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Monti ti fa aprire il conto, Equitalia ti blocca la pensione. Ma per legge si potrebbe pignorare solo un quinto

1a1a1_11equitaliaNon c’è un modo più gentile di metterla: Equitalia sta bloccando i conti correnti di molti pensionati, anche per debiti abbastanza bassi, finendo per commettere una sostanziale violazione della legge. Lo denuncia in una interrogazione parlamentare il deputato pugliese del Pd, Dario Ginefra, ma lo conferma una storia raccontata un mese fa dall’agenzia Ansa e al Fatto Quotidiano da fonti interne dell’Inps. In sostanza, la società di riscossione – con la complicità di banche e uffici postali – impedisce a gente che ha l’unico introito di una pensione media (diciamo intorno ai mille euro) di accedere ai propri soldi finché non è definita la sua posizione col fisco, innescando così un circolo vizioso per cui il pensionato poi si indebita, ad esempio con una finanziaria, peggiorando ancora di più la sua posizione e subendo nuove richieste di pignoramento.

C’è un problema: questo finisce per determinare una situazione sostanzialmente illegale. A stare all’articolo 545 del codice di procedura civile, infatti, stipendi e pensioni non sono soggetti a sequestro e pignoramento, se non per il massimo di un quinto del totale e comunque facendo salvo il minimo Inps (430 euro al mese). Così si è sempre fatto, che la richiesta venisse dall’erario o da un privato, solo che adesso questa prassi viene violata dal combinato disposto tra due recenti provvedimenti: da una parte l’ampliamento dei poteri discrezionali di sequestro per gli enti riscossori, dall’altra il divieto di percepire in contanti emolumenti e pensioni sopra i mille euro lordi, che ha costretto quasi tutti i pensionati ad aprire un conto corrente o postale (anche solo il cumulo tra assegno di dicembre e pensione, infatti, quasi sempre supera i mille euro). Questi depositi, comunque, sono conti come tutti gli altri e i loro gestori privati – banche o Poste – non sono tenuti a tutelare la fonti che li alimentano. Così le richieste di pignoramento di Equitalia non arrivano più alla fonte (stipendio o pensioni), ma a valle, sul conto, che è più facilmente attaccabile perché gli istituti di credito non hanno alcun interesse ad opporsi. Risultato: il correntista si trova di botto separato dai suoi soldi, anche da quelli che continuano a venirgli accreditati.

SAREBBE grave anche se si trattasse di un solo caso, ma non è così: le proteste continuano ad arrivare agli sportelli degli enti previdenziali – l’Inps come l’ex Inpdap – che, dal canto loro, sono assai preoccupati visto che sanno qual è la situazione. Loro stessi, infatti, stanno disponendo un gran numero di pignoramenti, ci raccontano, perché la crisi sta colpendo soprattutto i pensionati: s’indebitano in maniera massiccia e altrettanto massicciamente perdono la capacità di ridare i soldi a chi glieli presta. “Dal governo vorrei sapere – ci spiega Dario Ginefra – se è vero, come risulta a me, che Equitalia (approfittando di una legge che aveva tutt’altro intento) stia avviando procedure esecutive su quote impignorabili di pensioni e stipendi e cosa voglia fare l’esecutivo per impedirlo”. Che cosa vogliano fare Monti, Fomero e Befera non si sa ancora, che la cosa sia vera basti a dimostrarlo il primo caso divenuto pubblico, avvenuto a Catanzaro già un mese fa e denunciato dall’associazione dei consumatori Codici: “Equitalia è stata informata dagli interessati della situazione – raccontano – ma ha disatteso le loro richieste. I pensionati, inutilmente, hanno anche comunicato alla società che le pensioni erogate erano l’unico mezzo di sostentamento per i propri nuclei familiari”. Ricorrere al giudice? Mica facile: i soldi sono bloccati e non possono né pagare l’avvocato, né, per soprammercato, accedere al gratuito patrocinio. Perché? Ma perché hanno un reddito da pensione… Codici parla di “norme di dubbia costituzionalità” e ha avviato un’azione legale a sue spese, ma la decisione rischia comunque di arrivare troppo tardi. “Non manca molto – ci racconta un dirigente Inps – al partire della valanga e allora la situazione rischia di essere davvero drammatica”.

Il Fatto quotidiano – 14 giugno 2012

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