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Nature smonta il metodo Stamina: «È un plagio e si basa su dati errati»

Un plagio di un altro metodo già sviluppato, e, soprattutto, una tecnica inefficace. La rivista Nature stronca il metodo Stamina, che utilizza cellule staminali mesenchimali, scoprendo che alla base del metodo ci sono dati errati e viene riprodotta una ricerca pubblicata nel 2003 dal gruppo ucraino coordinato da Elena Schegelskaya, dell’università Kharkov.

Le immagini utilizzate nella domanda di brevetto presentata nel 2010 negli Stati Uniti da Davide Vannoni, e rigettata, sono manipolazioni, insomma. Un’immagine in particolare, quella più importante nella richiesta di brevetto, che raffigura apparentemente due neuroni ottenuti da cellule staminali prelevate dal midollo osseo non è originale, ma frutto di un plagio.

Nature definisce Vannoni «uno psicologo trasformato in imprenditore medico» e rileva come abbia avuto un grande seguito in Italia al punto da chiedere al ministero della Salute una sperimentazione clinica del metodo Stamina, per la quale è previsto un finanziamento di 3 milioni di euro. Il trial al via in Italia, secondo Paolo Bianco, ricercatore sulle cellule staminali dell’università Sapienza di Roma, è «uno spreco di denaro e dà false speranze alle famiglie disperate».

«Non sono sorpreso di apprendere tutto questo», dice sempre nell’articolo Luca Pani, direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che ha sospeso le infusioni con metodo Stamina presso i laboratori dell’ospedale di Brescia a maggio 2012. Ora «i dubbi sollevati in merito al brevetto che è alla base della metodologia che sarà usata per la sperimentazione potrebbero essere dinamite», sottolinea Nature.

«La terapia – si ricorda – prevede l’estrazione di cellule dal midollo osseo dei pazienti, la loro manipolazione in vitro, e poi l’infusione negli stessi pazienti. Vannoni ha ripetutamente evitato di rivelare i dettagli del suo metodo al di là di quelli disponibili nella sua domanda di brevetto, che ha indicato come completata. Nature ha scoperto in maniera indipendente che una microfotografia chiave presente in questa domanda di brevetto, raffigurante due cellule nervose che sembrano apparentemente differenziate dalle cellule stromali del midollo osseo, non è originale. Un esperto di staminali contattato da Nature afferma che la micrografia mostrata nella figura 3 del brevetto di Vannoni è identica a quello della figura 2b di un documento di ricerca pubblicato nel 2003 da un team russo e ucraino».

«La sperimentazione clinica italiana sponsorizzata dal governo – conclude Nature – doveva iniziare il 1° luglio, ma è in ritardo perché Vannoni ha rimandato per tre volte l’impegno di rivelare il suo metodo al comitato di nomina governativa che preparera’ il trial. Secondo Irving Weissman, direttore dello Stanford Institute for Stem Cell Biology and Regenerative Medicine in California, il governo italiano non sarebbe saggio a sostenere un trial con così poche prove di efficacia».

«È il solito articolo politico e non scopre nessun segreto: noi – ha commentato Vannoni -abbiamo sempre lavorato e condiviso materiale con i russi e con gli ucraini, che ci hanno aiutato a perfezionare la metodica».

«Non c’è niente di trafugato – ha dichiarato Vannoni all’Adnkronos Salute – e ho già detto in varie occasioni che il nucleo della metodica deriva dagli studi di due scienziati russi. Questo traspare anche dalla documentazione che ho consegnato in Parlamento e infatti io non ho mai detto di essere l’unico scopritore del metodo Stamina. Mi spiace molto poi per il commento di Luca Pani, direttore generale dell’Aifa. Lui – conclude Vannoni – farà parte della commissione che giudicherà il metodo e penso che il ministro dovrebbe prendere atto di queste parole».

Vannoni non risparmia dure critiche nei confronti della giornalista “scienziata”, che «non ha neanche capito che differenza ci sia tra le concentrazioni della soluzione madre e quelle della soluzione di differenziazione, sbagliando i calcoli, ma questo basta per occupare pagine con falsi scoop da giornaletto parrocchiale. Devo darle atto che la mail nella quale chiedeva delucidazioni me la ha inviata due giorni fa, ma sinceramente non ho avuto tempo di rispondere soprattutto a chi mi ha gia’ fatto perdere ore per spiegare che cosa fosse successo a Brescia per poi non riportare nulla di quanto le avevo detto».

«Mi stupisce, invece, più di tutto, l’intervento del direttore generale dell’Aifa Luca Pani che parla del “disordine” del laboratorio di Brescia per dedurre che manchi la metodica. A parte il fatto che il laboratorio di Brescia è molto ordinato – dice Vannoni – non riesco a trovare attinenza logica tra questi due pensieri distinti. Spero che questa forma di pensiero dissociato si ritrovi, nel dottor Pani, anche tra il pregiudizio e l’oggettività richiesta ad una sperimentazione. A questo punto direi che se il ministro Lorenzin vuole dare seguito a quanto deciso dalle Camere dovrà fornire a Stamina garanzie maggiori di obiettivita’ della sperimentazione».

Il Sole 24 Ore – 3 luglio 2013 

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