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Niente più panino da casa nelle mense scolastiche. Lo ha deciso la Cassazione. Giorgio Calabrese: bene il ‘no’, garantita sicurezza

La Cassazione ha deciso: niente più panino da casa da consumare nelle mense scolastiche. Finisce così una lunga battaglia iniziata nel 2014 e promossa da un comitato di genitori di Torino, che chiedevano che i loro figli potessero consumare a scuola il pranzo portato da casa. Nel giugno di tre anni fa la Corte d’Appello di Torino aveva carattodato loro ragione.

Una posizione non condivisa dall’amministrazione guidata da Chiara Appendino, che aveva deciso di ricorrere contro la sentenza della Corte d’Appello. Anche il Miur aveva presentato ricorso. “Il comune di Torino – aveva spiegato la sindaca – ha fatto ricorso in Cassazione contro il cosiddetto ‘diritto al panino’ , la libertà di scegliere a scuola tra pasto da casa e pasto della refezione comunale perché’ crediamo in questo servizio come la migliore scelta per i nostri bambini”. Appendino ribadiva, inoltre, il servizio “educativo, pedagogico e sociale del servizio mensa”.

“Il cibo – aggiungeva – è e rimane un momento formativo fondamentale, che non è in alcun modo scollegato da quello che avviene in aula, per questo i programmi di studio tengono anche conto di quello che viene distribuito in mensa. Soltanto la sentenza della Cassazione potrà dare una posizione definitiva sulla questione”.

Gli effetti della scelta del pranzo da casa fatta da moltissimi genitori si sono fatti sentire nel corso degli anni: a gennaio 2018 ammontava a circa un milione in meno anno il numero di pasti consumati dai bambini torinesi con una conseguente ricaduta anche sulle società che gestiscono il servizio.

“Un diritto soggettivo perfetto e incondizionato all’autorefezione individuale, nell’orario della mensa e nei locali scolastici, non è configurabile”

Polemiche e recriminazioni, battaglie legali, che si sono succedute fino alla sentenza con cui la Corte di Cassazioneha messo la parola fine. “Un diritto soggettivo perfetto ed incondizionato all’autorefezione individuale, nell’orario della mensa e nei locali scolastici, non è configurabile”. Ora, a poco più di un mese dalla riapertura delle scuole spetterà a genitori e istituti riorganizzarsi ed è a loro che si rivolge l’assessore all’istruzione del comune di Torino, Antonietta Di Martino, che afferma: “Alla luce del nuovo pronunciamento delle Sezioni Unite, l’amministrazione procederà a supportare le famiglie e le scuole nelle prossime delicate fasi organizzative che conseguono al suddetto pronunciamento. Resta valido – precisa – il diritto dei genitori di partecipare al procedimento amministrativo di scelta dell’impresa fornitrice e dei cibi da inserire in menu'”.

“L’istituzione scolastica “non è un luogo dove si esercitano liberamente i diritti individuali degli alunni, né il rapporto con l’utenza è connotato in termini meramente negoziali”, ma piuttosto “è un luogo dove lo sviluppo della personalità dei singoli alunni e la valorizzazione delle diversità individuali devono realizzarsi nei limiti di compatibilità con gli interessi degli altri alunni e della comunità, come interpretati dell’istituzione scolastica mediante regole di comportamento cogenti, tenendo conto dell’adempimento dei doveri cui gli alunni sono tenuti, di reciproco rispetto, di condivisione e tolleranza”

Il giudizio degli italiani sulle mense scolastiche

Più di un italiano su quattro (26%) ha una valutazione negativa dei pasti serviti nelle mense scolastiche dove si stima ne vengano consumati 380 milioni all’anno per due milioni e mezzo di studenti, nella sola refezione della scuola dell’obbligo. È quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixè. Una netta maggioranza del 71% di italiani ritiene che le mense dovrebbero offrire i cibi più sani per educare le nuove generazioni dal punto di vista alimentare, mentre solo il 12% ritiene che dovrebbero essere serviti i piatti che piacciono di più.

Per assicurare il miglior rapporto prezzo/qualità, ma anche per educare le nuove generazioni, la Coldiretti sollecita a privilegiare negli appalti delle mense scolastiche i cibi locali e a km 0 che valorizzano le realtà produttive locali e riducono i troppi passaggi intermedi dietro i quali più elevato è il rischio di frodi e sofisticazioni. La Coldiretti è impegnata nel progetto “Educazione alla Campagna Amica” che coinvolge alunni delle scuole elementari e medie in tutta Italia che partecipano a lezioni in programma nelle fattorie didattiche e nei laboratori del gusto organizzati nelle aziende agricole e in classe.

Un’azione educativa confermata dal protocollo d’intesa siglato dal Presidente di Coldiretti Ettore Prandini con il ministro della Pubblica Istruzione Marco Bussetti per diffondere la cultura di una corretta alimentazione. L’obiettivo – conclude la Coldiretti – è quello di formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con i cibi consumati ogni giorno e fermare il consumo del cibo spazzatura

Giorgio Calabrese: bene ‘no’ a panino a mensa; garantita sicurezza

“La sentenza della Cassazione ribadisce il concetto secondo il quale lo Stato deve garantire ai genitori la piena sicurezza degli alimenti che i loro figli consumano a scuola”. Lo ha detto all’AGI Giorgio Calabrese, presidente del Comitato nazionale della Sicurezza alimentare del ministero della Salute.

“Così come bisogna garantire che i docenti insegnino bene, bisogna anche garantire il pieno controllo dei cibi da quando ‘nascono’ a quando arrivano alla bocca degli alunni”, spiega Calabrese, secondo il quale la motivazione che ha spinto i genitori di portare il panino da casa è prettamente economica.

“Capisco che per alcune famiglie può essere pesante pagare la mensa, ma credo che i genitori debbano battersi più affinchè il pasto a scuola costi in base all’Isee, anzichè per il ‘diritto al panino’”, dice Calabrese.

“Non ho nulla contro il panino, ma lo stato non può far altrimenti”, aggiunge. “E comunque, dal punto di vista nutrizionale, penso che per gli alunni sia meglio consumare il pasto in mensa, dove tutto viene controllato, che un panino”, conclude.

AGI

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