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Municipalizzate, rosso e poltrone. Una tassa che costa 160 euro per ogni cittadino. Uno studio analizza 67 utilities

di Sergio Bocconi. Ogni cittadino italiano spende 160 euro per far funzionare le società dei servizi pubblici, dall’energia all’acqua, nei più grandi comuni del Paese. Lo rivela lo studio realizzato da R&S-Mediobanca e che considera le 67 local utilities controllate dai maggiori 115 enti locali. Società che nel 2012 hanno realizzato ricavi per 31,7 miliardi con 132 mila dipendenti e che, grazie alle energetiche e multiutilitiy, nel periodo compreso fra il 2006 e il 2012 hanno realizzato utili per 3,3 miliardi. Sono però in forte rosso quelle che operano nei settori dell’igiene urbana e trasporti, nonostante ricevano apporti pubblici pari all’86,5% e al 66,5% dei ricavi.

Record di perdite

Hanno accumulato le maggiori perdite nel periodo 2006-2012 la romana Atac (oltre un miliardo), la milanese Asam (312 milioni), la romana Ama (290), la napoletana Ctp (210), la laziale Cotral (168). Record di utili invece per A2A (1,1 miliardi), Acea (701 milioni) ed Hera (+693). Se non è chiaro il beneficio per queste aziende ad avere azionisti in ristrettezze e che ritardano i pagamenti (a fronte di 4,7 miliardi di trasferimenti le società hanno accumulato crediti verso il settore pubblico per 7,4 miliardi), sono evidenti i vantaggi per gli enti locali. In primo luogo per i Comuni le società controllate quotate in Borsa hanno rappresentato un buon affare: fra il 2003 e il 2012 hanno incassato circa 2,4 miliardi di dividendi a fronte di esborsi per ricapitalizzazioni pari a 120 milioni.

Nomine & poltrone

E poi ci sono le nomine. Nel 2012 i 115 enti locali ne hanno effettuate per circa 4.600 posizioni, di cui 2.300 nelle società e altrettante in enti e fondazioni. I comuni hanno raccolto il “bottino” più rilevante. Tra le maggiori nomine quelle effettuate dai comuni di Venezia (65), Roma e Parma (53 ognuno), le province di Trento (105) e Bolzano (59), il Friuli Venezia Giulia (66), la Sicilia e la Val D’Aosta (58 ognuna). Il monte compensi è stato pari a 38,8 milioni, con un compenso medio di 24 mila euro. Fra il 2010 e il 2012 è stato però realizzato uno sforzo di razionalizzazione: le nomine si sono ridotte del 16,5%, il monte compensi del 21%, il compenso medio del 9%.

20 giugno 2014 

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