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Monti prepara la fase 2. A gennaio le prime misure ma si punta ad accelerazione già nel Cdm di mercoledì

1a1a19consuiglio_mministriMario Monti prepara il Cdm di mercoledì ma soprattutto punta a dare sostanza a quella “fase due” già avviata con la manovra ma che tutti, dai sindacati alle forze politiche, sollecitano ormai con forza. Sul timing della crescita, però, non ci sono al momento certezze anche se il professore, come ha ribadito negli incontri dei giorni scorsi con i leader politici, vorrebbe chiuderla in 90 giorni: subito quindi le liberalizzazioni e le misure per la crescita, tempi più lunghi invece per la riforma del lavoro. La trattativa premier-partiti: resterà l’atteggiamento«double face» delle forze politiche anche sulle misure della Fase due. Giovedì il premier illustrerà i programmi nell’incontro di fine anno con la stampa.

Festività natalizie a casa per il professore prima del rientro a Roma

Monti ha trascorso le festività natalizie quasi interamente nella sua residenza milanese. Un breve periodo di riposo dopo il tour de force che ha portato all’approvazione del decreto “salva-Italia” e in vista della ripresa dell’attività di governo. Da domani il premier sarà di nuovo a Roma: mercoledì presiederà una riunione del Consiglio dei ministri, mentre giovedì è in programma la conferenza stampa di fine anno.

Il premier lavora alla svolta per convincere i mercati

Monti è infatti consapevole che serve una svolta subito per convincere un mercato ancora sospettoso e per invertire la rotta dello spread che, prima della pausa natalizia, ha sfondato nuovamente quota 500. E gli strumenti che ha individuato, insieme ai suoi ministri economici e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, sono quelli dello stimolo alla concorrenza e della leva delle infrastrutture. Due capitoli, su cui il Governo è già al lavoro da settimane, che si salderanno con un’azione puntuale di revisione della spesa, quella spending review che sarà utilizzata per assicurare la tenuta dei conti pubblici e per riequilibrare il primo intervento fatto con la manovra, inevitabilmente sbilanciato dal lato delle entrate. E che sarà completata, dopo la necessaria concertazione, dalla riforma del mercato del lavoro.

Sul tavolo del Cdm di mercoledì forse un primo pacchetto

Dunque, da subito, liberalizzazioni, infrastrutture e semplificazioni. L’intenzione è quella di fare già a gennaio, proprio nella prima legge per la concorrenza che un governo sarà in grado di varare, tutto quello che s rve per intervenire. A partire dalle misure abortite nella manovra, dalle farmacie ai taxi. Non è però da escludere, ed ecco l’accelerazione a cui starebbe lavorando il premier in tandem con Passera e Catricalà, che si riesca a preparare e a fare approvare già nel prossimo Cdm alcune misure anche per dare un’indicazione ai mercati.

Il capitolo infrastrutture

Quanto al capitolo infrastrutture, poi, si aprirà con un’operazione, in una riunione ad hoc del Cipe, di programmazione, per definire con esattezza le risorse a disposizione e le opere prioritarie a cui destinarle. Poi, sarà la volta di un decreto legge che stabilirà i criteri, ovvero gli sgravi fiscali, per incentivare la partecipazione del capitale privato alle opere pubbliche.

La riforma del mercato del lavoro

Resta poi fondamentale, anche se avrà bisogno di più tempo, la riforma del mercato del lavoro. Nel disegno del ministro Fornero, il nuovo sistema previdenziale delineato con la manovra deve necessariamente integrarsi con nuovo assetto degli ammortizzatori sociali e con nuove regole che mettano insieme l’esigenza di maggiore flessibilità con le necessarie tutele. Una sintesi che va sottratta alle polemiche sull’articolo 18 e trovata con una attenta e misurata concertazione fra governo e parti sociali. Accantonata dunque la polemica, il Governo punta a concentrare gli sforzi su una ulteriore riduzione del cuneo fiscale. Anche l’intervento sugli ammortizzatori sociali appare poi urgente: la strada da percorrere dovrebbe essere quella di arrivare anche in Italia a un vero sistema di sussidi alla disoccupazione, sul modello, magari, di quello che avviene in altri Paesi europei.

Monti, inizia il dopo-manovra. Domani al Consiglio dei ministri primo esame dell’agenda per la crescita

Ciò che resterà uguale anche nella seconda fase – espressione odiata da Mario Monti – sarà l’attitudine della “politica” verso il Governo. Ossia quella tattica double-face dei partiti svelata dallo stesso premier in Senato. In sostanza, il presidente del Consiglio, nel giorno del varo della manovra, ha fatto sapere a senatori e cittadini che in privato i leader lo sostengono mentre in pubblico lo attaccano per ragioni evidenti – e comprensibili – di propaganda. E ha pure messo in conto che continuerà così. Insomma, se sulla manovra continuano a piovere critiche dagli stessi «big» che l’hanno votata – come, per esempio, ha fatto ieri Silvio Berlusconi – Mario Monti (che oggi torna a Roma) si aspetta che sui prossimi provvedimenti le facce dei leader saranno ancora due. O di più. È proprio questo il rischio su cui si muoverà il Governo nelle prossime settimane: riuscire a mantenere un equilibrio (e anche una fermezza), mentre i partiti spareranno a zero su alcune riforme. Si comincia già domani quando il Consiglio dei ministri comincerà a mettere in agenda i prossimi passi che il premier Mario Monti potrebbe iniziare a illustrare alla conferenza stampa di fine anno prevista per dopodomani a Palazzo Chigi. Non ci saranno decisioni – se non alcune di tipo amministrativo – ma il premier comincerà a raccogliere le misure da mettere nel menù su cui poi verranno allestiti i tavoli di trattativa con partiti e sindacati. I grandi filoni saranno la riforma del mercato del lavoro e le liberalizzazioni e, nonostante sia stato accantonato l’articolo i8, i due dossier restano ad alta tensione sia per il Pd che per il Pdl che dovranno fare i conti con le loro disomogenità interne e con i loro elettorati di riferimento. Non è detto, infatti, che il tema del lavoro – sia pure depurato dal tabù-licenziamenti – non abbia dei capitoli potenzialmente esplosivi. Può esserlo il tema delle flessibilità-che non si esaurisce nell’articolo i8 – o gli arbitrati o la nuova architettura del welfare legata al lavoratore e non più al posto di lavoro. Filoni su cui si sono esercitati, solo dialetticamente, all’interno del Pd già mostrando più di una divisione interna. E pure sulle liberalizzazioni- capitolo che si ritiene anche a ragione più divisi-vo e spinoso per il centro-destra – qualche frizione nel partito di Bersani ci sarà. Perché sui servizi pubblici locali, per esempio, non tutti la pensano allo stesso modo come si è visto nel referendum sull’acqua che – non a caso – non ha trovato il Pd tra i promotori del quesito. Tra l’altro l’ossatura del partito è fatta di amministratori locali che si faranno sentire con i vertici dei Democratici. Ma le liberalizzazioni sono per eccellenza la spina nel fianco del centro-destra. Lo sono soprattutto dalla sponda delle categorie più che dei servizi pubblici: avvocati, notai, farmacisti e tutto il mondo degli ordini professionali sono il punto di riferimento elettorale del Pdl. Con molta onestà e schiettezza è stato proprio Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato, a raccontare che in tutti gli incontri con Monti quello delle liberalizzazioni – e della gradualità con cui affrontarle – era stato il primo tema di confronto e discussione. Insomma, già la manovra – sul versante tasse – ha messo in imbarazzo il partito di Berlusconi con il suo elettorato e ora l’affondo sulle liberalizzazioni potrebbe sancirne uno strappo ulteriore a tutto vantaggio – al Nord – della Lega.

Questa è la prospettiva da cui si muovono i partiti ed è agli antipodi con quella del Governo Monti che – come diceva Giorgio Tonini, senatore liberal del Pd- «se sta fermo cade». L’interrogativo è se ai partiti basterà la tattica double-face anche con le riforme come è stato con la manovra. La risposta la daranno i sondaggi che saranno cruciali con l’avvicinarsi delle amministrative di primavera.

LA PAROLA CHIAVE

Liberalizzazioni

•Per liberalizzazione si intende un atto o una misura per l’attuazione dei principi del liberismo economico. La libera lizzazionein particolare consiste nella rimozione dei vincoli che rappresentano restrizioni alla concorrenza e, soprattutto, nel garantire le condizioni favorevoli affinché le dinamiche concorrenziali si sviluppino. Un settore su cui è chiamata a vigilare l’Autorità garante della concorrenza e del mercato

I NODI PERI PARTITI

Lavoro

• La riforma del mercato del lavoro rischia di innescare tensioni all’interno dei due maggiori partiti che, come nel caso delle liberalizzazioni, dovranno farei conti con le loro disomogenità interne e con gli elettorati di riferimento. Il tema del lavoro — sia pure depurato dal tabù-licenziamenti — potrebbe contenere capitoli esplosivi: può esserlo la questione della flessibilità (che non si esaurisce nell’articolo 18) o gli arbitrati o la nuova architettura delwelfare legata al lavoratore e non più al posto di lavoro

Deregulation

• Le liberalizzazioni sono la spina nel fianco del centro-destra, soprattutto dalla sponda delle categorie: avvocati, notai, farmacisti e tutto il mondo degli ordini professionali sono il punto di riferimento elettorale del Pdl. Frizioni ci saranno anche nel Pd: all’interno del partito di Pier Luigi Bersani ci sono posizioni diverse sui servizi pubblici locali, come si è visto nel referendum sull’acqua che non aveva il Pd trai promotori del quesito. L’ossatura del partito è fatta di amministratori locali che si faranno sentire coni vertici democratici

Il Sole 24 ore – 27 dicembre 2011

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