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Nel menu di Natale 500 mila capponi allevati a Vicenza. Sono oltre 2mila gli stabilimenti monitorati dai veterinari dell’Ulss 6. I consigli: “Bisogna scegliere carni senza additivi chimici”

Ben 500 mila capponi macellati nell’impianto di Villaganzerla pronti per finire sulle tavole di Natale degli italiani, ma anche 300 mila tacchini allevati nel Basso Vicentino, patria italiana di questo gallinaceo, già prenotati in decine di supermercati della penisola per pranzi e cenoni sotto l’albero. Poi circa 200 tonnellate di carni rosse e bianche prodotte a dicembre in oltre 2 mila allevamenti dei 39 Comuni dell’Ulss 6 in partenza per macellerie e store che devono preparare filetti, braciole, roast-beef e altri classici tagli di prima categoria per le prossime festività. Su tutto questo enorme cesto per le strenne il sigillo di salubrità e igiene sicura rilasciato dai veterinari dell’Ulss.

«Il consumatore può stare tranquillo – assicura il responsabile del servizio Stefano Ferrarini – le carni prodotte nel nostro territorio sono ben controllate». Insomma, un contromessaggio rispetto al grido di allarme lanciato alcune settimane fa dall’Oms, anche se Ferrarini chiarisce: «Io parlo dal punto di vista della garanzia sanitaria e igienica che è massima. Non trascuriamo alcun dettaglio per far arrivare sul mercato un prodotto assolutamente sano. Poi, ovviamente, occorre moderare il consumo, non si deve abusare. Gli eccessi sono sempre da evitare».

Il servizio dei veterinari spazia a 360 gradi su tutta la filiera produttiva fino al banco vendita. I controlli clinici si eseguono su ogni singolo capo negli allevamenti e al macello, e, in particolare, per bovini e suini, nel momento in cui l’animale entra nell’impianto e poi su carcassa e visceri. Si valuta lo stato di salute e di benessere dell’animale che non deve, fra l’altro, subire traumi e sofferenze durante il trasporto, nelle fasi di carico e scarico. Si compie un’ispezione anatomo-patologica degli organi. Si effettuano esami microbiologici di laboratorio per accertare la presenza residua di farmaci e batteri patogeni, ma anche test per individuare eventuali sostanze tossiche ambientali.

Inoltre, ogni anno, oltre 600 analisi sulle carni, per chiudere il cerchio di un’operazione-chekup che non lascia nulla al caso. Al termine di questa rigorosa selezione gli animali giudicati inidonei per lo stato di stress o le condizioni patologiche vengono destinati alla distruzione in impianti specializzati. Tutto questo si traduce per i 23 veterinari della squadra Ulss (di cui 9 addetti prevalentemente agli impianti) in un lavoro senza soste, se si considera che in un anno vengono macellati 5 mila 600 capi di bovini, 8 mila suini, 400 ovicaprini, 52 milioni di avicunicoli fra polli, tacchini, faraone, oche, anitre, conigli, oltre a un piccolo quantitativo di quaglie e starne. «Problemi zero – spiega il dott. Ferrarini – . L’ultima epidemia risale al 2010 quando scattò l’allarme per l’influenza aviaria che comunque non toccò il Vicentino».

Nessun rischio neppure sull’altro, pericoloso e proibito, fronte di contaminazione rappresentato dagli estrogeni, i dannosissimi ormoni utilizzati anni fa, fra Lombardia e Veneto, da allevatori fuorilegge per gonfiare gli animali e ritagliarsi un illegale business represso fortunatamente dai Nas: «La rete dei controlli è fitta e gli allevatori vicentini sono persone responsabili. In ogni caso sarebbe impossibile farla franca. Si può trovare solo qualche traccia di antibiotici, ma il loro uso è lecito: basta solo rispettare i tempi previsti prima della macellazione».

I CONSIGLI DEGLI ESPERTI: “BISOGNA SCEGLIERE CARNI SENZA ADDITIVI CHIMICI”

Un invito pressante, peraltro, il coordinatore dei veterinari pubblici dottor Stefano Ferrarini lo rivolge ai vicentini: “Per le carni trasformate scegigliete i prodotti che non contengano additivi chimici, e comunque consumateli con moderazione. Le statistiche scientifiche dicono che ognuno di noi assume mediamente 8 chili di additivi all’anno, gli americani addirittura 20 chili. E nitrati e nitriti sono sospettati di essere cancerogeni. Meglio privilegiare i prodotti trattati con conservanti naturali, come sale e pepe. Meglio ancora quelli a chilometro zero lavorati in strutture locali, supercontrollate. Nei 39 Comuni che compongono la geografia territoriale dell’Ulss 6 ci sono 2.152 allevamenti: 638 di vacche da latte, 468 di bovini da carne, 583 di suini,44 di conigli, 200 di ovicaprini, 115 di polli, 43 di tacchini, 56 di altre specie (anatre, faraone, oche, quaglie e altra selvaggina). Gli operatori {intesi come allevatori) sono circa 2.800.I macelli, ormai tutti privati sono dieci: 2 per i bovini, 4 per i suini, 4 per gli avicunicoli (Ce ne sono, poi, altri 6, di piccole dimensioni, per la vendita diretta).

I bovini dalle carni rosse con cui si alimentano i vicentini sono per lo più di due razze transalpine: Limousine e Charolaise. Gli animali, importati dalla Francia e allevati prevalentemente in Italia, vengono nutriti con foraggi e insilato di mais. Ognuno di essi, comprese le pregiate sorane che i vecchi macellai della tradizione vanno a cercare nei piccoli allevamenti, sono iscritti a una banca-dati e hanno una propria carta di identità.

 Franco Pepe – Il Giornale di Vicenza – 12 dicembre 2015 

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