successo. Ora, anche in virtù del proprio stesso successo, essa è chiamata a ripensarsi in vista di una rimodulazione fatta di innovazioni e adattamenti». Insieme a lui c’era anche Andrea Riccardi, più giovane ma “attivo” sul Monti-bis, mentre il premier si sentiva un testimonial giusto della giornata. «Forse anch’io quest’anno ho dato una piccola testimonianza di invecchiamento attivo, molto attivo, credetemi. E penso anche al fatto che a richiedermi questa testimonianza è stato l’esempio stesso di invecchiamento attivo a enorme vantaggio di un intero Paese». Il riferimento, naturalmente, è per Giorgio Napolitano che è stato presente all’occasione con un suo messaggio: «La crisi impone una grande sfida di solidarietà che intende superare particolarismi ed egoismi attraverso un patto fra le generazioni come modello di sviluppo». Di questa “alleanza” tra generazioni non c’è traccia, se non pallidissima, né in politica, né nella società e tantomeno in economia visto che le nuovegenerazioni stanno pagando i costi più alti sia in termini di pensioni che di lavoro e presto – stando alle parole di Monti – potrebbero farlo anche sulla sanità se non si arriverà a quegli «adattamenti» di cui parla il premier. Ieri invitava a superare i «conservatorismi e aprirsi al cambiamento senza ipocrisia», un esercizio che forse non vede fare molto dai politi-cu, soprattutto in tempo di campagna elettorale. L’occasione di ieri ha portato alla sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio personalità che Monti ha chiamato «miti»: Pippo Baudo, Gina Lollobrigiga, Piero Angela. E per la prima volta Monti ha parlato di sé come nonno rimpiangendo di poter vedere poco i suoi quattro «presto cinque nipotini». Ma forse lo vedranno poco anche nel 2013 stando a quello che ha raccontato all’Ansa l’ambasciatore tedesco in Italia, Reinhard Schaefers: «Nelle mie discussioni con i politici italiani, da destra a sinistra, si parla molto di un Monti-bis per portare in fondo l’agenda delle riforme. L’ho scritto e l’ho fatto sapere a Berlino. Ma decideranno gli italiani».

Il Sole 24 Ore – 5 dicembre 2012

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