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Nasce ufficialmente l’Azienda Zero ma la Corte dei Conti ne contesta i costi. La relazione della Sezione di Controllo sulla legge istitutiva. «Perplessità» su voci mancanti e spesa per il personale

L’Azienda Zero, la nuova super-struttura che gestirà la sanità veneta, è nata ufficialmente lunedì scorso. L’ente, nelle intenzioni del governo regionale, permetterà un decisivo taglio dei costi del comparto grazie agli acquisti e ai concorsi centralizzati gestiti direttamente dall’Azienda e non più dalle singole Usl. Ma, proprio sui costi della Zero, si è soffermata la Corte dei Conti esprimendo una serie di perplessità sull’effettività di quelli indicati dalla legge istitutiva. La relazione è stata depositata la scorsa settimana dalla Sezione giurisdizionale di controllo di Venezia e riguarda, appunto, le “tecniche di copertura delle leggi di spesa della Regione Veneto”. In pratica i magistrati contabili hanno esaminato sotto l’aspetto finanziario le diverse normetra cui la legge regionale 19 del 25 ottobre 2016 che istituisce l’ente di governance della sanità regionale. E la Sezione di Controllo parla espressamente di «perplessità» riferite ai numeri dell’Azienda Zero.

I costi dimenticati. Dalla scheda di valutazione economico-finanziaria, sostiene la Corte dei Conti, si evincono alcuni dati che «generano perplessità, soprattutto in considerazione delle sostanziali modifiche apportate al testo definitivo della legge rispetto all’originario». Il rilievo riguarda i costi sorgenti e quelli cessanti: appena 200 mila euro nel primo caso e 100 milioni nel secondo. In sostanza, stando a tale scheda, il neonato ente permetterà un risparmio non indifferente alle casse pubbliche. Perchè allora la Corte è dubbiosa? «La prima perplessità», si legge nella relazione, «nasce con riguardo alla valutazione dei cosiddetti costi sorgenti. Non risultano computati alcuni costi che pure emergono dal testo della legge». Il riferimento è a quelli del Servizio di Tesoreria e del Collegio di direzione.

La mobilità. La magistratura contabile passa poi ad esaminare il costo del personale. La legge istitutiva ha previsto il reclutamento attraverso la mobilità, attingendo dall’organico della Regione, delle aziende sanitarie e di altri enti pubblici anche fuori territorio; essa ha inoltre stabilito la possibilità di procedere ad assunzioni per professionalità non reperibili altrove. Ora, secondo i giudici contabili, la cancellazione di alcune funzioni inizialmente previste in capo all’Azienda (programmazione e attuazione socio-sanitaria e programmazione finanziaria) ha comportato «un forte ridimensionamento» della possibilità di mobilità dalle aree in questione. E questo, sul piano economico, significa una lievitazione dei costi. Si legge infatti nella relazione: «È evidente che un maggior ricorso alla mobilità da enti pubblici non appartenenti al servizio sanitario o diversi dalla Regione, come pure il ricorso non più marginale alle assunzioni sia suscettibile di incidere sull’entità di entrambe le tipologie di costi». Allo stato attuale va però registrato che l’Azienda ha già incorporato per mobilità volontaria 100 dipendenti provenienti perlopiù dalla Regione; è in corso la selezione di altre 200 figure per un organico totale previsto di 305 persone. E proprio sulla mobilità c’è stato nei giorni scorsi lo scontro con il sindacato che ha denunciato il rischio di lasciar sguarnite le Usl.

La neutralità. La Corte dei Conti rileva inoltre «perplessità anche sulla formulazione della clausola di neutralità finanziaria», vale a dire il fatto che i nuovi costi dell’Azienda verranno compensati dai risparmi realizzati altrove. Secondo i magistrati contabili, però, i costi non sono stati compiutamente individuati rendendo conseguentemente difficile il confronto.

E se la Corte dei Conti del Veneto ha sollevato perplessità sulla effettiva entità di quelli indicati nella legge regionale istitutiva ( la 19 del 2016), il consigliere regionale Pd Claudio Sinigaglia rileva come un’altra riorganizzazione prevista da quella stessa legge – l’accorpamento delle Usl – abbia al momento comportato una lievitazione della spesa a carico delle casse territoriali. 

«La Regione aveva messo in conto alla sanità la spesa di 12 milioni di euro relativa alla liquidazione delle precedenti Usl, ma il governo ha contestato tale provvedimento e la Regione ha dovuto spostare la spesa su altri capitoli del bilancio regionale. Il risultato? L’accorpamento delle Usl, al momento, anziché comportare un risparmio, ha determinato una lievitazione dei costi per i veneti», ha concluso Sinigaglia.

Tratto dal Mattino di Padova – 10 gennaio 2018

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