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No Equitalia. Città non hanno risorse per organizzarsi in proprio

Il servizio andrà in appalto. Col rischio di affidarlo a società meno efficienti. C’è chi festeggia la liberazione dal fisco rapace; chi sta alla finestra in attesa dell’iter parlamentare; chi teme di perdere gettito e chi, al contrario, è convinto che una riscossione diretta aumenterebbe gli incassi.

L’emendamento della Lega che libera i Comuni dall’obbligo di farsi riscuotere le tasse da Equitalia trova sul territorio un fronte dei sindaci variegato. «Ci saranno comuni che svolgeranno il compito con strutture interne e altri che metteranno a gara il servizio coattivo, affidandolo a nuove società che distingueranno tra l’evasore a cui si continuerà a pignorare la casa e a mettere le ganasce all’auto e le persone in difficoltà a cui bisognerà concedere qualche dilazione», esulta Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese, la capitale del Carroccio. Secondo Fontana, che è anche presidente dei comuni lombardi, questa linea «è condivisa da molti colleghi tanto che l’Anci nazionale ha varato una propria agenzia di riscossione tributi operativa a breve».  

«Prima di pronunciarmi attendo l’esito parlamentare»: sparge prudenza Flavio Zanonato, sindaco democratico di Padova. «Per riscuotere direttamente senza Equitalia bisognerebbe strutturare una sezione tributaria comunale, non è cosa semplice. Gli enti locali possono assumere solo un quinto del turnover, dovrei rivedere l’organizzazione interna». Dopodichè, continua il sindaco veneto, «l’emendamento sembra una bandierina politica della Lega per ottenere consensi strizzando l’occhio al mondo degli evasori». Una specie di surrogato ideologico del federalismo che non c’è. «Un conto è avere un atteggiamento comprensivo per chi è in crisi, un altro verso chi fa il furbo…». 

Più laica la posizione del pidiellino Alessandro Cattaneo, giovane sindaco formattatore di Pavia: «Potenzialmente – spiega – è una scelta positiva perché si apre il mercato alla competizione nei servizi di riscossione, aumentando efficienza e sobrietà nell’approccio al tema tasse. Spesso con Equitalia le cartelle ti arrivavano dopo 2 anni, con super interessi e nessuna possibilità di gestire il contenzioso». Attenzione però al facile trionfalismo. «Ricordiamoci la mega truffa di Tributi Italia», puntualizza Cattaneo. «Il tema riscossione è molto delicato, servono competenze. Sarà un lavoro complesso affinare strumenti tributari interni». Ad esempio per accertare se chi è insolvente lo è per motivi reali o perché conta sull’inefficienza del sistema, «nascondendo» evasione. 

Scendendo al sud una posizione interessante è quella di Vincenzo De Luca (Pd), primo cittadino di Salerno, isola felice campana. «Personalmente ripristinerei il meccanismo del ‘riscosso per non riscosso’. Una volta noi davamo ad Equitalia mandato per riscuotere 70 milioni di euro e loro ci anticipavano l’80%: in questo modo erano incentivati nella riscossione. Oggi è difficile arrivare a quelle cifre, ma con la copertura della Cdp si potrebbe arrivare al 50%. Altrimenti Equitalia non s’impegna nella attività coattiva». Il grosso dei crediti dei comuni, prosegue De Luca, «sono piccole partite (multe e tassa rifiuti) su cui bisogna investire molto. Non a caso il recupero coattivo va a rilento», al netto di chi dipinge un’Equitalia dracula e super efficiente. Per questo a Salerno «faremo probabilmente una gara pubblica per scegliere un soggetto più motivato».  

I dati sembrano confermare la tesi del sindaco De Luca. I comuni italiani devono ancora incassare dai contribuenti circa 11 miliardi. Basti dire che la riscossione coattiva arriva in media al 15-30% e il non incassato al 70-80%. Sicuri che con un sistema diretto o, affidato ad altre agenzie, potrebbe arrivare all’80-90% e il ‘perso’ fermarsi al 2-3%? «Non avrei problemi a passare ad una riscossione diretta, sempre che mi diano la possibilità di inserire competenze professionali, visti i vincoli di bilancio», ammette Andrea Corsaro, sindaco Pdl di Vercelli. Poi dipende. «Da un lato si potrebbe avere un polso migliore dei diversi territori, riscuotendo di più; dall’altro un ente locale è chiamato ad avere un approccio meno invasivo e più sociale, e questo potrebbe invece diminuire il gettito…».  

La Stampa – 7 novembre 2012

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